storia borsa Archivi - Investire-Certificati.it https://www.investire-certificati.it/tag/storia-borsa/ I migliori certificati di investimento li trovi su investire-certificati.it Wed, 26 Jun 2024 13:09:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.5 https://www.investire-certificati.it/wp-content/uploads/2021/06/cropped-android-chrome-192x192-1-32x32.png storia borsa Archivi - Investire-Certificati.it https://www.investire-certificati.it/tag/storia-borsa/ 32 32 Cedola mensile e rendimento fino al 10% annuo https://www.investire-certificati.it/cedola-mensili-e-rendimento-fino-al-10-annuo/ Thu, 13 Jun 2024 07:05:00 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=33375 Nuova Emissione con Cedola mensile fino allo 0,83% e focus su grandi azioni di Piazza Affari Come ottenere una cedola mensile e un rendimento potenziale in doppia cifra puntando su alcune delle maggiori azioni di Piazza Affari? Una proposta in tal senso arriva da Vontobel, con un interessante certificato (ISIN DE000VD52NY9) che ha per sottostante […]

L'articolo Cedola mensile e rendimento fino al 10% annuo proviene da Investire-Certificati.it.

]]>
Nuova Emissione con Cedola mensile fino allo 0,83% e focus su grandi azioni di Piazza Affari

Come ottenere una cedola mensile e un rendimento potenziale in doppia cifra puntando su alcune delle maggiori azioni di Piazza Affari? Una proposta in tal senso arriva da Vontobel, con un interessante certificato (ISIN DE000VD52NY9) che ha per sottostante le azioni di Enel, Eni, Intesa Sanpaolo e Stellantis.

Quattro grandi nomi del FTSE Mib, per un certificato che offre premi fino al 10% annuo lordo, a fronte di una protezione importante. La barriera capitale è infatti decisamente ampia, risultando posizionata al 55% dei prezzi di osservazione iniziale. Interessante, poi, lo strike di Stellantis, che arriva dopo la discesa delle ultime settimane e dopo lo stacco del dividendo. Per le azioni di Banca Intesa, poi, la barriera si trova addirittura sotto i due euro. Da notare anche l’autocall con trigger discendente.

Investire su azoni italiane con cedola mensile

Il certificato ISIN DE000VD52NY9 paga cedole mensili condizionate dello 0,83%, per un rendimento su base annua nell’ordine del 10%. Per incassare i premi è condizione necessaria che nessuno dei titoli perda oltre il 45% dai prezzi di osservazione iniziale. Questa soglia del 55% vale anche come barriera capitale. Pertanto, alla scadenza, il capitale è protetto se nessuno dei titoli avrà perso il 45% o più. Livelli decisamente ampi, considerando la solidità di questi nomi e l’attuale trend di mercato.

Certificates con autocall discendente

Il prodotto emesso da Vontobel ha una vita massima pari a tre anni, con scadenza fissata per il 13 maggio 2027. A partire dal terzo mese in poi è presente l’opzione del richiamo anticipato che potrebbe accorciare la vita del certificato, decretandone la scadenza anticipata.

In questo ipotetico scenario l’investitore riceverebbe la cedola del periodo, ogni altro premio eventualmente portato a memoria e il rimborso del valore nominale, pari a 100 euro per certificato. Il trigger per l’attivazione del richiamo anticipato è dapprima fissato al 100% dei prezzi iniziali, per poi scendere dell’1% su base mensile (pertanto il 99% al quarto mese, il 98% al quinto mese e così via).

Cedole mensili ed Effetto memoria

investire con i certificates

Il certificato prevede cedole mensili condizionate ad una barriera del 55%, con effetto memoria. Nel caso in cui un premio non sia pagato (perché uno o più titoli sono sotto barriera) non è necessariamente perso. Vi è infatti la possibilità di incassarlo in una successiva finestra cedolare, anche in maniera cumulativa, a patto che tutti i titoli siano sopra barriera.

Da notare, poi, come la barriera sia discreta, con osservazione soltanto alla scadenza. Questo aspetto e la presenza congiunta dell’effetto memoria delle cedole fanno sì che eventuali temporanee discese non incidano sull’esito finale del prodotto, a patto che alla scadenza le quattro azioni si trovino sopra barriera.

Scenari alla scadenza

Se non si attiva il richiamo anticipato, sono possibili due scenari alla scadenza. Se le quattro azioni si trovano sopra barriera, ovvero ad almeno il 55% dei prezzi di osservazione iniziale, il certificato paga l’ultimo premio e rimborsa l’intero valore nominale (100 euro). Nell’ipotesi in cui vi fossero cedole a memoria sarebbero anch’esse pagate cumulativamente.

Per contro, se uno o più titoli si trovassero sotto barriera (ossia se vi fossero discese del 45% o più), il certificato rimborserebbe un valore pari al nominale decurtato della perdita fatta registrare dal worst of, ossia da quello con la peggior performance. In questo caso l’investitore otterrebbe una perdita.

Il certificato è già in negoziazione su Borsa Italiana con i tradizionali orari dell’exchange. La liquidità è garantita da Vontobel che si pone sul book di negoziazione in bid e ask, facilitando quindi l’acquisto e la vendita di questo prodotto finanziario.

Scheda del nuovo certificato con cedola mensile di Vontobel

Azione sottostantePrezzo inizialeBarriera cedolaBarriera capitale
Enel6,699 euro3,684 euro3,684 euro
Eni15,218 euro8,37 euro8,37 euro
Intesa Sanpaolo3,6295 euro1,994 euro1,994 euro
Stellantis20,885 euro11,487 euro11,487 euro

I certificates sono prodotti complessi e il capitale investito è a rischio. Il presente articolo è redatto a fine informativo e non rappresenta in alcun modo sollecito all’investimento in borsa.

L'articolo Cedola mensile e rendimento fino al 10% annuo proviene da Investire-Certificati.it.

]]>
Analista finanziario di borsa https://www.investire-certificati.it/analista-finanziario-di-borsa/ Wed, 05 Jun 2024 07:30:00 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=33647 Come si diventa un analista finanziario in borsa? Ce lo racconta Fabrizio Fiorani, trader con quarant’anni di esperienza nel settore in questa nuova puntata di Storia di Borsa. Come si diventa un analista finanziario? Si dice che in Borsa occorre essere camaleonti per assecondare i mercati. Il detto vale anche nell’attività lavorativa che va adattata […]

L'articolo Analista finanziario di borsa proviene da Investire-Certificati.it.

]]>
Come si diventa un analista finanziario in borsa? Ce lo racconta Fabrizio Fiorani, trader con quarant’anni di esperienza nel settore in questa nuova puntata di Storia di Borsa.

Come si diventa un analista finanziario?

Si dice che in Borsa occorre essere camaleonti per assecondare i mercati. Il detto vale anche nell’attività lavorativa che va adattata alle mutate condizioni dettate in particolare dallo sviluppo tecnologico. Nella mia lunga esperienza mi sono più volte dovuto “reinventare” per rimanere all’interno del fantastico mondo della finanza. Nato come Operatore titoli nel 1983, dopo qualche anno, alcune circostanze mi indussero a diventare Analista finanziario.

Dalla Borsa alle grida, alle SIM passando per il “gabbiotto”

Quando iniziai a lavorare al Banco di Sicilia, nel parterre di Piazza Affari, l’Istituto disponeva di due banchetti in grado di ospitare 8 operatori. Gli ordini erano raccolti telefonicamente dalle Filiali e trasmessi manualmente ad alcuni fra i principali Agenti di Cambio: Albertini, Aletti, Belloni, Boffa, Fumagalli, Giubergia, Leonzio, Matturri, Milla, Rezzaghi, Ventura e Zaffaroni. Diversificare fra intermediari con elevata professionalità ed affidabilità era opportuno, anche per limitare il “rischio controparte” tutt’altro che trascurabile ai tempi della “liquidazione a termine” e considerato i livelli di capitalizzazione degli Agenti di Cambio.

Borsa alle grida
Borsa alle grida – Fabrizio Fiorani

Nel 1987, per consentire il restauro di Palazzo Mezzanotte, le negoziazioni furono trasferite nel “gabbiotto”, un edificio prefabbricato collocato al centro di Piazza Affari. Alla Banca Commerciale Italiana ed al Credito Italiano furono assegnati due banchetti mentre a tutti gli altri istituti di credito, compreso il nostro, solo uno. La conseguente riduzione degli operatori rese necessario automatizzare il processo di trasmissione degli ordini.

Ai tempi il Banco di Sicilia deteneva una partecipazione in Euramerica della famiglia Nattino. Quest’ultima, tramite Finnat, offriva un efficiente servizio di trasmissione ordini e fu scelta dal nostro Istituto per automatizzare il processo. La collaborazione continuò anche dopo l’approvazione della legge sulle SIM del 1991 quando nacque Finnat Euramerica SIM S.p.A. con il Banco di Sicilia azionista al 49% del capitale.

Formazione all’attività di analista finanziario

Morale, dal 1987 mi ritrovai con più tempo libero da trascorrere in Ufficio e la Direzione mi suggerì di dedicarlo all’analisi delle società quotate. Oltre a supportare l’operatività in conto proprio del Banco (anche in relazione alla partecipazione ai consorzi di garanzia e collocamento azionari) la diffusione degli studi alle Filiali sarebbe stata un utile supporto agli Operatori titoli ed ai Consulenti finanziari nei rapporti con la clientela. 

L’incarico, pur impegnativo, mi entusiasmava e lo sentivo alla mia portata. Del resto ero diplomato in ragioneria e possedevo una grande confidenza con stati patrimoniali, conti economici, ratei, risconti, sopravvenienze, insussistenze e tutte le scritture contabili in partita doppia rigorosamente su “mastrini”. Inoltre nel primo anno di economia e commercio all’università Bocconi le mie materie preferite erano state economia aziendale, microeconomia e macroeconomia. In particolare analizzare sui grafici gli spostamenti della domanda e dell’offerta di beni rispetto a diversi accadimenti economici e la determinazione dei nuovi equilibri nei prezzi aveva magnetizzato la mia attenzione.

Oltre a ciò, fin dal primo giorno di lavoro alle “grida” mi ero prodigato nel cercare di capire quali fossero le cause dei movimenti delle quotazioni dei titoli ed il valore ipotetico di un’azienda. Acquistavo personalmente i pochi libri che trattavano la materia e che ancora oggi conservo: Come si legge il Bilancio (Gianni e Giuseppe Lo Martire – Buffetti Editore 1986), Come si calcola il valore di un’azienda (Adriana Carabellese – De Vecchi Editore 1986), La valutazione delle aziende (Luigi Guatri – Giuffrè Editore 1987), Il Bilancio consolidato di gruppo (Alberto Crusca – Pirola Editore 1987), Analisi Tecnica di Borsa (Virgilio De Giovanni, Marco Mottana – Ipsoa 1988), Analisi tecnica dei mercati finanziari (Martin J. Pring – McGraw-Hill 1989), Analisi tecnica dei mercati finanziari (A. Fornasini , A. Bertotti – Etas 1989).

Libro luigi Guatri valutazione delle aziende

Corsi per diventare analista finanziario

Inoltre il Banco, per aumentare la mia professionalità o semplicemente per allontanarmi dall’ufficio, mi aveva fatto frequentare diversi dei rari e costosissimi corsi da analista finanziario: “valutazione titoli azionari” (SDA Bocconi – maggio/giugno 1987), “seminario di analisi tecnica” (Borsa Report – febbraio 1988), “analisi tecnica dei mercati” (Analysis S.A. – giugno 1988), “corso per analisti finanziari” (IFAF Consedifin – da maggio ad ottobre 1988), “incontri con le società” (Assobat – aprile 1989), “valutazione azioni bancarie ed assicurative” (SDA Bocconi – settembre 1989), “analisi tecnica, fondamentale e gestione dei portafogli” (Banco di Sicilia – 1989), “il bilancio consolidato” (SDA Bocconi – gennaio 1990).

Consapevole della grande opportunità, da parte mia l’impegno era stato massimo. Alcuni di questi corsi si tenevano anche nel tardo pomeriggio / sera ed io sempre munito di registratore, riascoltavo le lezioni e trascrivevo dettagliatamente gli appunti che ancora oggi custodisco in un manoscritto di 600 pagine che racchiude gran parte del sapere finanziario di allora.

libri di finanza e trading

Grazie alle conoscenze acquisite in materia ero diventato, fin dal suo anno di costituzione nel 1988, socio S.I.A.T. (Società Italiana Analisi Tecnica) e, prima socio “aggregato” e poi socio “ordinario” A.I.A.F. (Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria). 

Quest’ultima aveva in quegli anni iniziato ad organizzare incontri con le società quotate, una novità assoluta riservata ai propri iscritti e di estremo interesse. Ai tempi le informazioni comunicate dalle aziende e riportate dai giornali economici erano tardive, sporadiche e generalmente si limitavano ai bilanci annuali. Partecipando agli incontri con il management della società e con l’azionista di riferimento avevi la possibilità di entrare in contatto con l’economia reale, di farti un’idea sulle problematiche esistenti e soprattutto sulle prospettive future del business. Ti sentivi un privilegiato ed in molti casi lo eri perché l’obbligo in capo alle società di comunicare informazioni potenzialmente “price sensitive” al mercato non era così stringente come l’attuale. Partecipavo a tutti gli incontri ed utilizzavo le informazioni ricevute ed il materiale distribuito per elaborare studi sulle società.

Ecco di seguito i passaggi di studio nella mia attività di analista finanziario in Borsa.

Analisi qualitativa

La prima parte del lavoro la dedicavo all’analisi qualitativa dell’azienda. Occorreva avere ben chiari i punti di forza e di debolezza, la qualità del Management e dei prodotti. Ma anche il livello tecnologico, la composizione dei clienti e dei fornitori e l’immagine che la società aveva sul mercato. Indispensabile anche un’analisi sulle prospettive di crescita del mercato nel quale operava ed il posizionamento competitivo che deteneva nel settore. Solo grazie a questa approfondita analisi era possibile formulare stime sulla crescita futura di fatturati ed utili.

Analisi reddituale

Come procedeva l’analisi delle società? Dopo l’analisi qualitativa passavo alla parte quantitativa. Se disponibile, iniziavo dal bilancio consolidato che da qualche anno veniva redatto dalle società e diventato obbligatorio solo dal 1991. Effettuavo la riclassificazione di stato patrimoniale e conto economico per rendere possibile l’immissione dei dati in un “foglio framework” che avevo impostato per calcolare automaticamente tutti gli indici di bilancio. 

Utilizzavo la “formula Modigliani Miller” per mettere in evidenza le componenti che contribuivano alla redditività dell’azienda. L’equazione di bilancio con la Redditività dei mezzi propri (ROE) quale funzione della redditività della gestione caratteristica (ROI), della “leva finanziaria”, della gestione straordinaria e delle tasse. Analizzando una serie storica dei dati cercavo di comprendere l’andamento degli stessi nel tempo e le motivazioni che avevano determinato eventuali variazioni del ROE.

Ad esempio, a parità di altre condizioni, un aumento del costo dell’indebitamento aveva ridotto il contributo generato dalla leva finanziaria e peggiorato la redditività. Poi comparavo questi valori con quelli di altre aziende del settore e con altri indici di investimenti alternativi quali il rendimento dei titoli di stato. Ecco nell’immagine seguente la formula Modigliani Miller.

formula modigliani miller

Lo studio dell’azienda

Successivamente scendevo in profondità nell’analisi delle determinanti della redditività della gestione caratteristica (ROI) attraverso l’elaborazione di una trentina di indici. Anche in questo, caso analizzando una serie storica dei dati, cercavo di comprendere nel dettaglio i fattori che avevano causato eventuali variazioni di redditività.

Ad esempio, a parità di altre condizioni, un aumento del grado di automazione, aveva migliorato la produttività dei dipendenti, ridotto l’assorbimento per spese del personale, aumentato la redditività delle vendite (ROS) e quindi la redditività della gestione caratteristica (ROI). Oppure un aumento della concessione di dilazioni di pagamento ai clienti (che avrebbe potuto denotare anche un sintomo di difficoltà nella vendita dei prodotti) aveva aumentato le liquidità differite, peggiorato l’efficienza della gestione delle attività correnti, fatto crescere gli investimenti effettuati per ogni lira di fatturato e quindi ridotto la redditività della gestione caratteristica (ROI).

ROI investimenti

Analisi finanziaria

Lo stesso programma elaborava una serie di indici utili a valutare lo stato di salute dell’impresa dal punto di vista finanziario. I rapporti fra i diversi valori dell’attivo e del passivo dello stato patrimoniale fornivano agevolmente un’indicazione sull’equilibrio della struttura patrimoniale della società. Più complessa invece risultava, se non fornito, l’elaborazione del prospetto sui flussi di cassa.

Dallo stato patrimoniale riclassificato calcolavo tutte le variazioni delle voci da un anno con l’altro e le allocavo in un apposito prospetto. Successivamente, analizzando il conto economico, effettuavo tutte le rettifiche per neutralizzare le componenti di carattere fiscale, straordinario, di politica finanziaria e di bilancio. Un lavoro complesso ma utile per valutare la capacità dell’impresa di rispondere in modo adeguato agli impegni assunti e di supportare lo sviluppo futuro.

Valutazione dell’ azienda

La parte più delicata era rappresentata dalla valutazione della società. Usavo diversi metodi, da quello patrimoniale del Price / Book Value, a quello finanziario del Dividend Discount Model per finire a quello reddituale del Price / Earning. Ogni metodo aveva le sue criticità. Nel primo caso, oltre alle difficoltà nel rettificare il patrimonio netto per azione (si pensi a beni materiali, immateriali, titoli, partecipazioni) ci si limitava a fotografare l’azienda in quel momento senza considerare gli sviluppi futuri. Questi venivano ipotizzati nel DDM ma le stime (tasso atteso di crescita dei dividendi, tasso di attualizzazione giudicato soddisfacente per l’investimento comprensivo del premio per il rischio) erano soggette ad elevata variabilità e condizionavano in misura importante il risultato finale. Anche nel P/E non era semplice stimare l’utile normalizzato prospettico e confrontare il rapporto con quello di società simili appartenenti allo stesso settore. In sintesi, cercavo di utilizzare metodi misti ponderando i pesi a seconda delle caratteristiche dell’azienda da valutare (dimensione, livello di impiantistica, società di persone ecc.) e del settore di appartenenza.

Analisi tecnica

Nella mia analisi finanziaria c’era spazio anche per l’analisi tecnica. Dal 1985 venne fondata ADB (Analisi Dati Borsa), una delle prime società in Italia ad offrire servizi telematici che comprendevano anche grafici di indici. Noi fummo fra i primi clienti della società e potevo quindi corredare l’analisi con il grafico dell’andamento del titolo di medio / lungo periodo con annesse medie mobili, linee di tendenza, supporti, resistenze ed eventuali configurazioni. Ai tempi l’analisi tecnica in Italia era pressoché sconosciuta e nessun giornale riportava grafici o commenti.

Solo nel 1988 Il Sole 24 Ore iniziò a pubblicare la domenica un “piccolo” grafico dell’indice Comit corredato da un breve trafiletto con indicazioni anche operative a cura del socio S.I.A.T. (ed uno dei miei primi “formatori”) Luigi Ravasi. Inviare quegli studi e illustrare certe configurazioni (testa e spalle, triangoli, flag ecc.) spesso suscitava l’ilarità di consulenti ed operatori che a volte mi appellavano bonariamente con il titolo di “apprendista stregone”. Io invece ero fermamente convinto che l’analisi fondamentale fosse utile per selezionare titoli con buone prospettive di crescita non ancora riflesse nelle quotazioni ma che, per il timing dell’acquisto, sarebbe stato opportuno avvalersi dell’analisi tecnica.

Conclusioni ed invio dello studio

A conclusione dello studio effettuavo un commento con indicazioni operative di medio periodo. Fortunatamente disponevo di uno dei primi programmi di videoscrittura ma, non esistendo ancora la mail, per inviare lo studio occorreva: fotocopiare, assemblare, imbustare, etichettare e inviare per posta interna alle Filiali che lo avrebbero ricevuto solo dopo qualche giorno. Il rischio era che, nei tempi tecnici di spedizione, accadessero fatti straordinari. Fortunatamente successe solo una volta relativamente alla Stet. Correva l’anno 1992 ed avevo appena inviato un’analisi positiva sul titolo quando la società annunciò l’acquisizione della Finsiel (Finanziaria Generale per l’Informatica) dalla sua stessa capogruppo (IRI) per un importo intorno ai 700 miliardi. La cifra fu giudicata eccessiva e finalizzata a far fronte alle esigenze finanziarie dell’Iri, il mercato non la prese bene e le azioni crollarono in borsa. In questo caso il ritardo temporale giocò a favore anche se non ci feci una bella figura. Successivamente le quotazioni si ripresero e chi mi diede fiducia comprò a prezzi scontati.

Quella di analista finanziario fu senz’altro un’esperienza impegnativa ma comunque estremamente positiva che si concluse nel 1994 quando, sempre per cause di forza maggiore, fui costretto a trasferirmi alla SIM Banco Napoli & Fumagalli Soldan. Anche in questa occasione mi “reinventai” trader e intrapresi un’attività pazzesca di scalping sul mercato azionario che mi riservò eccezionali soddisfazioni per quasi un decennio. Ma questa è un’altra storia…

Storia della Borsa

“Storia della Borsa” è una rubrica curata da Fabrizio Fiorani. Qui di seguito i link per accedere alle precedenti puntate in questo avvincente viaggio fra trading e finanza!

L'articolo Analista finanziario di borsa proviene da Investire-Certificati.it.

]]>
La Borsa ad Agosto https://www.investire-certificati.it/la-borsa-ad-agosto/ Sun, 16 Jul 2023 12:56:42 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=28777 I mercati non dormono mai e la borsa non va in ferie nemmeno ad Agosto. Insomma, in borsa, anche in estate può non essere clima di vacanze. Ripercorriamo le vicende legate all’estate in borsa e più nel dettaglio al mese di agosto 1990 e 1991, con i racconti di borsa di Fabrizio Fiorani. La Borsa […]

L'articolo La Borsa ad Agosto proviene da Investire-Certificati.it.

]]>
I mercati non dormono mai e la borsa non va in ferie nemmeno ad Agosto. Insomma, in borsa, anche in estate può non essere clima di vacanze. Ripercorriamo le vicende legate all’estate in borsa e più nel dettaglio al mese di agosto 1990 e 1991, con i racconti di borsa di Fabrizio Fiorani.

La Borsa è aperta anche ad Agosto…

Verrebbe da dire: “Agosto, Borsa mia non ti conosco”. Ho sempre considerato agosto il miglior mese dell’anno per lavorare a Milano. Fino a qualche decennio fa il caldo era generalmente sopportabile, il traffico scompariva, i parcheggi diventavano incustoditi e potevo utilizzare l’auto anziché “lo sposta-poveri”, ossia la metropolitana, per raggiungere l’ufficio vicino alla borsa di Piazza Affari con un notevole risparmio di tempo.

Ai tempi della Borsa Gridata in agosto anche le Corbeille apparivano meno affollate rispetto agli altri mesi dell’anno. Gli operatori di Borsa più “anziani” erano soliti andare in ferie ed affidare i loro incarichi a noi “giovani di una volta” che avevamo una grande opportunità di crescita professionale.

Investire in borsa ad Agosto

L’idea era quella di un mese con attività ridotta, ma non è sempre stato così. Spesso in quel mese si sono registrati avvenimenti che hanno provocato importanti oscillazioni di mercato. In particolare, ricordo la “doppietta” agosto 1990 e 1991 oltretutto intervallata da un periodo non proprio tranquillo.

Il 2 agosto 1990 ci pensò infatti Saddam Hussein a movimentare il mercato con l’invasione del Kuwait. Quella mattina ci svegliammo con la notizia che 100.000 uomini e 300 carri armati dell’esercito iracheno avevano invaso l’Emirato vincendone in poche ore la resistenza. La notizia sorprese i mercati. L’indice Comit in quella seduta perse circa il 3%. Si temeva la forza dell’esercito iracheno, che al tempo si diceva essere composto da un milione di uomini ben addestrati ed equipaggiati.

La reazione di una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti fu immediata e decretò l’inizio di un lungo periodo di incertezza che causò all’indice Comit una perdita del 14% a fine agosto e del 32% al giorno precedente l’inizio dell’operazione “Desert Storm” avviata il 17 gennaio 1991. Un agosto in borsa decisamente movimentato.

Guerra Kuwait

Agosto, volatilità in borsa

Fin dalle primissime ore di quella mattina, eravamo rimasti incollati alle TV che riportavano la cronaca degli attacchi aerei da parte della coalizione in Iraq e Kuwait trasmessa per la prima volta in diretta dalla CNN. Uno spettacolo terrificante con i cieli che si illuminavano di verde per effetto dei bombardamenti della coalizione e dei traccianti della contraerea irachena.  

Pronti per un crollo in borsa? Niente affatto. Scioccato da quelle immagini mi affrettai a raggiungere la Borsa con l’idea che avrei assistito ad una giornata negativa. Con mia sorpresa invece, quella seduta mise a segno un rialzo del 4,7%. Quel segno positivo fu giustificato dall’ipotesi di una rapida conclusione del conflitto. Era infatti risultata evidente la netta superiorità delle forze militari alleate rispetto a quelle irachene.

Il 26 febbraio le truppe fedeli a Saddam si ritirarono dal Kuwait ed il 28 ne venne dichiarata la liberazione e la fine della guerra del golfo. Durante il conflitto l’indice della Borsa Italiana, l’indice di borsa Comit mise a segno un recupero del 15,75% ma il bilancio dall’inizio dell’invasione del Kuwait rimase comunque negativo del 20%. Dopo variazioni così ampie il mercato si concesse una pausa di sei mesi, durante la quale oscillò lateralmente in un ristretto range. 

Storie di Borsa

Si arrivò a Ferragosto, con la speranza di trascorrere ben quattro giorni di meritato riposo. Purtroppo, appena il tempo di riporre il barbecue e smaltire i bagordi, quando domenica 18 agosto giunsero notizie di un colpo di stato in Unione Sovietica.

borsa

Un fatto grave ed inatteso, che costrinse molti operatori e gestori a rientrare precipitosamente dalle ferie, per assistere alla debacle del mercato che lunedì 19 agosto 1991 perse il 7%. Nei giorni successivi, nonostante il susseguirsi di notizie confuse provenienti dall’Unione Sovietica, la borsa mise a segno una serie di rialzi come ad anticipare una favorevole soluzione della situazione.

Quando il 22 Agosto fu appurato il fallimento del colpo di Stato e Gorbaciov rientrò a Mosca, la Borsa concluse la fase di recupero portandosi a circa l’1% dai livelli precedenti al golpe. Gli operatori rientrati dalle ferie poterono raggiungere nuovamente parenti ed amici nei luoghi di villeggiatura.

E fu così che, anche quell’agosto, ci riservò un’emozione breve ma intensa e insegnò a operatori e gestori di preferire ferie “on the road” o comunque in luoghi lontani dall’ufficio. Sicuramente un agosto in borsa senza lasciare recapiti telefonici (allora i telefoni cellulari erano ancora utilizzati da pochissime persone e nonostante questo si viveva alla grande).

Insomma, la Borsa ad agosto non sempre è sinonimo di vacanze… Buon mese di agosto e buone vacanze a tutti i lettori del sito e agli investitori!

Storia della Borsa

“Storia della Borsa” è una rubrica a cura di Fabrizio Fiorani. Di seguito i link per accedere alle precedenti puntate.

L'articolo La Borsa ad Agosto proviene da Investire-Certificati.it.

]]>