Opzione “Out-Of-The-Money”, Opzione “In-The-Money”

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Opzione “out-of-the-money” o “in-the-money“: cosa vuole dire? Quando un’opzione viene definita “at-the-money”? Ecco una piccola guida per comprendere le opzioni ed altri strumenti derivati.

Un’opzione può essere in-the-money, out-of-the-money, oppure at-the-money. Questa terminologia legata alla moneyness delle opzioni permette di ottenere una misura del valore monetario dell’opzione stessa, definendo se questo è positivo, negativo o nullo. Questa nomenclatura, oltre che per le opzioni, può essere utilizzata anche per definire il valore monetario di altri strumenti derivati.

Prima di vendere nel dettaglio le varie categorie per definire il valore monetario di un’opzione ricordiamo la definizione del prezzo di esercizio (in inglese “strike price”), definibile come il livello dell’attività sottostante definito all’origine del contratto, ossia per l’opzione il prezzo cui potrà essere acquistato il sottostante in questione esercitando un’opzione call, oppure venderlo esercitando un’opzione put.

Opzione in-the-money, Out-of-the-money

Nel dettaglio il valore di un’opzione può essere: in, at oppure out the money

Opzione in-the-money”: quando l’opzione potrebbe essere esercitata con profitto, ossia ad un prezzo inferiore rispetto a quello del sottostante (qualora si stia parlando di un’opzione call), mentre invece si parla di “in the money” per una opzione put con un prezzo di esercizio superiore al valore corrente dell’attività sottostante.

Il secondo tipo, “opzione at-the-money“: viene utilizzata per definire un’opzione che ha un prezzo di esercizio uguale al prezzo dell’attività sottostante cui fa riferimento

Quando invece una opzione è “out-of-the-money” significa che si tratta di  un’opzione con un prezzo di esercizio inferiore al valore corrente del sottostante (nel caso di opzione call), o di una con prezzo di esercizio superiore al valore attuale del sottostante nel caso di opzione put. Il suo esercizio sarebbe quindi non conveniente

Un interessante esempio realizzato da Money-zine.come relativamente alla Moneyness di un’opzione call, che diventa positivo al di sopra del valore strike, mentre diviene invece out-of-the-money se il sottostante cui fa riferimento l’opzione scende al di sotto dello strike.

Quando un’opzione si dice in-the-money?

Per esemplificare il concetto di opzione “in-the-money” (ed anche “out-of-the-money” o “at-the-money“) ipotizziamo due opzioni, rispettivamente call e put, con prezzo di esercizio pari a 50 euro su un sottostante quotato a 50 euro. A questi valori, avremo un’ opzione at-the-money (ossia con prezzo di esercizio dell’opzione e valore del sottostante corrispondenti). Non vi sarebbe beneficio alcuno nell’esercizio dell’opzione o del derivato, ma nemmeno questo genererebbe una perdita, alvo eventuali commissioni.

Opzione Call

L’opzione call diventerebbe out-the-money, nel caso in cui il valore del sottostante scendesse a 40 euro, in quanto sarebbe sconveniente utilizzarla, mentre l’opzione put diventerebbe in-the-money, ossia sarebbe conveniente (in quanto si potrebbe vendere a 50 euro un sottostante che ne vale al momento 40 grazie all’esercizio dell’opzione).

Opzione Put

L’opzione put non sarebbe più conveniente viceversa, se il valore del sottostante salisse a 60 euro, in quanto non si avrebbe alcun interesse ad esercitarla vendendo il sottostante a 50 euro. Sarebbe dunque un’opzione out-of-the money. Mentre si avrebbe invece un profitto nell’utilizzare l’opzione call ad un prezzo di esercizio di 50, inferiore di 10 euro rispetto al valore di mercato del sottostante cui fa riferimento l’opzione, che sarebbe appunto definibile in questo particolare contesto come un’opzione in-the-money.

At-the-money-forward

“At-the-money-forward”, è una definizione utilizzata per definire un’opzione con moneyness pari a zero se il prezzo atteso (futuro) del sottostante risulta pari al prezzo di esercizio attualizzato del tasso di un investimento considerato risk free. Ecco dunque questa variabile, rispetto al concetto standard di opzione-in-the-money e opzione-out-the-money.

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