I Certificati Reverse

0
55

Cosa sono i reverse certificates, spesso anche definiti inverse certificates? E come funzionano? Ecco alcune domande cui proveremo a rispondere nella guida che segue, dedicata appunto ai certificates inverse/reverse, estremamente interessanti per le fasi ribassiste di mercato.

I “reverse certificates” sono una tipologia di certificati di investimento con un funzionamento “inverso”, come suggerisce il nome, rispetto ai tradizionali certificati di investimento, impostati con un’ottica rialzista sui mercati. Questo rende i reverse particolarmente indicati nelle fasi caratterizzate da movimenti ribassisti.

Permettono all’investitore di ottenere un profitto nel caso in cui il sottostante cui fanno riferimento (può trattarsi di un’azione, di indici azionari, di materie prime o cambi valutari) si muova al ribasso, ma anche se resta impostato lateralmente o se vi siano moderati movimenti rialzisti. L’investitore incappa invece in una perdita nel caso in cui il sottostante si muova con forza al rialzo superando la barriera prefissata all’origine del certificato e specificata nel prospetto informativo del prodotto finanziario in questione. La barriera è solitamente indicata come una percentuale dello strike iniziale.

Reverse Certificates ed hedging

Talvolta i reverse certificates possono anche essere utilizzati per funzione di hedging su altre posizioni rialziste. Offrono generalmente il pagamento di una cedola mensile, a patto che il sottostante non abbia raggiunto la barriera capitale, necessariamente posizionata al di sopra dello strike iniziale (per esempio al 135% o al 150% del prezzo di fixing iniziale del reverse certificates). La distanza percentuale dal fixing iniziale sarà l’elemento chiave per definire la rischiosità del prodotto, anche se andranno ovviamente considerati anche altri elementi, quali la scadenza del reverse certificates, la volatilità del sottostante e eventuali dividendi staccati, nel caso in cui l’investment certificates in questione faccia riferimento ad un titolo azionario.

Inverse Certificates

Gli inverse certificates possono essere creati dalle società emittenti specializzate nel settore dei certificates su numerosi asset, che spaziano dall’azionario (sia su singoli titoli che su basket di titoli), agli indici, alle materie prime, alle valute o ai tassi di interesse. Possono essere soggetti all’opzione autocallable, ossia venir richiamati prima della scadenza naturale dall’emittente qualora si verifichino determinate condizioni di mercato. In molti casi questo accade se il sottostante – o i sottostanti – del certificato di investimento sono al di sopra del valore iniziale nelle varie date di osservazione a partire da 6 o 12 mesi dall’emissione del prodotto, ma le condizioni possono variare da emittente a emittente.

Come funzionano i reverse certificates?

Esemplifichiamo il tutto per rispondere alla domanda di base: come funzionano i reverse certificates?

Ipotizziamo che vi sia un certificato su Enel, con Fixing iniziale a 6 euro e barriera cedolare e capitale al 140%. La cedola mensile corrisposta da questo certificato, sempre a titolo esemplificativo, è pari a 5 euro, pari allo 0,5%, a fronte di un valore di rimborso nominale di 1.000 euro.

Alla prima data di osservazione, un mese dopo il lancio del certificato, l’investitore riceverà una cedola pari allo 0,5%, a patto che il titolo Enel, sottostante di questo reverse certificates, non sia salito oltre quota 8,40 euro, valore equivalente al 150% del fixing iniziale. Non riceverà la cedola se l’azione Enel dovesse trovarsi al di sopra gli 8,40 euro. Lo scenario sarà simile in tutte le successive date di osservazione.

Va sottolineato come molti reverse/inverse certificates oggigiorno offrano l’effetto memoria: se il sottostante dovesse essere salito al di sopra del valore barriera, le cedole non incassate sono conservate in memoria e possono essere recuperate nel caso in cui scenda sotto la barriera in una delle successive date di osservazione (fra cui anche quella conclusiva) del certificato di investimento.

Certificati reverse e opzione autocallable

L’opzione autocallable è un aspetto da non sottovalutare, in quanto potrebbe porre fine alla vita del certificato di investimento in tempi nettamente più rapidi rispetto alla naturale scadenza.

Per esempio, se il nostro certificates avesse l’opzione autocallable attivabile dopo 3 mesi al 100%, verrebbe richiamato dall’emittente nel caso in cui Enel si trovasse ad un prezzo inferiore rispetto a quello iniziale di 6 euro. L’investitore riceverebbe il pagamento di tutte le cedole dovute (in questo caso 3, per un totale di 15 euro), più il rimborso del valore nominale di 1.000 euro ed il certificato si estinguerebbe.

Se la prima data di osservazione con autotrigger fosse invece a 12 mesi, l’investitore continuerebbe a ricevere la cedola mensile dello 0,5% ad ogni data mensile a patto che il sottostante si trovi sotto il valore barriera fino al 12° mese. A questo punto si potrebbe attivare l’opzione autocallable nel caso in cui il sottostante (l’azione Enel) dovesse trovarsi sotto i 6 euro iniziali. Il certificato reverse certificates continuerebbe invece la sua vita se l’azione Enel si trovasse al di sopra dei 6 euro iniziali, in quanto non verrebbe attivata l’opzione autocallable. 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui