Azioni Juventus, 2026 in perdita e CdA propone l’aumento di capitale

Perché le azioni Juventus scendono? I dati di bilancio ancora non sorridono e c’è un altro aumento di capitale in vista. Nessuno sviluppo nel tentativo di acquisizione da parte di Tether. Analisi e previsioni per le azioni Juventus in Borsa.

La Juventus in Borsa

La Juventus (BIT: JUVE) ha approvato il bilancio dell’esercizio 2025/2026, chiuso con una perdita di 66 milioni di euro, in peggioramento rispetto al rosso di 58,1 milioni registrato nell’esercizio precedente. Il risultato evidenzia le difficoltà incontrate dal club nel corso della stagione, influenzate in particolare dalla mancata partecipazione alla UEFA Champions League, un evento che ha avuto ripercussioni sia sui ricavi sia sulla redditività complessiva della società.

Dopo anni caratterizzati da importanti successi sportivi e da una presenza costante ai vertici del calcio italiano ed europeo, la Juventus sta attraversando una fase di transizione che si riflette anche sui conti societari. In questo contesto, il ritorno a una crescita sostenibile passa necessariamente attraverso il miglioramento delle performance sportive e il rafforzamento della capacità di generare ricavi.

In questo articolo analizzeremo le principali cause che hanno determinato la perdita d’esercizio, valuteremo le possibili implicazioni per gli azionisti e approfondiremo il quadro grafico del titolo Juventus, individuando i livelli tecnici più rilevanti e gli scenari che potrebbero delinearsi nei prossimi mesi.

Motivi della perdita e l’aumento di capitale

Azioni Juventus

Come anticipato, l’esercizio 2025/26 si è chiuso con una perdita di 66 milioni di euro, in peggioramento rispetto al risultato negativo di 58,1 milioni registrato nell’anno fiscale precedente. Sul bilancio hanno inciso sia la mancata qualificazione alla UEFA Champions League, che ha penalizzato la capacità di generare ricavi, sia alcune componenti straordinarie di costo che hanno aggravato il risultato finale.

Nel dettaglio, la Juventus ha registrato ricavi pari a 474,7 milioni di euro, in diminuzione di circa 55 milioni rispetto all’esercizio precedente. La contrazione è riconducibile principalmente all’assenza dei proventi legati alla partecipazione alla FIFA Club World Cup, che nell’anno precedente avevano contribuito per circa 27 milioni di euro, oltre al calo dei ricavi audiovisivi e dei proventi derivanti dalla gestione dei diritti dei calciatori.

Per quanto riguarda i costi, invece, il club ha proseguito il percorso di efficientamento avviato negli ultimi anni. I costi operativi sono infatti scesi da 405,7 milioni a 363,6 milioni di euro, grazie soprattutto alla riduzione degli oneri legati alle acquisizioni temporanee dei calciatori, al contenimento delle retribuzioni del personale e alla razionalizzazione delle spese per servizi esterni.

Nonostante i progressi sul versante dell’efficienza gestionale, il risultato netto è stato influenzato anche da alcune componenti non ricorrenti. Tra queste figurano i costi sostenuti per la cessazione anticipata dei rapporti contrattuali con l’allenatore Igor Tudor, il suo staff e l’ex amministratore delegato Damien Comolli, oltre alla sanzione comminata dalla UEFA nell’ambito del Settlement Agreement

Sulle azioni Juventus pesa anche l’indebitamento netto

Le azioni Juventus hanno registrato una marcata fase ribassista a partire da maggio dello scorso anno. Oltre alle deludenti performance sportive ed economiche, che hanno inevitabilmente inciso sul sentiment degli investitori, a pesare sulle quotazioni potrebbe essere stato anche il progressivo aumento dell’indebitamento netto.

La Posizione Finanziaria Netta (PFN) è infatti salita da 280,2 milioni di euro a 331,1 milioni di euro, evidenziando un incremento significativo nel corso dell’esercizio. Tra i principali fattori che hanno contribuito all’aumento del debito figurano gli investimenti legati alle campagne trasferimenti e le operazioni in immobilizzazioni materiali. In particolare, ha avuto un impatto rilevante l’acquisizione dell’hotel J|Hotel.

Sebbene tali investimenti possano essere interpretati come parte di una strategia di sviluppo e rafforzamento del patrimonio societario, nel breve termine hanno determinato un maggiore fabbisogno finanziario, elemento che il mercato tende generalmente a valutare con attenzione, soprattutto in una fase caratterizzata da risultati economici ancora negativi.

Effetto aumento di capitale e conseguenze sulle azioni Juventus

Per far fronte ai crescenti fabbisogni finanziari e rafforzare la struttura patrimoniale del club, il Consiglio di Amministrazione proporrà all’Assemblea degli Azionisti del 3 novembre un aumento di capitale fino a 250 milioni di euro. L’operazione è finalizzata a consolidare l’equilibrio economico-finanziario della società, sostenendone al contempo la capacità di investimento e la competitività sportiva nei prossimi anni.

A supporto dell’operazione, Exor N.V. ha confermato la propria disponibilità a sottoscrivere la quota di competenza dell’aumento di capitale e a garantire l’eventuale parte rimasta inoptata. Inoltre, il socio di maggioranza ha manifestato l’intenzione di anticipare 60 milioni di euro, fornendo così un importante sostegno finanziario nel breve termine e contribuendo a rafforzare la liquidità della società in una fase particolarmente delicata.

Nonostante le finalità di rafforzamento patrimoniale dell’operazione, il mercato ha reagito negativamente all’annuncio. Le azioni Juventus hanno infatti subito forti pressioni in vendita, chiudendo la seduta di mercoledì 30 settembre con una flessione superiore all’8%. Una dinamica che riflette le preoccupazioni degli investitori per il possibile effetto diluitivo dell’aumento di capitale e per le persistenti criticità economico-finanziarie che il club bianconero è chiamato ad affrontare.

Il tema del tentativo di scalata da parte di Tether

Negli ultimi mesi non ci sono stati sviluppi sul tentativo di acquisizione della Juventus da parte di Tether, colosso delle criptovalute. La società emittente della stablecoin USDt, guidata dal CEO italiano Paolo Ardoino, è entrata nel capitale bianconero come socio di minoranza, consolidando progressivamente la sua quota fino a circa l’11,5% delle azioni.

A dicembre 2025, Tether ha formalizzato un’offerta vincolante da 1,1 miliardi di euro interamente in contanti rivolta a Exor per rilevare il suo 65,4%, promettendo un ulteriore investimento da 1 miliardo di euro per il rilancio del club. Nonostante ciò, la holding della famiglia Agnelli-Elkann ha rifiutato fermamente la proposta all’unanimità, con John Elkann che ha ribadito che la Juventus e la sua storia secolare non sono in vendita. Allo stato attuale, Exor mantiene saldo il controllo della società torinese.

Tether rimane comunque il secondo azionista più importante del club, conservando la sua quota di minoranza strategica e un rappresentante all’interno del Consiglio di Amministrazione della Juventus.

Analisi tecnica azioni Juventus

Grafico setimanale azioni Juventus, fonte Tradingview

Dal 2019 le azioni Juventus si sono inserite in un trend ribassista di lungo periodo, caratterizzato da una successione di massimi e minimi decrescenti che ha progressivamente deteriorato il quadro tecnico. La fase di debolezza è culminata nell’aprile 2024 con il raggiungimento di un minimo significativo in area 1,67 euro (linea blu), livello dal quale è successivamente partito un movimento di recupero che ha spinto le quotazioni fino a 3,56 euro nel maggio 2025.

Tale rimbalzo, tuttavia, non è stato sufficiente a modificare la struttura ribassista di fondo. A partire dalla seconda metà del 2025, infatti, le vendite sono tornate a prevalere, riportando il titolo verso i minimi del 2024. Il ritorno su quest’area, senza una violazione significativa dei supporti, conferma la rilevanza tecnica di tale area, che continua a rappresentare uno spartiacque fondamentale per le prospettive future del titolo.

Dal punto di vista operativo, la tenuta di questo supporto potrebbe essere importante per evitare un’ulteriore accelerazione del trend negativo. Al contrario, la formazione di una base di accumulazione in prossimità dei minimi potrebbe favorire un nuovo tentativo di recupero. Per ottenere segnali tecnici più convincenti sarebbe tuttavia necessario monitorare il comportamento del prezzo sulle principali resistenze intermedie e, soprattutto, dei massimi di maggio 2025 a 3,56 euro. Solo oltre tale soglia si potrebbe ipotizzare una forza rialzista che potrebbe portare ad una vera inversione di tendenza, con il ritorno di un quadro grafico più costruttivo nel medio-lungo periodo.

Fino ad allora, lo scenario prevalente resta quello di una fase di consolidamento all’interno di una struttura ancora fragile, nella quale il supporto di lungo periodo continua a svolgere un ruolo cruciale per l’evoluzione delle quotazioni.

Il presente articolo è redatto a fine informativo e non rappresenta in alcun modo sollecito all’investimento in borsa. L’investimento con azioni e certificati espone l’investitore a un rischio sostanziale di perdita del capitale investito