Focus sulle greche nei certificati di investimento
Quando si parla di certificates, l’attenzione si concentra spesso su barriera, cedole, scadenza e protezione del capitale. Sono gli elementi più visibili della struttura e quelli che normalmente compaiono nelle prime righe della scheda prodotto. Dietro questi meccanismi esiste però un linguaggio più tecnico, ma fondamentale per capire come può evolvere il prezzo di un certificato: quello delle greche dei certificates.
Delta, Vega, Theta e Gamma descrivono la sensibilità del prodotto rispetto a diverse variabili di mercato: il movimento del sottostante, la volatilità implicita, il trascorrere del tempo e la variazione stessa della sensibilità al sottostante.
Ma quale di queste greche conta davvero quando si analizzano i certificati? E come devono essere interpretate quando il prodotto è costruito su più sottostanti? Occorre considerare un unico valore complessivo oppure la sensibilità rispetto a ciascun componente del paniere?
Analizziamo le “greche dei certificates” una alla volta, cercando di comprenderne il significato e il ruolo nella valutazione di un certificato, sia quando il prodotto è legato a un singolo sottostante sia quando è costruito su un paniere.
Le greche non sono previsioni di prezzo
Le greche non indicano quanto salirà o scenderà un certificato. Sono misure di sensibilità che aiutano a comprendere come potrebbe reagire il prezzo del prodotto, a parità delle altre condizioni.
Possono aiutare a rispondere a domande come:
- quanto cambia il certificato se il sottostante perde il 5%?
- cosa succede se aumenta la volatilità?
- il passare del tempo favorisce o penalizza il prodotto?
- quale componente del paniere determina maggiormente il rischio?
- quanto è importante la distanza dalla barriera?
- quanto rapidamente può cambiare l’esposizione al sottostante?
Le greche sono, quindi, uno strumento di analisi, non un modello di previsione. Il loro valore cambia nel tempo e può modificarsi rapidamente quando il sottostante si avvicina alla barriera o quando aumenta la probabilità di rimborso anticipato.
Delta: la sensibilità al sottostante
Il Delta (Δ) misura quanto cambia il valore di un derivato quando cambia il prezzo del sottostante.
In forma semplificata: Δ=∂V/∂S
dove (V) è il valore del certificato e (S) il prezzo del sottostante.
Un Delta pari a 0,40 suggerisce che, in una determinata situazione, un rialzo dell’1% del sottostante potrebbe produrre un incremento indicativo dello 0,40% nel prezzo del certificato, trascurando gli effetti di volatilità, tempo, dividendi, spread e altri fattori.
È importante sottolineare che si tratta di un’approssimazione locale: il Delta non è necessariamente costante.
Comprendiamo il delta con un esempio
Immaginiamo un certificato Cash Collect su un indice:
- valore nominale: 100 €;
- indice sottostante: 10.000 punti;
- barriera: 6.000 punti;
- scadenza: tra 18 mesi;
- Delta indicativo: 0,25.
Se invece l’indice scende dell’1%, il certificato potrebbe perdere indicativamente lo 0,25%, passando a 99,75 €.
Se l’indice sale dell’1%, da 10.000 a 10.100 punti, il prezzo teorico del certificato potrebbe aumentare di circa lo 0,25%, cioè da 100 a 100,25 €, a parità delle altre variabili.
Il Delta può aumentare vicino alla barriera
La relazione tra il movimento del sottostante e quello del certificato non deve essere interpretata in modo automatico. Il prezzo di mercato può infatti risentire anche della volatilità, del tempo residuo, delle cedole, dello spread denaro-lettera e delle condizioni dell’emittente.

Quando il sottostante è molto distante dalla barriera, il certificato può mostrare una sensibilità relativamente contenuta, poiché il suo prezzo incorpora anche il valore della protezione condizionata e dei flussi cedolari futuri.
Se, invece, il sottostante si avvicina alla barriera, il rischio di perdita del capitale aumenta e il certificato può diventare più sensibile ai suoi movimenti, assumendo un comportamento simile a quello di un’esposizione diretta.
Consideriamo nuovamente il caso precedente di esempio dove il certificato sull’indice ha una barriera a 6.000 punti (barriera 60%):
- a 10.000 punti, la barriera dista il 40%;
- a 7.000 punti, la distanza scende a circa il 14%;
- a 6.200 punti, la barriera è ormai molto vicina.
A parità degli altri fattori, una discesa dell’indice da 10.000 a 9.900 punti potrebbe avere un impatto relativamente limitato sul prezzo del certificato. Una discesa da 6.200 a 6.100 punti, invece, potrebbe incidere maggiormente sulla sua valutazione, poiché il rischio di violazione della barriera è diventato concreto.
Il Delta nei certificati con più sottostanti
Quando un certificato è collegato a più sottostanti, normalmente non esiste un unico Delta, ma una sensibilità per ciascun componente del paniere: (ΔA, ΔB, ΔC)
Per esempio, un certificato su tre azioni potrebbe presentare:
- Delta sull’azione A: 0,10;
- Delta sull’azione B: 0,25;
- Delta sull’azione C: 0,05.
In questo caso, il prodotto sarebbe più sensibile ai movimenti dell’azione B.
I Delta effettivi, però, non dipendono soltanto dal peso iniziale dei sottostanti: un componente più vicino alla barriera o caratterizzato da una maggiore volatilità può avere un impatto più significativo sul valore del certificato.
Nei certificati Worst-of, il rischio si concentra sul sottostante che presenta la performance peggiore.
Se, per esempio, le azioni A, B e C segnano rispettivamente -8%, -22% e -5%, B è il Worst-of e il suo Delta sarà probabilmente il più rilevante. Se però A dovesse perdere ulteriore terreno, potrebbe diventare il nuovo Worst-of, modificando anche la distribuzione dei Delta.
È possibile calcolare un Delta aggregato, ma soltanto ipotizzando che tutti i sottostanti si muovano nella stessa direzione e nella stessa misura. Nei certificati multi-sottostante è quindi più utile osservare i Delta individuali e capire quale componente sta determinando il rischio, invece di affidarsi a un unico valore complessivo. Il tema delle greche nei certificates non è di semplice lettura, ma aiuta a capire i movimenti di prezzo di questi prodotti derivati strutturati.
Vega: la sensibilità alla volatilità
Il Vega (ν) misura quanto cambia il valore di un’opzione, e indirettamente quello del certificato, in seguito a una variazione della volatilità implicita. A differenza di Delta, Theta e Gamma, Vega non prende il nome da una lettera greca. Viene generalmente rappresentato con il simbolo ν, cioè la lettera greca nu.
In termini matematici, può essere espresso come: ν=∂V/∂σ
dove (V) rappresenta il valore dell’opzione o del certificato e (σ, sigma) la volatilità implicita.
Una maggiore volatilità implica oscillazioni attese più ampie, ma non indica la direzione del movimento. La volatilità può aumentare sia durante una fase di ribasso sia in presenza di forti rialzi o di eventi attesi dal mercato.
Vega su un singolo sottostante: un esempio numerico
Riprendiamo il certificato di esempio considerato nei paragrafi precedenti, supponiamo che l’indice rimanga fermo a 10.000 punti, mentre la volatilità implicita passi dal 25% al 30%. Il mercato si attende ora oscillazioni più ampie e considera quindi più probabile un eventuale raggiungimento della barriera.
Ipotizziamo che il certificato abbia un Vega pari a -0,80 euro per ogni punto percentuale di volatilità. L’aumento di 5 punti percentuali produrrebbe un impatto teorico pari a: 5 x -0,80 = -4 euro. A parità di tutte le altre condizioni, il prezzo del certificato potrebbe quindi passare, per esempio, da 100 a 96 euro, nonostante l’indice sia rimasto invariato.
In generale, per un investitore che detiene un certificato con barriera, un aumento della volatilità può essere penalizzante perché rende più probabile il raggiungimento della barriera. L’effetto preciso dipende però dalla struttura del certificato e dalle opzioni che lo compongono.
Vega nei certificati multi-sottostante
Quando il certificato è collegato a più sottostanti, anche il Vega può essere considerato per ciascun componente del paniere: (νA, νB, νC)

La sensibilità può essere maggiore per il sottostante più vicino alla barriera, più volatile o con maggiore probabilità di diventare il Worst-of.
Consideriamo, per esempio, un certificato Worst-of:
- Azione A: distanza dalla barriera del 35% e volatilità implicita del 22%;
- Azione B: distanza dalla barriera del 12% e volatilità implicita del 38%;
- Azione C: distanza dalla barriera del 28% e volatilità implicita del 25%.
In questo scenario, l’azione B potrebbe presentare il Vega più rilevante: essendo vicina alla barriera e caratterizzata da una volatilità elevata, un suo ulteriore aumento potrebbe penalizzare il prezzo del certificato, rendendo più probabile il raggiungimento della barriera.
Nei certificati Worst-of è importante considerare anche la correlazione tra i sottostanti, cioè il modo in cui tendono a muoversi l’uno rispetto all’altro. Se la correlazione è bassa, aumenta la possibilità che uno dei componenti registri una performance molto peggiore degli altri e diventi il Worst-of. La correlazione non è un Vega individuale, ma può influenzare il valore complessivo della struttura e il rischio di barriera.
Theta: l’effetto del trascorrere del tempo
Il Theta (Θ) misura quanto varia il valore di un’opzione, e indirettamente quello del certificato, con il semplice passare del tempo, mantenendo invariate tutte le altre condizioni di mercato.
In termini matematici: Θ=∂V/∂t
dove (V) rappresenta il valore dell’opzione o del certificato e (t) il tempo residuo alla scadenza.
Il Theta è particolarmente importante nei certificati perché il tempo che passa modifica la durata residua dell’investimento, la probabilità di raggiungimento della barriera, il valore delle cedole future e, nei prodotti autocall, la possibilità di rimborso anticipato.
Il suo effetto, quindi, non è sempre univoco: può favorire o penalizzare il prezzo del certificato a seconda della struttura del prodotto e della posizione del sottostante rispetto alla barriera.
Un esempio pratico: l’effetto del tempo
Riprendiamo il certificato considerato nei paragrafi precedenti, supponiamo che, nei 30 giorni successivi:
- l’indice rimanga stabile a 10.000 punti;
- la volatilità implicita non cambi;
- i tassi d’interesse e le altre condizioni di mercato restino invariati;
- il certificato non venga rimborsato anticipatamente.
Ipotizziamo inoltre un Theta pari a +0,05 euro al giorno. In questo caso, il semplice trascorrere di 30 giorni produrrebbe un effetto teorico pari a: 0,05 x 30 = 1,50 €
Il prezzo del certificato potrebbe quindi passare, in via puramente indicativa, da 100 a 101,50 euro, mentre l’indice resterebbe fermo a 10.000 punti e la scadenza residua si ridurrebbe da 18 a circa 17 mesi.
In questo scenario, il tempo residuo diminuisce senza che il sottostante si avvicini alla barriera. Il certificato si avvicina quindi alla propria scadenza e il mercato può attribuire maggiore probabilità al rimborso previsto dalla struttura.
L’effetto del Theta non è però sempre positivo. Se l’indice fosse vicino alla barriera, il passare del tempo potrebbe ridurre il periodo disponibile per un eventuale recupero e lasciare il certificato esposto a un rischio maggiore. Il segno e l’intensità del Theta dipendono quindi dalla struttura del prodotto, dalla distanza dalla barriera, dalle cedole future e dalle eventuali date di rimborso anticipato.
Gamma: la variazione del Delta
Per completare l’analisi, soprattutto nei certificati con barriera o rimborso anticipato, è utile considerare anche il Gamma (Γ). Questa quarta greca è infatti strettamente legata al Delta, perché misura quanto rapidamente quest’ultimo cambia al variare del prezzo del sottostante.
Mentre il Delta indica la sensibilità del certificato in un determinato momento, il Gamma mostra come tale sensibilità possa aumentare o diminuire in seguito a un movimento del sottostante.
In termini matematici: Γ=∂Δ/∂S
dove (S) rappresenta il prezzo del sottostante.
Un Gamma elevato indica quindi che il Delta può cambiare rapidamente anche a fronte di movimenti relativamente contenuti dell’indice. In questi casi, la relazione tra il sottostante e il certificato diventa meno lineare e le stime basate soltanto sul Delta possono risultare meno precise.
Comprendiamo il Gamma con un esempio
Riprendiamo il certificato considerato nei paragrafi precedenti e supponiamo che il Gamma indichi un aumento del Delta pari a 0,05 in seguito a un rialzo dell’indice di 100 punti, cioè dell’1%.
Se l’indice passa da 10.000 a 10.100 punti, il Delta potrebbe quindi aumentare da 0,25 a 0,30. Se considerassimo soltanto il Delta iniziale, il rialzo dell’1% dell’indice produrrebbe una variazione teorica del certificato pari allo 0,25%. Il prezzo passerebbe quindi da 100 a 100,25 euro.

Poiché il Delta aumenta durante il movimento, possiamo utilizzare una sensibilità media. Calcoliamo quindi la media aritmetica tra il Delta iniziale e quello finale (sommiamo quindi il Delta iniziale e quello finale e dividiamo il risultato per due): (0,25+0,30) / 2 = 0,275.
La variazione teorica diventerebbe quindi: 100 x 0,275 e il prezzo del certificato potrebbe così raggiungere circa 100,28 euro.
La differenza è contenuta per un movimento limitato, ma potrebbe diventare più significativa se l’indice si avvicinasse alla barriera. Per esempio, quando il sottostante passa da 6.200 a 6.100 punti, il rischio di violazione della barriera diventa concreto e il Delta può modificarsi più rapidamente.
Il Gamma non indica quindi la direzione futura del certificato, ma aiuta a capire quanto può cambiare la sua esposizione al sottostante. È particolarmente importante nelle aree vicine alla barriera o ai livelli di rimborso anticipato, dove anche piccoli movimenti possono modificare sensibilmente il profilo di rischio.
Quale greca conta davvero?
Solitamente l’andamento dei prezzi (delta) è il tema chiave, ma le greche vanno considerate nel loro insieme, volatilità, tempo che risultano fattori chiave. La rilevanza delle greche dipende dalla struttura del certificato, dalla distanza dalla barriera, dal tempo residuo e dalle condizioni di mercato. E’ l’insieme delle varie greche a determinare il prezzo.
In generale:
- il Delta aiuta a capire quanto il certificato è sensibile al movimento del sottostante;
- il Vega misura l’effetto delle variazioni della volatilità implicita;
- il Theta mostra come il trascorrere del tempo può influenzare il valore del prodotto;
- il Gamma indica quanto rapidamente può cambiare il Delta.
Nei certificates con un solo sottostante, il Delta può rappresentare il primo indicatore da osservare per comprendere l’esposizione al mercato. Tuttavia, quando il prodotto si avvicina alla barriera o a una data di rimborso anticipato, anche Gamma e Vega possono diventare determinanti.
Nei certificati multi-sottostante, invece, non è sufficiente osservare un unico valore aggregato. È necessario analizzare la sensibilità rispetto a ciascun componente del paniere e individuare quale sottostante sta determinando maggiormente il rischio, soprattutto nei prodotti Worst-of.
Le greche non sostituiscono quindi l’analisi della struttura del certificato, ma la completano. Barriera, cedole, scadenza, protezione del capitale, condizioni dell’emittente e liquidità del mercato restano elementi essenziali. Le greche aiutano a capire come questi fattori possono riflettersi sul prezzo del prodotto e come il suo profilo di rischio può evolvere nel tempo.
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