Glossario dei Certificati di Investimento

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Il glossario dei certificati di investimento può risultare talvolta complesso. Infatti, anche i certificati di investimento, come ogni altro settore della finanza, hanno un loro vocabolario tecnico, che varia dalle tipologie dei singoli certificati, ad una serie di parole legate alla creazione e al prezzo del certificato.  Fra le parole da comprendere nel glossario principale dei certificati di investimento troviamo senz’altro (ma non soltanto) quelle che seguono, mentre per la trattazione delle varie tipologie dei certificati di investimento rimandiamo alle pagine specifiche su tipologie di certificati e categorie di certificati.

Un piccolo glossario di base relativo ai certificati di investimento:

  • Strike price: nei certificati di investimento è il valore iniziale dell’attività finanziaria sottostante, ossia il prezzo del sottostante al momento della prima data di valutazione iniziale
  • Certificato low strike (o con airbag) in estrema sintesi lo strike, o prezzo iniziale, viene calcolato ad una frazione del suo valore reale (per ipotesi 50 o 60 o 70%). In questa maniera nel caso in cui il valore del sottostante dovesse crollare al di sotto della barriera, la perdita dell’investitore risulta decisamente più contenuta.
  • Autocallable: sono denominati autocallable i certificati che presentano la possibilità di rimborso anticipato del certificato di investimento al prezzo di sottoscrizione – o talvolta ad un prezzo superiore – con l’aggiunta delle cedole dovute fino al momento al verificarsi di predeterminate condizioni di mercato, ossia se il sottostante si trovi al di sopra o al di sotto di un determinato valore.
  • Cap: nel vocabolario dei certificati di investimento indica un limita alla partecipazione dello strumento ai movimenti del sottostante (in caso di rialzi superiori ad un determinato valore il possessore del certificato di investimento percepirà il valore cap).
  • Barriera: è un valore particolarmente importante nei certificati di investimento, perché rappresenta la soglia entro la quale l’investitore riceve eventuali cedole, piuttosto che il rimborso dell’intero capitale o di una parte del medesimo. Esemplificando il tutto, in un certificato con barriera cedolare al 70% e barriera capitale al 50%, l’investitore riceverebbe la cedola nel caso in cui il sottostante si trovasse ad una determinata data di osservazione al di sopra del 70% del valore iniziale, parimente a fine certificato riceverebbe l’intero valore nominale, a patto che il sottostante non sia crollato del 50% rispetto al prezzo di strike. Chiaramente quello qui presentato è un mero esempio e quando si acquista un certificato di investimento è d’obbligo leggere nel dettaglio tutto il prospetto informativo per comprendere le condizioni proposte dalla società emittente ed il funzionamento del certificato di investimento.
  • Multiplo: si tratta del rapporto che intercorre fra il valore nominale del certificato di investimento (solitamente 100 oppure 1.000 euro o dollari), e il valore iniziale dell’attività finanziaria sottostante (strike price). Permette all’investitore di comprendere quante unità sono controllate da un singolo certificato.
  • Emittente: si tratta appunto della società che emette il certificato. Può essere una società operante soltanto nel mondo dei certificati di investimento, oppure la divisione di Investment Banking di una banca d’affari, operante appunto nella costruzione, nella quotazione e nella distribuzione a investitori professionali e retail del certificato di investimento. Per chi compra il prodotto, è fondamentale valutare l’affidabilità dell’emittente del certificato di investimento. A tal proposito i rating assegnati dalle agenzie del settore possono dare una mano, fornendo un giudizio sintetico sull’emittente.
  • Valuta: ogni certificato è emesso e, successivamente quotato, con una prestabilita valuta che può essere indipendente da quella in cui viene normalmente espresso il sottostante. L’investitore dovrà prestare attenzione alla valuta con cui è denominato il certificato perché in taluni casi (come nei certificati di investimento relativi alle azioni americane, piuttosto che a quelli relativi a materie prime come oro e petrolio, tradizionalmente denominate in dollari) la valuta di riferimento potrebbe appunto essere quella americana, esponendo pertanto l’investitore al rischio di cambio, che potrà essere un fattore favorevole se la divisa in questione dovesse apprezzarsi, ma anche un elemento svantaggioso nello scenario opposto (quello di una svalutazione della divisa in cui è denominato il certificato di investimento).
  • Valore nominale: questo valore indica quello che è il prezzo del certificato di investimento che è stato definito dalla società che lo ha creato nella fase di costruzione. Solitamente i certificati vengono emessi con un valore nominale di 100 o 1.000 (euro o dollari, in base alla valuta cui fanno riferimento).
  • Prezzo di emissione: in fase di collocamento il certificato di investimento viene lanciato sul mercato ad un “prezzo di emissione”, che può essere alla pari, solitamente 100 o 1.000, ma anche sotto la pari rispetto al prezzo nominale (per esempio 950), offrendo quindi all’investitore un ulteriore vantaggio in termini di rendimento nel caso in cui venga tenuto fino a scadenza e se si verifichino le condizioni necessarie per far sì che venga rimborsato alla pari (per ipotesi a 1.000).
  • Certificato a sconto: indica il fatto che il certificato venga immesso sul mercato sotto la pari, ossia al di sotto del valore nominale.
  • Sottostanti del certificato di investimento: si tratta dello strumento finanziario o degli strumenti finanziari a cui è legato il certificato e da cui deriva il prezzo del certificato.

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