FAQ – Domande sui certificati di investimento

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Le FAQ sono le domande sui certificati di investimento: Quali sono le principali? FAQ è l’acronimo per “Frequently asked Questions”, ossia le domande più frequenti, in questo caso relativamente ai certificates, poste da chi vuole saperne di più. Ad ogni domanda c’è una risposta. Qui di seguito tutte le risposte alle FAQ, cioè le domande più frequentemente poste agli esperti del settore dei certificates.

Qual è il rischio di liquidità dei certificates?

Nei certificates la liquidità sul mercato secondario è solitamente garantita dall’emittente, che si pone sul book di negoziazione in bid e ask, ossia in domanda e offerta, con degli ordini fissi, garantendo in questo modo la liquidità sui certificates. Possiamo quindi dire che nella gran parte dei certificati di investimento non ci sono problemi di liquidità per il compratore. Sono quindi prodotti strutturati derivati che l’investitore può comprare e vendere senza problemi, ad un prezzo variabile in funzione dell’andamento del sottostante (o dei sottostanti) cui fa riferimento il certificato di investimento medesimo.

Qual è la tassazione dei certificates?

Tra le FAQ, cioè le domande sui certificati di investimento, questa è ricorrente. La tassazione dei certificati di investimento è pari al 26%, come quella delle azioni o dei prodotti derivati. Attenzione però: i certificates sono fiscalmente efficienti in quanto consentono la compensazione di eventuali minusvalenze pregresse, che possono essere state conseguite in differenti settori (sia con altri certificati di investimento, che tramite investimenti azionari o sul Forex). La tassazione dei certificati al 26% si applica sia sulle cedole o premi distribuiti che su eventuali plusvalenze, come nel caso di un certificato d’investimento acquistato a 950 e rivenduto a 980 euro oppure portato a scadenza e rimborsato a 1.000 euro. Nel primo caso la tassazione sarà su 30 euro, pari alla differenza fra 980 e 950 euro, nel secondo su 50 euro, derivanti dalla differenza fra 1.000 euro (valore di rimborso) e i 950 euro (prezzo di acquisto del certificato).

C’è differenza tra ETF e certificates?

I certificati di investimento e gli ETF, ossia gli Exchanged Traded Funds sono entrambi prodotti finanziari derivati, ma vi sono alcune significative differenze fra di loro. Gli ETF, infatti, replicano l’andamento di un sottostante. I certificates, invece, permettono un’ampia combinazione di prodotti, costruiti tramite opzioni.

Tramite i certificati di investimento il risparmiatore può costruire posizioni anche complesse su determinati strumenti finanziari, talvolta altrimenti difficilmente generabili. Tramite a presenza di barriere, solitamente posizionate al 30-40-50% rispetto al prezzo di osservazione iniziale, i certificates permettono di ottenere profitti anche nel caso in cui il sottostante debba moderatamente muoversi nella direzione opposta rispetto a quella ipotizzata dall’investitore.

L’opzione “Quanto” nei certificati come funziona?

Tramite l’opzione quanto viene offerta la protezione all’investitore sul rischio di cambio relativamente al sottostante cui fa riferimento il certificate acquistato. Questo vale sia che si tratti di un certificato da investimento su un singolo titolo azionario (denominata in un’altra valuta), che nel caso di un prodotto strutturato su un paniere di azioni, una materia prima o un altro strumento denominato in valuta estera.  

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Quali sono i migliori certificates?

È difficile definire una lista dei migliori certificati di investimento, anche perché questa varia in base alle esigenze ed al profilo di rischio di ogni singolo investitore. Per un risparmiatore interessato ad una tutela del capitale, potrebbero risultare interessanti i certificati di investimento con capitale protetto (o garantito), oppure quelli con airbag, che offrono una maggiore tutela del patrimonio a fronte di un minore rendimento. Per un investitore maggiormente propenso al rischio e più indirizzato sul breve termine potrebbero essere invece maggiormente interessanti i certificates con leva oppure altri con profilo di rischio più elevato.

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Quali sono i tipi di certificates?

I certificati di investimento possono essere a capitale protetto, oppure a capitale condizionatamente prodotto o ancora possono essere certificates a leva. Esistono poi numerose altre sfaccettature dei certificates: esistono infatti prodotti volti a scommettere su ribassi del sottostante (certificates reverse o inverse), certificates che ammortizzano un’eventuale rottura della barriera presente nel certificato medesimo (solitamente chiamati airbag certificates, ma a volte anche low strike, perché lo strike può non essere al 100% del prezzo di osservazione iniziale ma a una percentuale anche nettamente inferiore, come il 70 o il 60 o il 50%).

Cosa sono i certificati di investimento a capitale protetto?

I certificati a capitale protetto garantiscono il capitale dell’investitore in toto o almeno in una predeterminata percentuale (per esempio il 95 o il 90%) indipendentemente dall’andamento del prezzo dei sottostanti cui fanno riferimento.

In altre parole, se abbiamo un certificato di investimento legato al titolo azionario Intesa Sanpaolo, con tutela del capitale al 95%, a scadenza siamo sicuri che otterremo un rimborso pari ad almeno il 95% del capitale iniziale indipendentemente dalla performance dell’azione in questione. Parteciperemo quindi – secondo le modalità previste nel KID e nel prospetto informativo – ad eventuali rialzi del titolo, mentre la nostra perdita con questo investimento non supererà in alcun caso il 5%.

Se il certificato fosse a capitale garantito al 100% saremmo invece sicuri di ricevere a scadenza l’intero valore nominale del certificato (solitamente pari a 100 o 1000 euro per ogni certificato di investimento). È chiaro che una protezione del capitale investito di questo genere comporta una minore partecipazione ad eventuali rialzi dell’azione o della materia prima o dell’indice a cui il certificato di investimento fa riferimento.

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