Materie Prime in Ribasso nel 2020

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Le materie prime, spesso definite commodity, hanno fatto registrare, nel complesso, rendimenti negativi nei primi mesi del 2020. La frenata economica globalizzata derivante dal coronavirus ha lasciato poco scampo all’intero settore, con rare eccezioni, fra cui spicca l’oro.

La discesa delle borse ha trascinato anche al ribasso la maggioranza delle commodities, affossando il petrolio (sia la quotazione WTI che quella del Brent). Fra gli altri elementi negativi per il settore delle materie prime segnaliamo la forza del dollaro, che ha di norma una correlazione inversa con le commodities.

Petrolio e Brent: un calo drammatico

Fra le materie prime più colpite troviamo senz’altro il petrolio, con il prezzo del greggio americano, il West Texas Intermediate, che è precipitato dapprima ai minimi degli ultimi trent’anni, per poi proseguire nella sua caduta, sino a giungere in territorio negativo (ma solo per quanto concerne la scadenza di maggio 2020, non le successive del 2020 e 2021, almeno per il momento). Nel complesso, analizzando la scadenza di giugno 2020, il prezzo del WTI ha perso in tre mesi e mezzo oltre il 75% del suo valore.

Le perdite si riducono esaminando le scadenze più lontane, con il future del WTI a settembre 2021 sopra quota 30, mentre quello con scadenza febbraio 2021 al CME passa di mano in area 35 dollari al barile.

Ha perso leggermente meno il Brent, comunque in calo di oltre il 60% da inizio anno, così come il gasolio. Ne hanno risentito i titoli del comparto, con le azioni di Eni in forte calo, così come quelle di Saipem o altre aziende come Total o Shell su altre borse finanziarie.

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Le azioni di Eni hanno risentito del crollo del petrolio. Il titolo Eni è sceso fino a dei minimi in area 6,5 euro per azione a Marzo 2020, prima di rimbalzare nelle settimane seguenti

In calo anche le materie prime agricole

Anche nel settore delle cosiddette commodities agricole le performance del primo quadrimestre 2020 sono spesso in netto ribasso. I futures relativi a cotone e mais hanno perso poco meno del 20%, mentre il caffè è in calo da inizio anno del 12%. Situazione simile per lo zucchero, con un ribasso da inizio anno pari al 10%. Ha tenuto molto meglio il frumento, il cui futures viaggia appena sotto la pari da inizio anno.

L’oro, una materia prima che luccica in tempo di crisi

Non è certo un segreto, ma l’oro è spesso definito come il bene rifugio per eccellenze, nonché’ uno dei termometri della finanza. Il crollo dei mercati finanziari registrato fra la fine di febbraio e l’inizio di marzo 2020 ha determinato un’accelerazione rialzista del prezzo del lingotto.

Soprattutto, le politiche monetarie particolarmente espansive delle banche centrali e le aspettative che Federal Reserve, BCE e gli altri Istituti centrali continuino a stampar moneta hanno determinato una piccola corsa all’oro da parte degli investitori che hanno aumentato la quota di lingotto nel proprio portafoglio.

L’oro è pertanto un’eccezione fra le materie prime ed uno dei pochi asset in rialzo sui mercati nella prima parte del 2020. Le quotazioni dell’oro spot sono arrivate a superare i 1.700 dollari l’oncia, mentre il future ha toccato anche valori leggermente più alti.

La produzione di oro potrebbe inoltre scendere leggermente per via del lockdown che ha fermato alcune aziende estrattive, in uno scenario in cui il calo della domanda di oro da gioielleria potrebbe essere ben compensato da una crescita della domanda di oro per investimenti.

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