Gli USA compreranno ingenti quantità di diesel dalla Russia, dimenticando per il momento le sanzioni verso Mosca. Un tentativo da parte di Donald Trump per abbassare il prezzo del diesel negli USA e recuperare voti, in uno scenario in cui i sondaggi lo vedono decisamente in ritardo.
Ma cosa prevede l’accordo, almeno secondo quanto annunciato? L’intesa prevede una sospensione temporanea delle sanzioni statunitensi sul diesel russo. In cambio, Mosca si impegna a immettere massicce quantità di carburante raffinato sul mercato americano e globale.
Accordo USA Russia sul diesel
Queste le tempistiche annunciate, poi c’è da vedere se realmente le cose andranno così, anche considerando i vari dietrofront di Trump nel tempo.
- Ottobre 2026: Oltre 300.000 tonnellate di gasolio.
- Novembre 2026: Ulteriori 500.000 tonnellate di gasolio russo.
- A seguire: Un flusso di 1.000.000 di tonnellate che, secondo il vicepremier russo Alexander Novak, punta a un regime di 3 milioni di tonnellate al mese in base alla capacità delle raffinerie.
Trump ha motivato la scelta definendola una priorità assoluta per proteggere l’economia interna e calmierare i prezzi per autotrasportatori, agricoltori e allevatori statunitensi. Come detto, dietro ciò troviamo anche il tentativo di recuperare gradimento in vista delle elezioni mid term.
USA – Russa: il tentativo di isolare l’Europa
L’accordo evidenzia un asse d’interesse pragmatico e isolazionista tra Washington e Mosca, lasciando l’Europa isolata nella gestione della propria transizione energetica, visto che l’Europa mantiene le sanzioni imposte in seguito alla guerra Russia – Ucraina. Per contro, gli Stati Uniti bypassano le sanzioni per tutelare i propri consumatori a ridosso delle scadenze elettorali.
Il retroscena politico e la rottura con Kiev
Secondo le ricostruzioni giornalistiche di Axios, la decisione di Trump è giunta dopo una forte irritazione nei confronti di Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino avrebbe ignorato i ripetuti appelli della Casa Bianca a fermare i raid contro le raffinerie di petrolio russe, attacchi che stavano esasperando la crisi globale delle forniture di carburante.
La reazione dell’Ucraina è stata durissima: Zelensky ha definito l’intesa una scelta “ingiusta, debole e disonesta”, paragonandola a un “regalo di compleanno” a Putin (che ha compiuto gli anni il 7 ottobre), lamentando il fatto che l’accordo fornirà a Mosca enormi risorse finanziarie per continuare a finanziare la guerra.
L’impatto sui mercati e lo scetticismo degli analisti

Nonostante Trump abbia promesso un calo “rapido e record” dei prezzi dell’energia, i mercati finanziari restano fortemente scettici. I prezzi di petrolio, gas e gasolio rimangono alti a causa del contesto geopolitico circostante, tra cui gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran e le forti minacce alla sicurezza nel Golfo Persico. Inoltre, molti analisti sollevano seri dubbi sull’effettiva affidabilità di Putin nel rispettare i volumi promessi nel lungo periodo.
Va ricordato che dallo Stretto di Hormuz prima della guerra di Trump contro l’Iran transitava circa il 20% della quantità globale di greggio. Un collo di bottiglia non da poco per l’intero pianeta in ambito energetico.
Nel week end i prezzi sul mercato grigio (prezzi da IG) hanno mostrato movimenti ridotti, con la quotazione del WTI in calo di pochi decimi percentuali. Segno che i mercati attendono conferme su quello che realmente accadrà nel medio e lungo termine.
Cosa cambia per l’Italia e l’Europa?
Per l’Italia e il resto dei Paesi dell’Unione Europea, gli effetti sui prezzi alla pompa saranno pressoché nulli. Il diesel russo sarà convogliato verso gli Stati Uniti e i mercati globali extra-UE. L’Europa mantiene intatto il rigido embargo totale sul petrolio russo e sui suoi derivati raffinati (benzina e gasolio).
I prezzi in Italia non scenderanno nel breve termine, poiché le forniture europee rimangono slegate da questo canale (oltre ad essere gravate da accise) e continuano a risentire delle tensioni mediorientali.
Chiaramente nel medio termine l’effetto potrebbe essere più rilevante, qualora il processo venisse confermato e di riflesso se scendesse il prezzo americano. Va ricordato come la salita dei prezzi degli idrocarburi sia una delle principali cause di inflazione. Tema che ha spinto BCE e Federal Reserve ed altre banche centrali ad alzare i tassi di interesse.