Certificati a Capitale Protetto

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Cosa sono i certificati a capitale protetto (o garantito) e come funzionano? Come può variare la protezione del capitale e come oscilla il prezzo dei certificati di investimento con un valore di rimborso minimo garantito? Vediamo alcune caratteristiche in questa guida. 

I certificati a capitale protetto o garantito hanno fatto registrare un crescente interesse per via delle turbolenze registrate sui mercati azionari. Il vantaggio dei certificati a capitale protetto è quello di avere la garanzia di poter incassare l’intero valore nominale del prodotto, oppure una determinata percentuale minima, che di norma varia fra l’80 ed il 95%.

L’investitore partecipa a eventuali profitti in toto oppure sino ad un tetto massimo predefinito, mentre non partecipa alle perdite (nel caso di certificato a capitale garantito al 100%) oppure partecipa soltanto fino ad una ridotta percentuale, che varia in base alla garanzia di rimborso minimo, per esempio il 90% (con una perdita massima per l’investitore che non potrebbe superare il 10% in questo caso).

Tutti principali emittenti hanno certificati a capitale protetto, spesso definiti con il nome “equity protection”. Fra gli emittenti che offrono questa tipologia di investment certificates ricordiamo Unicredit, Banca Imi, Leonteq, BNP Paribas.

Certificati a capitale protetto – Prezzo del prodotto

Va sottolineato come la protezione in un certificato a capitale garantito sia presente soltanto a scadenza. Durante la vita del prodotto, il prezzo spot del certificato potrebbe scendere sotto la pari. È chiaramente impensabile una discesa su valori molto bassi, ma spesso si sono visti certificati a capitale garantito al 100% passare di mano con uno sconto di 3-4 punti percentuali.

Chiaramente questo si verifica se il sottostante si sta muovendo nella direzione opposta rispetto a quella che determinerebbe un profitto per l’investitore. Inoltre, il calo varia in funzione del tempo rimanente alla scadenza del certificato di investimento a capitale protetto in questione.

All’avvicinarsi della scadenza, anche se il sottostante si fosse mosso contrariamente alle aspettative dell’investitore, il prezzo dovrebbe necessariamente riavvicinarsi alla pari, ossia al valore di rimborso previsto.

Nel caso in cui si acquisti un certificato a capitale protetto sotto la pari sostanzialmente si sta acquistando un prodotto zero coupon, con la possibilità di poter incassare cedole aggiuntive nel caso di un movimento del sottostante nella direzione ipotizzata.

Certificati di Investimento a capitale garantito al 100%

Vediamo alcuni esempi. Prendiamo per ipotesi un certificato di investimento con capitale garantito al 100%, avente come sottostante il titolo Intesa Sanpaolo ed un prezzo di strike di 1,90 euro. Nel caso in cui il sottostante si trovasse sopra la pari il certificato, sempre per ipotesi, rimborserebbe 105, mentre viceversa rimborserebbe 100.

Se il certificato fosse acquistato mentre Intesa vale 1,40, ossia ben al di sotto del valore di fixing iniziale, con una scadenza lontana un paio di anni, il certificato verosimilmente si troverebbe intorno al 98-99% del suo valore nominale.  L’investitore acquistandolo a 990 (posto un valore nominale di 1.000 euro), sarebbe certo di ottenere un rimborso pari ad almeno 1.000 euro, che crescerebbe a 1.050 nel caso in cui Intesa dovesse recuperare e salire oltre il valore iniziale di 1,90 euro

Certificates con capitale protetto al 90%

Ipotizziamo ora che il precedente certificato non sia a capitale protetto 100%, ma bensì con una garanzia del 90% ed un premio che sale dal 5 al 12%. In questo caso il prezzo a pronti del certificato potrebbe scendere leggermente sotto quota 900 euro, valore che corrisponde al rimborso minimo garantito a scadenza del certificato.

L’investitore che lo dovesse acquistare, per ipotesi a 890, di fatto riceverebbe 900 euro a scadenza, con un profitto leggermente superiore all’1% se Intesa non dovesse recuperare. Se invece Intesa dovesse risalire oltre 1,72 euro (ossia oltre il 90% del valore del fixing iniziale) il certificato acquisirebbe ulteriore valore, con un rimborso superiore a 900 ed un conseguente ulteriore profitto per l’investitore.

Il caso più favorevole, poi, per l’investitore, è quello di un recupero di Intesa sin oltre 1,90. In tal caso l’investitore con questo certificato a capitale garantito non solo otterrebbe il rimborso del valore nominale di 1.000, ben superiore agli 890 euro pagati, ma incasserebbe anche il premio del 12%, ossia 120 euro, con un rimborso pari al 1.120 ed un rendimento nell’ordine del 24%.

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Certificati a capitale garantito – Le casistiche

È chiaro che i certificati di investimento a capitale protetto offrono maggiori garanzie all’investitore, risultando però poco convenienti nel caso in cui vi sia una notevole performance del sottostante, in quanto spesso i margini di profitto presentano un tetto massimo.

Se Intesa, infatti, dovesse salire a 2,50 euro oppure fino a quota 3 euro il ritorno del certificato si fermerebbe in ogni caso a 1.120 euro, risultando in questo caso inferiore alla performance del sottostante. Tutto ciò, a fronte della protezione del capitale offerta dal certificato.

Certificati a capitale protetto e tassazione

L’eventuale plusvalenza ottenuta con il certificato a capitale protetto o garantito (anche quella derivante dall’eventuale cedola) sarà regolarmente tassata al 26%, ma, in quanto reddito diverso”, potrà essere utilizzata per compensare eventuali plusvalenze accumulate non solo con altri certificati di investimento ma anche con altri prodotti finanziari come azioni o Forex.

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