Investire sul Petrolio Conviene?

investire sul petrolio

Il prezzo per un barile di petrolio è sceso in negativo: conviene investire sul petrolio? E soprattutto, quali costi deve considerare un investitore sulle operazioni rialziste sul petrolio per via del contango? Proviamo a fare chiarezza su questi temi, esaminando le dinamiche che hanno incredibilmente spinto le quotazioni sotto quota zero (ossia il compratore del future sul WTI riceveva denaro anziché pagarne), nonché le previsioni per il prezzo del petrolio per il 2020/2021 derivanti dai prezzi dei futures del CME.

Prezzo del petrolio nel 2020/2021

Per la prima volta nella storia le quotazioni del petrolio sono scese in territorio negativo sul finire dell’aprile 2020. Occorre però precisare che il crollo fino a dei minimi prossimi a quota a -40 dollari al barile ha riguardato esclusivamente la scadenza di maggio 2020 del WTI, ossia il petrolio americano (West Texas Intermediate). Le scadenze seguenti, partendo da quella di giugno 2020, proseguendo con tutte quelle relative al 2020, 2021, 2022 e seguenti hanno sì mostrato cali, ma di proporzioni decisamente inferiori. Nel complesso, si è verificata una situazione di forte contango sul petrolio (ossia con le scadenze future scambiate a prezzi nettamente superiori a quelle più brevi).

Va poi sottolineato come il Brent, ossia il petrolio del Nord Europa, abbia perso meno terreno, sia perché più facilmente trasportabile nelle petroliere, sia per i minori limiti all’export.

Conviene investire sul petrolio?

Molti trader retail hanno ipotizzato l’apertura di posizioni rialziste (long) sul petrolio, salvo poi scontrarsi con il contango, indipendentemente dallo strumento scelto per l’apertura della posizione. In estrema sintesi, mentre il future con scadenza maggio 2020 quotava in negativo, quello con scadenza giugno era ampiamente in territorio positivo, mentre le scadenze per il prezzo del petrolio relativo al 2021 erano addirittura oltre quota 30. Arrivando al 2028, le quotazioni del future del petrolio al CME passavano di mano sopra quota 50 dollari al barile. Chiaramente questo costo implicito si ripercuote nei vari strumenti scelti per l’apertura della posizione di trading. Nel caso di un futures occorre fare il rolling mensile al nuovo contratto, con il CFD la situazione è medesima, dovendo anche qui passare ai nuovi contratti. Nel caso di un CFD sul petrolio cash, ossia senza scadenza, lo swap/rollover serale per il mantenimento della posizione overnight risulta particolarmente elevato. Anche ETF ed ETC non sono esenti dal contango, riflettendolo nei loro prezzi, così come le opzioni (elemento che rende difficoltosa la creazione di certificati di investimento sul petrolio in questa fase). In estrema sintesi, visto l’ampio contango, è altamente costoso detenere per molto tempo posizioni lunghe sul petrolio.

L’investitore deve pertanto considerare oltre all’andamento del prezzo spot del petrolio anche l’effetto cambio e i costi derivanti dal contango che si riflettono nei prezzi. Altrimenti una posizione teoricamente in profitto potrebbe diventare anche in perdita per via di questi costi derivanti dal contango. Lo scenario cambia per le posizioni nell’intraday o detenute pochi giorni, dove il problema praticamente non sussiste.

Altri strumenti per investire sul petrolio

Gli strumenti per investire direttamente sul petrolio sono particolarmente costosi, come visto pocanzi. Possiamo però ipotizzare altre forme di investimento indiretto. Fra queste troviamo l’acquisto di azioni del settore dell’energia petrolifera. In Italia ricordiamo Eni, ma anche Saipem e Tenaris. Chiaramente anche all’estero troviamo molte altre alternative, come Total, Shell, BP. Investire su una singola azione, presenta altri rischi, come il fatto di assumersi i rischi dell’azienda acquistata (elemento che potrebbe essere positivo se questa dovesse sovraperformare il mercato). Abbiamo analizzato varie modalità per investire su Eni con i certificati in vari articoli (ecco un secondo link sempre sul tema azioni Eni – certificates)

investire su eni petrolio

Sempre rimanendo sul tema ed evitando strumenti inficiati dal forte contango del prezzo del petrolio si può in alternativa pensare all’acquisto di un ETF raggruppante le principali aziende del settore, come l’Energy Select Sector Fund (XLE).

Previsioni per il prezzo del petrolio

Vale la pena analizzare le scadenze più lunghe del future del petrolio al CME. Ne segnaliamo 4:

  • Febbraio 2021, che a inizio maggio 2020 navigava oltre i 30 dollari al barile,
  • marzo 2022, la prima oltre i 35 dollari al barile,
  • dicembre 2023, la prima oltre i 40 dollari al barile,
  • giugno 2028, la prima in cui il prezzo del petrolio è scambiato per oltre 50 dollari al barile.

Questo ci lascia presupporre che i mercati stimino una lenta ripresa del petrolio (ed una risoluzione dei problemi di stoccaggio con il sold out dei magazzini americani di fine aprile 2020) ma al momento non è previsto un ritorno sui valori di inizio 2020. È chiaro quindi che l’evoluzione del coronavirus, così come la ripresa del traffico stradale e aereo sono elementi fondamentali per stimare la percentuale della ripresa del petrolio e per ogni previsione in merito.

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