Mercati Azionari – Crollo o Rimbalzo?

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investire su azioni
Il Vix è l'indicatore della volatilità, anche definito indice della paura

I mercati azionari hanno mostrato segnali di cedimento in queste ultime settimane. Riusciranno le mosse delle banche centrali a fermare la discesa dei listini azionari? Il mese di febbraio si è chiuso con una violenta correzione degli indici azionari che ha fatto seguito a mesi di continui rialzi, talvolta forse non del tutto giustificati, che avevano portato numerosi titoli, in particolare negli USA a multipli stratosferici. A generare questa impetuosa correzione sono state le crescenti paure legate al rapido diffondersi del coronavirus e a quelli che saranno gli effetti sull’economia reale nei prossimi mesi, nonché sui bilanci delle aziende.  Appare ormai evidente che i dati macroeconomici in arrivo, quantomeno quelli del primo e del secondo trimestre del 2020, saranno nettamente rivisti al ribasso per via del coronavirus. Traders e investitori hanno pertanto iniziato a prezzare questo scenario, alleggerendo le loro posizioni rialziste accumulate in questi anni.

Indici azionari in difficoltà

Dopo questa discesa delle borse, è il momento di investire su azioni? Come accennato, il mese di febbraio si è pertanto chiuso con una violenta caduta del FTSE Mib, che ha perso oltre cinque punti in una sola seduta. Pochi giorni dopo, quando gli operatori si sono resi conto del fatto che i danni economici si sarebbero abbattuti a livello globale e non soltanto sull’Italia, anche gli altri indici europei ed americani hanno perso terreno. Nel dettaglio l’indice azionario S&P500, paniere centrale che raggruppa le prime 500 aziende quotate dalla borsa americana, ha perso oltre 13 punti percentuali in appena una settimana, salvo poi provare a recuperare sulle crescenti aspettative per un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve (la banca centrale americana). Queste attese si sono poi concretizzatesi il 3 marzo, con una riduzione dei tassi di interesse da 1,75% a 1,25%. Va tuttavia sottolineato il notevole rally da cui erano reduci i listini americani, i cui storni negli ultimi mesi si sono contati sulle dita di una mano, mentre l’ultimo calo dai massimi di ampiezza superiore al 20% risale ad oltre dieci anni fa, per quello che è stato definito come il bull market più lungo della storia.

Il mese di marzo è dunque iniziato con un tentativo di ripresa da parte del comparto azionario, anche se lo scenario resta quantomeno traballante, in attesa di vedere il reale impatto sull’economia mondiale derivante dal diffondersi del virus.

L’indice azionario FTSE Mib in forte calo

A Milano, il principale indice di Piazza Affari, il FTSE 40, ha proseguito nel suo percorso rialzista fino al 19 febbraio scorso, aggiornando i massimi da oltre dieci anni sopra quota 25.000 punti. Lo scenario, però, è radicalmente cambiato con il diffondersi del coronavirus in Italia. Ne è seguita una violenta correzione che ha fatto sprofondare il FTSE Mib di oltre 15 punti percentuali, con una discesa che si è estesa sino a sfiorare quota 21.000 punti.

Quasi tutti i titoli sono risultati, seppur in percentuali differenti, interessati dalla discesa. Fra i peggiori si segnala Bper Banca, che da inizio anno ha perso il 25% del suo valore, così come Salvatore Ferragamo. In forte rosso anche Juventus, che ha perso il 20% nell’ultimo mese dopo i deludenti dati di bilancio e sulle crescenti aspettative per una serie di partite da disputarsi a porte chiuse, con la perdita degli incassi al botteghino.

Azioni dei titoli petroliferi in difficoltà

Fra i titoli in sofferenza si segnala anche il comparto petrolifero, che risente sia della discesa del petrolio che delle aspettative per un minore consumo energetico nei prossimi mesi.

Saipem ha proseguito la sua discesa, scivolando dai 4,50 euro di inizio anno sin verso quota 3,30, con un calo pari al 25%, che si avvicina al 30% considerando gli ultimi 12 mesi. Non si è salvato dalla discesa nemmeno il titolo azionario Eni. L’azione del cane a sei teste ad inizio 2020 navigava in area 14 euro, l’indebolimento del settore ha spinto il titolo sino ai minimi degli ultimi 20 anni in area 10,9/11 euro per azione. Questi livelli rappresentano per l’azione Eni un interessante supporto, ossia un’area che tendenzialmente si oppone alla discesa dei prezzi.

Scendono anche le azioni del settore bancario

Il calo generalizzato ha coinvolto anche il settore bancario. A parte la già menzionata discesa del Banco Popolare dell’Emilia, va segnalata la correzione di Azimut (da oltre 24 a 18,5 euro in appena due settimane), così come quella di Intesa, scivolata da 2,50 a 2,15 euro per azione. Anche Unicredit ha accusato il colpo, crollando dai massimi del 19 febbraio a 14,3 euro sino a 10,50 euro per azione. In controtendenza Ubi Banca, per le voci sull’acquisizione da parte di Intesa. Perdite nettamente inferiori per Enel, visto dagli operatori come un titolo conservativo, meno colpito da eventuali effetti del coronavirus.

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