Le azioni sono un titolo finanziario, una quota della proprietà di una società http://investire-cert-1419291754.eu-west-3.elb.amazonaws.com/category/azioni-3/ I migliori certificati di investimento li trovi su investire-certificati.it Mon, 26 Oct 2026 09:48:45 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.10 https://www.investire-certificati.it/wp-content/uploads/2021/06/cropped-android-chrome-192x192-1-32x32.png Le azioni sono un titolo finanziario, una quota della proprietà di una società http://investire-cert-1419291754.eu-west-3.elb.amazonaws.com/category/azioni-3/ 32 32 Perché Stellantis scende in borsa? https://www.investire-certificati.it/perche-stellantis-scende-in-borsa/ https://www.investire-certificati.it/perche-stellantis-scende-in-borsa/#respond Mon, 26 Oct 2026 09:48:40 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=46182 Negli ultimi due anni e mezzo le azioni di Stellantis hanno perso oltre l’80% del loro valore. Il titolo è crollato dai massimi di inizio 2024 in area 27 euro fin sotto i 4 euro. Nel frattempo la market cap, ossia la capitalizzazione di mercato derivante dal valore di borsa delle azioni Stellantis è scesa […]

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Negli ultimi due anni e mezzo le azioni di Stellantis hanno perso oltre l’80% del loro valore. Il titolo è crollato dai massimi di inizio 2024 in area 27 euro fin sotto i 4 euro. Nel frattempo la market cap, ossia la capitalizzazione di mercato derivante dal valore di borsa delle azioni Stellantis è scesa da circa 70 miliardi di euro a poco più di 10 miliardi.

Perché le azioni Stellantis continuano a scendere? 

Le ragioni sono molteplici. C’è una crisi strutturale del settore automobilistico tradizionale, con forti ribassi anche per le altre società del comparto automotive. Stellantis, però, è scesa più degli altri titoli. Pesa il ritardo sull’elettrico, pesano gli errori del vecchio CEO Tavarez, con strategie poi rivelatesi fallimentari.

I numeri relativi alle vendite di automobili in Europa di Stellantis sono cresciuti, ma le azioni pagano il rallentamento negli Stati Uniti. Qui, nonostante la nomina di Filosa come nuovo CEO, il gruppo è ancora indietro, con accumuli di auto invendute. Mentre il gruppo ha cancellato il dividendo… Ma procediamo per punti.

Perché Stellantis è crollata in borsa?

  • Maxi oneri straordinari di bilancio: Il gruppo ha registrato un pesante impatto negativo dovuto a 22,2 miliardi di euro di oneri straordinari legati alla revisione strategica dei prodotti, ai vincoli sulle emissioni negli Stati Uniti e al ridimensionamento del personale.
  • Bilancio in rosso: nel secondo semestre 2025 l’azienda dovrebbe aver perso circa 20 miliardi di euro, numeri decisamente pesanti.
  • Speculazione short dei fondi: numerosi fondi (si veda il paragrafo seguente) hanno posizioni aperte al ribasso sulle azioni Stellantis per un totale vicino al 10% del capitale.
  • Stellantis ha sospeso il dividendo: Per preservare la liquidità a fronte dei risultati negativi, Stellantis ha dovuto sospendere il pagamento del dividendo per il 2026. Per i cassettisti e chi punta sul rendimento, non una buona notizia.
  • Ritardo nella strategia sull’elettrico: Il rallentamento globale dell’adozione dei veicoli elettrici e gli ingenti costi legati alla transizione hanno forzato un drastico “reset” dei piani industriali, pesando sui margini operativi.
  • Eccesso di scorte negli Stati Uniti: Il mercato nordamericano ha sofferto per un accumulo insostenibile di inventario invenduto (si parla di oltre 300mila autoveicoli stoccati), costringendo la società a costose promozioni e tagli alla produzione per smaltire i veicoli.
  • Ondata di richiami globali di veicoli per Stellantis: Difetti di produzione (come i problemi ai motori PureTech o i bug software ai sistemi delle telecamere posteriori su circa un milione di veicoli) hanno generato ingenti costi di richiamo e danni d’immagine.

Le posizioni short dei fondi su Stellantis

Un altro tema riguarda le posizioni nette corte dei fondi su Stellantis, reperibili dal sito CONSOB. Sopra determinate soglie (0,50% del capitale aziendale) i grandi fondi sono tenuti a rendere nota la loro posizione.

Chi sta puntando su un ribasso di Stellantis? Vediamo le società con le rispettive percentuali, che sono vicine al 10% complessivo.

Posizioni short su Stellantis: AQR Capital Management (0,5% al 20 ottobre), Arrowstreet Capital (0,8% al 12 ottobre), Citadel Advisors (0,55% al 29 settembre), Jericho Capital Asset Management (1,3% al 17 settembre), Jupiter Asset Management (0,9% al 20 ottobre), KGH (1,12% al 29 settembre), Kintbury Capital (0,8% al 18 agosto), Marshall Wace (1,98% al 20 ottobre) e Two Sigma Investments (1,04% al 19 ottobre 2026). Ilex Capital Partners ha ridotto nei giorni scorsi la propria posizione da 0.66% a 0,57%.

Grafico azioni Stellantis

Approfondimento

Ecco un articolo che parla delle difficoltà di Stellantis, fra ritardi nelle consegne e cali di borsa, prima di arrivare al taglio di target price di HSBC

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Azioni Stellantis: le consegne del terzo trimestre scendono. Analisi e previsioni Stellantis https://www.investire-certificati.it/azioni-stellantis-le-consegne-del-terzo-trimestre-scendono-analisi-e-previsioni-stellantis/ https://www.investire-certificati.it/azioni-stellantis-le-consegne-del-terzo-trimestre-scendono-analisi-e-previsioni-stellantis/#respond Wed, 21 Oct 2026 13:22:50 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=46103 Azioni Stellantis sotto i 4 euro. Si avvicina la data della pubblicazione dei bilanci semestrali: ci sarà spazio per un rimbalzo o le azioni Stellantis continueranno a scendere? Stellantis, il gruppo automobilistico guidato da Antonio Filosa, nella giornata del 13 ottobre ha comunicato le consegne nel terzo trimestre del 2026. Il quadro che emerge è […]

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Azioni Stellantis sotto i 4 euro. Si avvicina la data della pubblicazione dei bilanci semestrali: ci sarà spazio per un rimbalzo o le azioni Stellantis continueranno a scendere?

Stellantis, il gruppo automobilistico guidato da Antonio Filosa, nella giornata del 13 ottobre ha comunicato le consegne nel terzo trimestre del 2026. Il quadro che emerge è quello di una flessione a livello globale, ma con dinamiche regionali differenti: L’Europa allargata registra una crescita importante rispetto al medesimo periodo 2025, mentre in Nord America e Medio Oriente si rileva una riduzione dei volumi di consegna. Questa pubblicazione restituisce un’immagine contrastata dell’andamento operativo, influenzando anche la quotazione in borsa delle azioni Stellantis.

Azioni Stellantis e le consegne del Q3 2026

Nel terzo trimestre 2026, le consegne consolidate si sono attestate a 1,286 milioni di veicoli, con una riduzione dell’1,1% rispetto al medesimo periodo 2025, in cui si registravano consegne per 1,3 milioni. In termini assoluti, la riduzione è di circa 14.000 unità vendute e tale dato può avere ripercussioni sui ricavi complessivi del periodo, che saranno resi noti nella giornata del 28 ottobre.

Sotto questa dato, apparentemente stabile dal punto di vista commerciale, si possono leggere dinamiche differenti tra le principali aree geografiche del gruppo. L’Europa allargata sostiene i volumi complessivi, mentre Nord America e Medio Oriente registrano una contrazione importante. Infatti, nel mercato nordamericano le consegne sono scese da 404.000 a 357.000 unità, con una contrazione del 12% circa, per via delle pause produttive programmate nei mesi estivi che hanno penalizzato soprattutto Jeep Grand Cherokee e Compass, con circa 25.000 veicoli complessivi in meno. RAM ha mitigato in parte tale contrazione, con un incremento di circa 17.000 unità.

In Medio Oriente e Africa Stellantis registra una contrazione complessiva del 21%, principalmente a causa della debolezza del mercato turco. Il Sud America resta stabile con 251.000 veicoli consegnati, grazie al Brasile che ha ridotto l’impatto del mercato argentino. Nell’area Asia-Pacifico le consegne si attestano a 15.000 unità.

Composizione geografica delle consegne auto Stellantis
Fonte: Investor Relation Stellantis

Le consegne in Europa crescono

Nonostante la debolezza del mercato automobilistico europeo, nell’area le consegne sono cresciute del 10%, a 538.000 unità rispetto alle 534.000 dell’anno precedente. La crescita arriva dal contributo dei nuovi modelli sviluppati sulla piattaforma Smart Car, tra cui Fiat Grande Panda, Citroën C3 e Opel Frontera, che hanno generato circa 26.000 consegne aggiuntive. Positivo anche l’apporto della nuova Fiat 500 Hybrid e della Jeep Compass. Anche Leapmotor, la joint venture controllata al 51% da Stellantis, ha contribuito alla crescita in Europa, con 44.000 unità consegnate (+34.000 unità rispetto al Q3 2025).

Risultati economici del terzo trimestre: le aspettative degli analisti

Il 28 ottobre Stellantis pubblicherà i risultati economici del terzo trimestre 2026. L’attenzione sarà rivolta soprattutto all’andamento dei ricavi, agli effetti del mix geografico e di prodotto e alle eventuali indicazioni prospettiche del management. Gli analisti si aspettano un terzo trimestre relativamente stabile rispetto al Q3 2025. Stimando ricavi in una forbice tra i 35,7 e i 37,4 miliardi di euro. Quindi gli analisti non si aspettano un deterioramento dei ricavi, ma rimane più incerta la dinamica degli utili.

Azioni Stellantis sotto i 4 euro

Grafico settimanale azioni Stellantis, Fonte: TradingView

Le difficoltà del settore automobilistico europeo hanno penalizzato numerose società, e Stellantis non rappresenta un’eccezione. Da marzo 2024, le azioni Stellantis hanno intrapreso una marcata fase ribassista, che ha inizialmente portato le quotazioni a testare il supporto situato a 9,66 euro. Una falsa rottura, avvenuta alla fine del 2025, aveva alimentato aspettative di recupero, successivamente vanificate da una nuova ondata di vendite, che ha spinto il titolo verso gli attuali 3,82 euro circa.

Le quotazioni si trovano tuttavia all’interno di un’area di supporto storica, compresa tra 3,60 e 5,40 euro (evidenziata in viola), dalla quale in passato erano scaturiti significativi movimenti rialzisti. Qualora questa zona riuscisse a contenere le pressioni ribassiste, potrebbe concretizzarsi un recupero delle quotazioni, con obiettivi di medio termine individuabili in corrispondenza dei precedenti livelli di supporto e resistenza, rappresentati dalle linee blu nel grafico allegato. Viceversa, un’eventuale rottura al ribasso di questa fascia potrebbe aprire la strada a ulteriori vendite, con possibili obiettivi nell’area compresa tra 2 e 3 euro, corrispondente ai livelli registrati nel biennio 2011-2012.

Certificati con sottostante azioni Stellantis

Sul mercato dei certificati troviamo numerosi prodotti che hanno per sottostante le azioni Stellantis. Fra le emissioni recenti troviamo un certificato di Banco BPM (che deve ancora fare strike), con barriera capitale e cedolare al 55% e premi fino all’1,05% mensile lordo (ISIN IT0005735060), per un rendimento potenziale del 12,60% annuo lordo a fronte di una vita massima di tre anni.

Rendimento più contenuto ma barriere più profonde al 40% ed airbag per XS3127840091 di Citigroup, che ha per sottostante unico Stellantis, con cedole allo 0,84 lordo mensile ed una vita massima di un anno in più, pasi a 4 anni. Sempre fra i certificati con Stellantis fra i sottostanti – con barriera più profonda ma con altri titoli nel paniere – troviamo ISIN XS3127846296 di Citi (barriera 35% sia per cedole che capitale con Stellantis, Saipem, STM e Unicredit).

Il presente articolo è redatto a fine informativo e non rappresenta in alcun modo sollecito all’investimento in borsa. L’investimento con azioni e certificati espone l’investitore a un rischio sostanziale di perdita del capitale investito.

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Azioni Juventus, 2026 in perdita e CdA propone l’aumento di capitale https://www.investire-certificati.it/azioni-juventus-2026-in-perdita-e-cda-propone-laumento-di-capitale/ Wed, 30 Sep 2026 15:18:03 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=45683 Perché le azioni Juventus scendono? I dati di bilancio ancora non sorridono e c’è un altro aumento di capitale in vista. Nessuno sviluppo nel tentativo di acquisizione da parte di Tether. Analisi e previsioni per le azioni Juventus in Borsa. La Juventus in Borsa La Juventus (BIT: JUVE) ha approvato il bilancio dell’esercizio 2025/2026, chiuso […]

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Perché le azioni Juventus scendono? I dati di bilancio ancora non sorridono e c’è un altro aumento di capitale in vista. Nessuno sviluppo nel tentativo di acquisizione da parte di Tether. Analisi e previsioni per le azioni Juventus in Borsa.

La Juventus in Borsa

La Juventus (BIT: JUVE) ha approvato il bilancio dell’esercizio 2025/2026, chiuso con una perdita di 66 milioni di euro, in peggioramento rispetto al rosso di 58,1 milioni registrato nell’esercizio precedente. Il risultato evidenzia le difficoltà incontrate dal club nel corso della stagione, influenzate in particolare dalla mancata partecipazione alla UEFA Champions League, un evento che ha avuto ripercussioni sia sui ricavi sia sulla redditività complessiva della società.

Dopo anni caratterizzati da importanti successi sportivi e da una presenza costante ai vertici del calcio italiano ed europeo, la Juventus sta attraversando una fase di transizione che si riflette anche sui conti societari. In questo contesto, il ritorno a una crescita sostenibile passa necessariamente attraverso il miglioramento delle performance sportive e il rafforzamento della capacità di generare ricavi.

In questo articolo analizzeremo le principali cause che hanno determinato la perdita d’esercizio, valuteremo le possibili implicazioni per gli azionisti e approfondiremo il quadro grafico del titolo Juventus, individuando i livelli tecnici più rilevanti e gli scenari che potrebbero delinearsi nei prossimi mesi.

Motivi della perdita e l’aumento di capitale

Azioni Juventus

Come anticipato, l’esercizio 2025/26 si è chiuso con una perdita di 66 milioni di euro, in peggioramento rispetto al risultato negativo di 58,1 milioni registrato nell’anno fiscale precedente. Sul bilancio hanno inciso sia la mancata qualificazione alla UEFA Champions League, che ha penalizzato la capacità di generare ricavi, sia alcune componenti straordinarie di costo che hanno aggravato il risultato finale.

Nel dettaglio, la Juventus ha registrato ricavi pari a 474,7 milioni di euro, in diminuzione di circa 55 milioni rispetto all’esercizio precedente. La contrazione è riconducibile principalmente all’assenza dei proventi legati alla partecipazione alla FIFA Club World Cup, che nell’anno precedente avevano contribuito per circa 27 milioni di euro, oltre al calo dei ricavi audiovisivi e dei proventi derivanti dalla gestione dei diritti dei calciatori.

Per quanto riguarda i costi, invece, il club ha proseguito il percorso di efficientamento avviato negli ultimi anni. I costi operativi sono infatti scesi da 405,7 milioni a 363,6 milioni di euro, grazie soprattutto alla riduzione degli oneri legati alle acquisizioni temporanee dei calciatori, al contenimento delle retribuzioni del personale e alla razionalizzazione delle spese per servizi esterni.

Nonostante i progressi sul versante dell’efficienza gestionale, il risultato netto è stato influenzato anche da alcune componenti non ricorrenti. Tra queste figurano i costi sostenuti per la cessazione anticipata dei rapporti contrattuali con l’allenatore Igor Tudor, il suo staff e l’ex amministratore delegato Damien Comolli, oltre alla sanzione comminata dalla UEFA nell’ambito del Settlement Agreement

Sulle azioni Juventus pesa anche l’indebitamento netto

Le azioni Juventus hanno registrato una marcata fase ribassista a partire da maggio dello scorso anno. Oltre alle deludenti performance sportive ed economiche, che hanno inevitabilmente inciso sul sentiment degli investitori, a pesare sulle quotazioni potrebbe essere stato anche il progressivo aumento dell’indebitamento netto.

La Posizione Finanziaria Netta (PFN) è infatti salita da 280,2 milioni di euro a 331,1 milioni di euro, evidenziando un incremento significativo nel corso dell’esercizio. Tra i principali fattori che hanno contribuito all’aumento del debito figurano gli investimenti legati alle campagne trasferimenti e le operazioni in immobilizzazioni materiali. In particolare, ha avuto un impatto rilevante l’acquisizione dell’hotel J|Hotel.

Sebbene tali investimenti possano essere interpretati come parte di una strategia di sviluppo e rafforzamento del patrimonio societario, nel breve termine hanno determinato un maggiore fabbisogno finanziario, elemento che il mercato tende generalmente a valutare con attenzione, soprattutto in una fase caratterizzata da risultati economici ancora negativi.

Effetto aumento di capitale e conseguenze sulle azioni Juventus

azioni squadre di calcio

Per far fronte ai crescenti fabbisogni finanziari e rafforzare la struttura patrimoniale del club, il Consiglio di Amministrazione proporrà all’Assemblea degli Azionisti del 3 novembre un aumento di capitale fino a 250 milioni di euro. L’operazione è finalizzata a consolidare l’equilibrio economico-finanziario della società, sostenendone al contempo la capacità di investimento e la competitività sportiva nei prossimi anni.

A supporto dell’operazione, Exor N.V. ha confermato la propria disponibilità a sottoscrivere la quota di competenza dell’aumento di capitale e a garantire l’eventuale parte rimasta inoptata. Inoltre, il socio di maggioranza ha manifestato l’intenzione di anticipare 60 milioni di euro, fornendo così un importante sostegno finanziario nel breve termine e contribuendo a rafforzare la liquidità della società in una fase particolarmente delicata.

Nonostante le finalità di rafforzamento patrimoniale dell’operazione, il mercato ha reagito negativamente all’annuncio. Le azioni Juventus hanno infatti subito forti pressioni in vendita, chiudendo la seduta di mercoledì 30 settembre con una flessione superiore all’8%. Una dinamica che riflette le preoccupazioni degli investitori per il possibile effetto diluitivo dell’aumento di capitale e per le persistenti criticità economico-finanziarie che il club bianconero è chiamato ad affrontare.

Il tema del tentativo di scalata da parte di Tether

Negli ultimi mesi non ci sono stati sviluppi sul tentativo di acquisizione della Juventus da parte di Tether, colosso delle criptovalute. La società emittente della stablecoin USDt, guidata dal CEO italiano Paolo Ardoino, è entrata nel capitale bianconero come socio di minoranza, consolidando progressivamente la sua quota fino a circa l’11,5% delle azioni.

A dicembre 2025, Tether ha formalizzato un’offerta vincolante da 1,1 miliardi di euro interamente in contanti rivolta a Exor per rilevare il suo 65,4%, promettendo un ulteriore investimento da 1 miliardo di euro per il rilancio del club. Nonostante ciò, la holding della famiglia Agnelli-Elkann ha rifiutato fermamente la proposta all’unanimità, con John Elkann che ha ribadito che la Juventus e la sua storia secolare non sono in vendita. Allo stato attuale, Exor mantiene saldo il controllo della società torinese.

Tether rimane comunque il secondo azionista più importante del club, conservando la sua quota di minoranza strategica e un rappresentante all’interno del Consiglio di Amministrazione della Juventus.

Analisi tecnica azioni Juventus

grafico settimanale azioni Juventus
Grafico setimanale azioni Juventus, fonte Tradingview

Dal 2019 le azioni Juventus si sono inserite in un trend ribassista di lungo periodo, caratterizzato da una successione di massimi e minimi decrescenti che ha progressivamente deteriorato il quadro tecnico. La fase di debolezza è culminata nell’aprile 2024 con il raggiungimento di un minimo significativo in area 1,67 euro (linea blu), livello dal quale è successivamente partito un movimento di recupero che ha spinto le quotazioni fino a 3,56 euro nel maggio 2025.

Tale rimbalzo, tuttavia, non è stato sufficiente a modificare la struttura ribassista di fondo. A partire dalla seconda metà del 2025, infatti, le vendite sono tornate a prevalere, riportando il titolo verso i minimi del 2024. Il ritorno su quest’area, senza una violazione significativa dei supporti, conferma la rilevanza tecnica di tale area, che continua a rappresentare uno spartiacque fondamentale per le prospettive future del titolo.

Dal punto di vista operativo, la tenuta di questo supporto potrebbe essere importante per evitare un’ulteriore accelerazione del trend negativo. Al contrario, la formazione di una base di accumulazione in prossimità dei minimi potrebbe favorire un nuovo tentativo di recupero. Per ottenere segnali tecnici più convincenti sarebbe tuttavia necessario monitorare il comportamento del prezzo sulle principali resistenze intermedie e, soprattutto, dei massimi di maggio 2025 a 3,56 euro. Solo oltre tale soglia si potrebbe ipotizzare una forza rialzista che potrebbe portare ad una vera inversione di tendenza, con il ritorno di un quadro grafico più costruttivo nel medio-lungo periodo.

Fino ad allora, lo scenario prevalente resta quello di una fase di consolidamento all’interno di una struttura ancora fragile, nella quale il supporto di lungo periodo continua a svolgere un ruolo cruciale per l’evoluzione delle quotazioni.

Il presente articolo è redatto a fine informativo e non rappresenta in alcun modo sollecito all’investimento in borsa. L’investimento con azioni e certificati espone l’investitore a un rischio sostanziale di perdita del capitale investito

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Azioni Stellantis ai minimi dal 2014: il piano di Filosa basterà a rilanciare il titolo? https://www.investire-certificati.it/azioni-stellantis-ai-minimi-dal-2014-il-piano-di-filosa-bastera-a-rilanciare-il-titolo/ Fri, 25 Sep 2026 08:56:25 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=45496 Il settore automobilistico europeo ha subito un forte deterioramento dall’inizio del 2026. L’indice STOXX 600 Automobiles & Parts registra un calo di circa il 16%, evidenziando le difficoltà che stanno interessando l’intero comparto. Tra i principali fattori di pressione figurano l’instabilità geopolitica e la crescente concorrenza dei produttori cinesi, soprattutto nel segmento dei veicoli elettrici. […]

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Il settore automobilistico europeo ha subito un forte deterioramento dall’inizio del 2026. L’indice STOXX 600 Automobiles & Parts registra un calo di circa il 16%, evidenziando le difficoltà che stanno interessando l’intero comparto. Tra i principali fattori di pressione figurano l’instabilità geopolitica e la crescente concorrenza dei produttori cinesi, soprattutto nel segmento dei veicoli elettrici.

Ulteriori segnali di debolezza provengono da Volkswagen. La casa automobilistica tedesca ha drasticamente ridotto la guidance per il 2026 e prevede un margine operativo non superiore all’1%, rispetto alla precedente forchetta del 4% – 5,5%. La società ha inoltre avviato un significativo piano di ristrutturazione del personale, che potrebbe comportare la riduzione di circa 100.000 posti di lavoro entro il 2030, oltre a possibili chiusure e dismissioni di impianti produttivi. Anche la partecipazione del 75% in Porsche ha inciso negativamente sui risultati del gruppo. Il marchio di lusso sta infatti risentendo della debolezza della domanda cinese, dei dazi statunitensi e del ridimensionamento delle prospettive di crescita.

In questo contesto, anche la quotazione delle azioni Stellantis continua a essere penalizzata. Il titolo scambia vicino ai minimi delle ultime 52 settimane, a circa 4,217 euro. Sulla performance hanno pesato in modo significativo la maxi-svalutazione di circa 22 miliardi di euro, legata al reset strategico della transizione elettrica, e il riconoscimento da parte del gruppo di aver sovrastimato la velocità di adozione dei veicoli elettrici da parte dei clienti.

A ciò si aggiungono le difficoltà generali del settore, caratterizzato da volumi ancora insoddisfacenti, pressione sui margini e forte concorrenza internazionale. Alla luce di questo scenario, resta da capire se Stellantis riuscirà a chiudere il 2026 con segnali concreti di recupero operativo o se il titolo continuerà a risentire della debolezza del comparto automobilistico.

Il piano 2026 – 2030 di Filosa rilancerà le azioni Stellantis?

Investire su Stellantis

Con il piano FaSTLAne 2030, Antonio Filosa punta a rilanciare Stellantis e a rafforzare la fiducia degli investitori nei confronti del gruppo. Il programma prevede investimenti complessivi per 60 miliardi di euro, destinati allo sviluppo dei nuovi prodotti, al recupero dei margini e al miglioramento della generazione di cassa, dopo il forte deterioramento dei risultati registrato nel 2025.

Il 2026 rappresenta l’anno del reset strategico, mentre il 2027 dovrebbe segnare l’avvio dei primi risparmi significativi e il ritorno alla generazione di free cash flow positivo. Nel 2028, invece, il piano dovrebbe esprimere i primi effetti sul piano operativo e finanziario.

Entro il 2030, Stellantis punta a raggiungere un margine operativo adjusted complessivo di circa il 7%. Il Nord America, destinatario di circa il 60% degli investimenti complessivi, dovrebbe raggiungere un margine adjusted compreso tra l’8% e il 10%. Per l’Europa, il target è invece compreso tra il 3% e il 5%.

Il piano prevede inoltre un ritorno al free cash flow positivo già nel 2027 e una generazione di flussi di cassa liberi pari a circa 6 miliardi di euro entro il 2030. Il conseguimento di questi obiettivi sarà determinante per sostenere il rilancio della redditività, ridurre i dubbi sulla strategia industriale e favorire una possibile rivalutazione delle azioni Stellantis.

Nuovi prodotti per il rilancio della società

Stellantis prevede di lanciare 60 nuovi prodotti entro il 2030, affiancandoli a un ampio programma di aggiornamento degli attuali modelli. La strategia di Antonio Filosa non sarà concentrata esclusivamente sui veicoli elettrici, ma si baserà su un mix di motorizzazioni destinato ad adattarsi più rapidamente alla domanda dei diversi mercati:

  • 29 veicoli completamente elettrici;
  • 15 modelli plug-in hybrid o dotati di tecnologia range extender;
  • 24 modelli ibridi;
  • 39 modelli endotermici o mild hybrid.

Questa impostazione riflette la domanda ancora disomogenea di veicoli elettrici tra Europa e Stati Uniti. In particolare, nel mercato statunitense pickup e SUV con motorizzazione endotermica o ibrida continuano a rappresentare segmenti strategici per volumi e redditività del gruppo. La nuova strategia mira quindi a combinare la transizione verso l’elettrico con una maggiore flessibilità tecnologica, evitando di vincolare la crescita di Stellantis a un’unica tipologia di propulsione.

Stellantis e la tecnologia come chiave di sviluppo

tecnologia

Dei 60 miliardi di euro previsti dal piano FaSTLAne 2030, circa 36 miliardi saranno destinati allo sviluppo dei marchi, dei prodotti e delle attività regionali. I restanti 24 miliardi saranno invece impiegati per l’evoluzione delle piattaforme produttive, delle motorizzazioni e delle tecnologie globali.

Uno degli elementi centrali della strategia tecnologica di Stellantis è rappresentato dalla piattaforma STLA One, progettata per integrare diverse architetture del gruppo e ridurre la complessità industriale. L’obiettivo è fare in modo che, entro il 2030, circa il 50% dei volumi globali provenga da tre piattaforme comuni, con un riutilizzo dei componenti che potrebbe raggiungere il 70%.

All’interno dell’ecosistema STLA One, Stellantis intende sviluppare tre principali soluzioni tecnologiche:

  • STLA Brain, l’architettura centrale dedicata alle funzioni di calcolo e software del veicolo;
  • STLA SmartCockpit, il sistema di interazione digitale tra conducente, passeggeri e vettura;
  • STLA AutoDrive, la piattaforma dedicata allo sviluppo delle tecnologie di assistenza alla guida e guida autonoma.

L’obiettivo è aumentare l’efficienza produttiva, contenere i costi di sviluppo e migliorare l’esperienza digitale a bordo, rendendo più rapido l’aggiornamento dei veicoli e delle loro funzionalità nel tempo.

Gli effetti sperati sulla quotazione delle azioni Stellantis

Con il piano FaSTLAne 2030, Antonio Filosa punta a rilanciare la quotazione delle azioni Stellantis attraverso una strategia fondata su quattro direttrici principali: forti investimenti in Nord America, area considerata quella con il maggiore potenziale di crescita e redditività; un nuovo mix di modelli e motorizzazioni; il miglioramento della qualità dei prodotti; e l’adozione di piattaforme tecnologiche comuni all’interno della struttura produttiva del gruppo.

Il successo del piano, tuttavia, dipenderà da diversi fattori e rimarrà esposto a significativi rischi di esecuzione. Stellantis si appresta a realizzare ingenti investimenti dopo le maxi-svalutazioni registrate nella seconda metà del 2025, mentre i primi benefici pienamente visibili potrebbero emergere soltanto dal 2028. Inoltre, la domanda di veicoli elettrici potrebbe evolvere in modo diverso dalle attese e i risparmi sui costi potrebbero essere compensati da fattori avversi, come l’introduzione di nuovi dazi, l’aumento dei prezzi delle materie prime o ulteriori pressioni sulla catena di approvvigionamento.

Per valutare l’efficacia del piano, il mercato dovrà monitorare soprattutto tre elementi: l’andamento delle vendite e dei margini in Nord America, la capacità di Stellantis di generare effettivamente i flussi di cassa liberi indicati negli obiettivi e il successo commerciale dei nuovi modelli.

Gli investitori potrebbero iniziare a rivalutare il titolo già nel 2027, qualora il piano producesse i primi risultati positivi in termini di volumi, margini e cassa. Al contrario, un rinvio degli obiettivi, una revisione al ribasso delle stime o risultati inferiori alle attese potrebbero esercitare ulteriori pressioni sulla quotazione.

Analisi grafica azioni Stellantis

Grafico azioni Stellantis
Grafico settimanale azioni Stellantis, fonte Tradingview

A partire da marzo 2024, le azioni Stellantis hanno avviato una marcata fase ribassista, che inizialmente ha portato il titolo a muoversi lateralmente all’interno del range compreso tra 13,76 e 11,41 euro. Successivamente, la pressione in vendita è aumentata e il titolo ha tentato un rimbalzo in prossimità di 7,20 euro. Il recupero, tuttavia, si è rivelato temporaneo e Stellantis ha ripreso il percorso discendente.

La successiva rottura al ribasso del supporto situato sui 5,23 euro (linea blu continua), corrispondente ai minimi registrati nel marzo 2020, ha confermato la debolezza del titolo e la persistente cautela degli investitori. Ai prezzi attuali, Stellantis è tornata su livelli che non si vedevano dal 2014, un segnale della profondità della fase ribassista in corso.

Dal punto di vista tecnico, il movimento negativo resta evidente, con il titolo scivolato sotto i 4 euro per azione in queste ultime sedute. Un eventuale rimbalzo da tale soglia non dovrebbe essere interpretato immediatamente come segnale precoce di un’inversione di tendenza: gli investitori potrebbero attendere la comparsa di risultati concreti del piano da 60 miliardi di euro prima di tornare ad acquistare il titolo in modo più convinto.

Il presente articolo è redatto a fine informativo e non rappresenta in alcun modo sollecito all’investimento in borsa. L’investimento con azioni e certificati espone l’investitore a un rischio sostanziale di perdita del capitale investito.

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Azioni Prysmian: analisi e previsioni https://www.investire-certificati.it/azioni-prysmian-analisi-e-previsioni/ Mon, 21 Sep 2026 09:31:24 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=45433 Azioni Prysmian: quali previsioni in borsa? Prysmian (BIT:PRY) è una società quotata sul FTSE MIB operante nello sviluppo, progettazione e installazione di cavi, sistemi per il trasporto di energia elettrica e trasmissione di dati. Oltre ai cavi, la società offre soluzioni integrate per le reti elettriche, impianti offshore, interconnessioni sottomarine, data center per AI e […]

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Azioni Prysmian: quali previsioni in borsa? Prysmian (BIT:PRY) è una società quotata sul FTSE MIB operante nello sviluppo, progettazione e installazione di cavi, sistemi per il trasporto di energia elettrica e trasmissione di dati. Oltre ai cavi, la società offre soluzioni integrate per le reti elettriche, impianti offshore, interconnessioni sottomarine, data center per AI e telecomunicazioni.

Le azioni Prysmian sono osservate attentamente nel mercato finanziario italiano in quanto la società ha un’esposizione diretta si principali megatrend del momento: elettrificazione, transizione energetica e potenziamento delle reti per alimentare i data center per l’intelligenza artificiale.

Infatti, Prysmian si sta affermando come uno dei principali player sullo sviluppo di infrastrutture energetiche a livello globale, soprattutto nel panorama AI, dove la fornitura di energia deve avere elevati livelli in termini di stabilità e potenza. L’offerta di servizi dedicati è in grado di cavalcare questa tendenza, dando a Prysmian buone prospettive di crescita nel settore. Ovviamente, la società con sede a Milano dovrà fronteggiare molteplici rischi, tra cui i ritardi sull’esecuzione di alcuni grandi progetti d’investimento, variabilità dei prezzi delle materie prime e la ciclicità dei settori delle telecomunicazioni e costruzioni.

Segmenti operativi di Prysmian

Quali sono i settori in cui lavora Prysmian? Operativamente Prysmian opera attraverso quattro principali segmenti:

SegmentoProdotti e serviziClienti e applicazioni
TransmissionCavi ad altissima tensione, sistemi HVDC e HVAC, cavi sottomarini e collegamenti offshoreUtility, governi, operatori di rete, parchi eolici
Power GridCavi per reti ad alta, media e bassa tensione, linee aeree e componenti per la distribuzioneDistributori elettrici, utility, municipalità
ElectrificationCavi per edifici, industrie, infrastrutture e applicazioni specialisticheCostruttori, aziende industriali, installatori, produttori di macchinari
Digital SolutionsFibra ottica, cavi in rame, sistemi per telecomunicazioni e data centerOperatori telecom, hyperscaler, data center, aziende tecnologiche

Le principali aree geografiche di operatività sono concentrate nella zona EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa), Nord America, America Latina (LATAM) e Asia-Pacifico (APAC). L’area EMEA si conferma come il principale mercato in termini di volume di fatturato, ma la spinta più forte l’ha ricevuta dal Nord America grazie all’esplosione della domanda di cavi legati ai data center e alle soluzioni digitali.

La crescita in tutte le aree geografiche prima menzionate è frutto di una struttura aziendale che offre un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza. Il vantaggio competitivo di Prysmian non risiede solo nella capacità produttiva, ma nella combinazione di scala globale, know-how ingegneristico, portafoglio ordini che dà visibilità futura sui flussi di cassa, presenza nei mercati strategici e offerta integrata per energia e dati.

La società è particolarmente attiva nei progetti ad alta complessità, come cavi sottomarini, collegamenti HVDC, reti elettriche e infrastrutture per data center. La sostenibilità di questo vantaggio dipenderà dalla capacità di difendere i margini, integrare le acquisizioni fatte negli anni e trasformare la crescente domanda infrastrutturale in flussi di cassa e rendimenti sul capitale.

Risultati Q2 2026 e effetti sul prezzo delle azioni Prysmian

Certificato azioni energetiche

I risultati del secondo trimestre 2026 hanno dato una forte spinta alla quotazione delle azioni Prysmian. Rispetto al medesimo periodo 2025, i ricavi sono cresciuti del 9,4% a 6,021 miliardi di euro, mentre l’Ebitda Adjusted è cresciuto più velocemente dei ricavi (+12,1%), segnale di efficientamento delle linee di ricavo e della struttura dei costi.

La crescita dei ricavi è da imputare principalmente alla maggiore redditività dei segmenti Trasmission (+14,3%) e Digital Solution (+18%) grazie alla domanda strutturale di infrastrutture elettriche e digitali.

Il segmento Trasmission ha beneficiato di forti investimenti atti a potenziare le infrastrutture, al fine di collegare gli impianti rinnovabili di produzione di energia elettrica, trasportare energia su lunghe distanze e aumentare la sicurezza energetica. Gli investimenti, soprattutto da parte degli hyperscaler, sostenuti per la costruzione di data center, cloud e infrastrutture per l’intelligenza artificiale, hanno consentito a Prysmian di incrementare il fatturato nel segmento Digital Solution.

Come si esprimono gli analisti sulle azioni Prysmian

Quali previsioni per l’azione Prysmian? Una buona fetta degli analisti che seguono il titolo Prysmian esprimono un sentiment positivo sulle prospettive future del prezzo. Complessivamente, dei 16 analisti che hanno formulato una valutazione sulla società, 11 raccomandano “Buy”, 4 “Hold” e 1 “Sell”. Il target price medio si attesta a 156,06 euro, implicando un potenziale upside rispetto agli attuali livelli di quotazione.

Tra i principali intermediari, Jefferies assegna a Prysmian un giudizio “Buy”, con un prezzo obiettivo di 164 euro. Anche Berenberg mantiene una view positiva, con raccomandazione “Buy” e target price fissato a 150 euro. Kepler Cheuvreux, infine, indica un prezzo obiettivo di 144 euro e conferma il giudizio “Buy”.

SWOT Analysis azioni Prysmian

Punti di forza

I principali punti di forza di Prysmian si riconducono alla leadership di mercato, alla forte diversificazione del portafoglio prodotti ed all’esposizione diretta ai megatrend del momento. Attraverso la propria offerta, Prysmian è in grado di coprire l’intera catena produttiva: cavi sottomarini ad alta e altissima tensione per trasmissione e interconnessioni, cavi per reti di trasmissione e distribuzione, soluzioni per data center, fibra ottica, cablaggi speciali per industria.

Inoltre, l’elevata specializzazione di Prysmian crea delle forti barriere all’entrata per potenziali competitor: costi elevati per formare il personale e gli elevati costi da sostenere per switchare fornitori. Inoltre, il forte backlog garantisce visibilità sui ricavi futuri e sul potenziale flusso di cassa della società, soprattutto nel segmento Trasmission il cui backlog ammonta a circa 17 miliardi di euro.

Punti di debolezza

Tra le debolezze si menzionano l’elevata volatilità delle materie prime, specialmente in un momento storico caratterizzato da conflitti sparsi per il globo, e la dipendenza da grandi progetti infrastrutturali. Rame e alluminio sono le principali materie prime utilizzate dalla società e una delle maggiori voci di costo. Nonostante le attività di hedging e presenza di clausole di adeguamento prezzi, la variazione marcata dei prezzi di queste materie può comprimere i margini se non c’è una copertura totale o se i meccanismi di pass-through non riescono a seguire tempestivamente l’andamento dei mercati.

I progetti di grandi dimensioni rappresentano lo zoccolo duro dei ricavi di Prysmian (interconnessioni, offshore wind, grid reinforcement). L’esecuzione di questi progetti dipende da numerosi fattori, tra cui tempistica di esecuzione, permessi, disponibilità di risorse finanziarie e un coordinamento progettuale preciso e continuo: ritardi esecutivi, o problemi di vario tipo con i soggetti coinvolti nella realizzazione dei progetti impatterebbero negativamente su backlog e flussi di cassa.

Le acquisizioni fatte recentemente da Prysmian (Encore Wire, Atkore) giocano un ruolo fondamentale nella crescita dimensionale, soprattutto in mercati chiave come quello dei data center e AI (Nord America). Le operazioni di M&A introducono forte complessità dal punto di vista operativo, culturale e sistemico che potrebbero compromettere la realizzazione delle sinergie poste alla base delle operazioni stesse.

Opportunità

Il moderno mondo globalizzato offre un’ampia gamma di opportunità, soprattutto nel campo della connettività. Infatti, il gran numero di data center in costruzione ha fatto sorgere la necessità di produrre e posizionare i cavi di fibra ottica, di alimentazione e soluzioni di connettività interna, alimentandone la domanda.

Sul fronte energetico, l’impegno globale alla decarbonizzazione e alla riduzione delle emissioni di CO2 spingono gli investimenti in trasmissione, distribuzione e interconnessioni, con benefici diretti per i segmenti Transmission e Power Grid. Inoltre, la forte elettrificazione industriale e della mobilità può portare benefici anche al segmento Electrification, con progetti atti allo sviluppo di un’infrastruttura energetica ottimale. Il segmento Digital Solutions offre servizi ad alto valore aggiunto, che concorrono a stabilizzare i margini e ridurre la ciclicità che caratterizza il settore di Prysmian.

Minacce

Prysmian opera in un settore caratterizzato da una forte concorrenza, da rischi di capacità produttiva e dalla presenza di un tessuto normativo molto stringente. Nel continente europeo compete con Nexans e NKT, in Nord America con Southwire e in Asia con aziende low-cost. La concorrenza con questi player potrebbe generale una spirale ribassista sui prezzi, andando ad erodere pesantemente i margini. Non di poco conto è il contesto normativo in cui Prysmian opera: iter autorizzativi lunghi, contenziosi ambientali e cambi di policy (sussidi, tariffe, standard tecnici) possono ritardare o ridimensionare progetti chiave.

Cosa emerge dalla SWOT Analysis

Prysmian si propone come un attore prominente nel mercato, posizionandosi su trend strutturali e con un backlog di alta qualità, e che affronta efficacemente i rischi specifici dell’azienda e del settore (materie prime, esecuzione di grandi progetti, competizione e normativa). Le opportunità legate all’infrastruttura AI con i data center, alle nuove acquisizioni e alla disciplina oculata dei prezzi e margini possono, se gestite bene, creare una crescita sostenibile di profitti e flussi di cassa.

Il ritracciamento delle azioni Prysmian è terminato?

Vediamo un grafico relativo alle azioni Prysmian.

Grafico settimanale azioni Prysmian
Grafico settimanale azioni Prysmian, fonte Tradingview

Da aprile 2025 le azioni Prysmian hanno intrapreso un rally prolungato, sostenuto da fondamentali in miglioramento, da un backlog record e da una narrativa di mercato sempre più orientata ai temi dell’elettrificazione, delle reti e dei data center. Questo movimento ha portato il titolo a segnare nuovi massimi storici a maggio 2026, in area 157,25 euro, confermando la forza del trend di medio-lungo periodo.

Tuttavia, in prossimità della zona 157,80 euro il prezzo ha incontrato una resistenza significativa, oltre la quale non è riuscito a proseguire con continuità. Da quel livello è iniziata una fase correttiva, che ha condotto il titolo verso una soglia tecnica importante intorno a 112,15 euro. Su questo supporto il titolo ha mostrato capacità di reazione, generando un rimbalzo che, finora, non è però riuscito a rompere con decisione la resistenza intorno a 129,60 euro. Il risultato è una fase di consolidamento laterale, con il prezzo che si sta muovendo all’interno di un trading range ben definito tra 112,15 e 129,60 euro.

In questo contesto, i segnali di forza potrebbero arrivare da una rottura netta e volumetricamente sostenuta del limite superiore del range, attorno a 129,60 euro. Un breakout confermato su questa soglia riaprirebbe lo scenario rialzista, con il prezzo potenzialmente chiamato a testare l’area di lateralizzazione prossima ai massimi, compresa tra 142,25 e 157,80 euro. In uno scenario del genere, il superamento stabile di 157,80 euro rappresenterebbe il segnale di prosecuzione del trend primario, con possibilità di esplorare nuovi livelli di prezzo in territorio di price discovery.

D’altro canto, se la narrativa sul titolo dovesse perdere slancio – ad esempio a causa di una revisione al ribasso delle stime da parte degli analisti, di un rallentamento percepito nell’esecuzione di nuovi progetti o di un contesto macro più sfavorevole – non si potrebbe escludere un ritest del supporto a 112,15 euro, seguito da una rottura al ribasso. In tal caso, il primo target di breve periodo si collocherebbe intorno a 98,08 euro, livello sul quale il titolo si è mosso tra gennaio e marzo 2026 e che ha già funzionato come zona di scambio rilevante.

Certificato con sottostante azioni Prysmian

Banco BPM è protagonista di un’emissione di certificati con unico sottostante. Di seguito l’articolo ed il relativo link per la lettura:

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Le azioni Ferrari torneranno ai livelli del 2025? https://www.investire-certificati.it/le-azioni-ferrari-torneranno-ai-livelli-del-2025/ Thu, 06 Aug 2026 08:52:53 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=44808 Azioni Ferrari e comparto lusso: analisi e previsioni Il 2026 si sta configurando come un anno di normalizzazione per l’economia globale e, in particolare, per il comparto del lusso, dopo il rallentamento osservato nel 2024–2025 e le tensioni geopolitiche più recenti. Secondo gli studi di Bain&Company la spesa mondiale in beni di lusso personale, scesa […]

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Azioni Ferrari e comparto lusso: analisi e previsioni

Il 2026 si sta configurando come un anno di normalizzazione per l’economia globale e, in particolare, per il comparto del lusso, dopo il rallentamento osservato nel 2024–2025 e le tensioni geopolitiche più recenti. Secondo gli studi di Bain&Company la spesa mondiale in beni di lusso personale, scesa leggermente a 358 miliardi di euro nel 2025, dovrebbe tornare a crescere nel 2026 con un range base tra +2% e +4%, portando il mercato tra 365 e 373 miliardi di euro, mentre la spesa complessiva in beni ed esperienze di lusso è vista in crescita tra 0% e 2% rispetto ai 1.443 miliardi del 2025.

Investire sul settore automobilistico

Morgan Stanley, in vista della conferenza europea sul lusso, conferma il quadro di “stabilizzazione fragile”, stimando per i beni di lusso una crescita di circa il 2,5% nel 2026. Marchi rivolti alla fascia alta di reddito continuano a beneficiare di domanda resiliente, mentre i brand più dipendenti dal consumatore aspirazionale soffrono maggiormente il contesto macro.

BNP Paribas Equity Research è più costruttiva e vede il settore lusso tornare a una crescita organica intorno al 6% nel 2026, dopo un 2025 sostanzialmente piatto, pur riconoscendo che la visibilità resta limitata per via di rischi macro, valutari e specifici di singoli gruppi.

In questo scenario, i player del lusso meglio posizionati sono quelli capaci di intercettare la spesa degli high‑net‑worth e ultra‑HNW, con prodotti percepiti come “hard luxury” e asset d’investimento, dove pricing power e brand equity consentono di difendere margini anche in presenza di volumi non particolarmente espansivi. Le azioni Ferrari rientrano in questa categoria, collocandosi in una nicchia dove la domanda è fortemente concentrata sulle fasce di reddito più elevate e meno sensibili ai cicli, rendendo il business più accostabile al lusso che all’auto “di massa”.

Azioni Ferrari, Risultati Q2 2026

Nel secondo trimestre 2026 Ferrari ha pubblicato risultati superiori alle attese del mercato, confermando la capacità del gruppo di monetizzare mix e personalizzazioni anche in un contesto macro complesso. I ricavi netti del trimestre si sono attestati a 1,938 miliardi di euro, in crescita dell’8% anno su anno e dell’11% a cambi costanti, trainati da un mix di prodotto più ricco e da una quota più elevata di optional e personalizzazioni sulle vetture. Le entrate da auto e ricambi hanno raggiunto 1,629 miliardi di euro, in aumento dell’8% rispetto all’anno precedente, mentre sponsorizzazioni, commerciale e brand hanno contribuito per 209 milioni, crescita del 2% grazie a contratti di sponsorship più remunerativi.

azioni Tesla e settore auto elettriche

Sul fronte redditività, l’EBITDA trimestrale è stato di circa 755 milioni di euro, con un margine pari al 39%, mentre l’EBIT ha raggiunto 605 milioni di euro, corrispondente a un margine operativo del 31,2%, leggermente superiore al livello dello stesso periodo del 2025. Il risultato netto si è attestato a 463 milioni di euro, in crescita del 9% anno su anno, e l’utile per azione adjusted è stato pari a 2,62 euro, sopra il consenso degli analisti che si collocava intorno a 2,50–2,83 euro per azione. Le consegne sono state pari a 3.366 unità, in calo del 3,7% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, segnalando una strategia che privilegia valore unitario e personalizzazione rispetto ai volumi.

La nuova guidance sosterrà il rialzo delle azioni Ferrari?

Alla luce di questi risultati, Ferrari ha rivisto al rialzo la guidance 2026: i ricavi sono ora attesi intorno a 7,6 miliardi di euro, rispetto a un precedente target di 7,5 miliardi, il floor dell’EPS adjusted è stato innalzato ad almeno 9,68 euro, l’obiettivo di EBITDA è stato portato a circa 2,97 miliardi e la guidance di free cash flow industriale minimo è stata aumentata a 1,55 miliardi di euro. Tali numeri riflettono una visibilità sugli ordini di modelli ad altissimo valore, incluse serie limitate come la F80 e nuovi modelli elettrici in pipeline, che vengono citati come driver strutturali di domanda e pricing power per i prossimi anni.

Fair value azioni Ferrari

Sul listino milanese, le azioni Ferrari scambiano intorno a 350 euro per azione, con una capitalizzazione di mercato di circa 67 miliardi di euro e una performance a dodici mesi negativa nell’ordine dell’8% dopo i massimi annui raggiunti a circa 492 euro nel 2025. I dati aggregati riportati da piattaforme come MarketScreener indicano per il 2026 ricavi nell’area di 7,5 – 7,6 miliardi di euro, EBITDA atteso intorno a 2,99 miliardi, P/E forward di circa 35,4x, EV/Fatturato forward a 8,93x e dividend yield stimato intorno all’1,1–1,3%. Questi dati confermano un profilo valutativo che incorpora un forte premio rispetto ai costruttori auto tradizionali.

Modelli di fair value basati su discounted cash flow e multipli comparabili convergono su valutazioni intrinseche superiori ai prezzi correnti di Borsa. Infatti, il titolo ha un valore intrinseco medio di circa 294 euro per azione, rispetto al prezzo intorno a 350 euro. Quindi il titolo scambierebbe con un premio del 18% rispetto al fair value.

Gli analisti credono nel rialzo delle azioni Ferrari?

Azioni

Quali sono le previsioni per le azioni Ferrari? Guardando al consenso degli analisti, il quadro che emerge è il seguente: un price target medio per le azioni Ferrari intorno a 384,18 euro per azione, pari a un potenziale upside nell’ordine del 9% rispetto ai corsi attuali, con 15 analisti su base recente che mantengono un rating complessivo di tipo “Buy”. All’interno di questa forchetta, Berenberg ha alzato il target a 384 euro confermando il giudizio Buy e Jeffries ha alzato il target da 350 euro a 380 euro.

Morgan Stanley e altre case sottolineano che la valutazione premium del titolo – in termini di multipli su utili e ricavi – è giustificata da una struttura di domanda più vicina al lusso hard luxury che al ciclo auto tradizionale, con una base clienti relativamente price ‑ insensitive e un portafoglio ordini che offre visibilità di medio periodo su mix e margini. In sintesi, il fair value di mercato per il titolo appare concentrato in un corridoio 370 – 380 euro per azione, con il consensus internazionale che implica ulteriori upside, ma in un contesto dove la capacità di Ferrari di continuare ad alzare guidance, gestire la transizione elettrica e difendere il brand sarà decisiva per la realizzazione del potenziale stimato.

Grafico Azioni Ferrari

Ecco di seguito un grafico delle azioni Ferrari su Borsa Italiana. Doppio minimo in area 270 dollari e la successiva ripartenza del titolo, con le azioni Ferrari tornate sopra i 350 dollari per azione.

grafico azioni ferrari

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Continuerà il ribasso delle azioni Stellantis? Analisi e target analisti https://www.investire-certificati.it/continuera-il-ribasso-delle-azioni-stellantis-analisi-e-target-analisti/ Thu, 23 Jul 2026 20:51:08 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=44547 Quali previsioni per le azioni Stellantis? Il settore automotive sta attraversando un periodo turbolento con le principali case automobilistiche che registrano risultati economici sotto le attese o negativi. La crisi del settore auto ha spinto un colosso come Volkswagen ad attuare un piano di licenziamenti record pari a circa 50.000 unità e a ridurre sensibilmente […]

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Quali previsioni per le azioni Stellantis? Il settore automotive sta attraversando un periodo turbolento con le principali case automobilistiche che registrano risultati economici sotto le attese o negativi. La crisi del settore auto ha spinto un colosso come Volkswagen ad attuare un piano di licenziamenti record pari a circa 50.000 unità e a ridurre sensibilmente le nuove uscite. In altre parole, il comparto automotive sta attraversando una fase di transizione complessa e il 2026 non si prefigura come un anno di forte ripresa, ma piuttosto di stabilizzazione con segnali contrastanti tra le diverse aree geografiche. Stellantis non esula certo da questo scenario, con il titolo della casa automobilistica italo francese che negli ultimi trenta mesi ha perso l’80% del suo valore.

Come sta andando il mercato auto in Europa

Il mercato europeo mostra segnali di debolezza persistente. Le vendite dovrebbero crescere solo tra lo 0% e il 2% annuo, un livello insufficiente a sostenere pienamente la capacità produttiva e gli investimenti industriali. La penetrazione dei marchi cinesi è uno degli elementi più critici: dal 7% del mercato europeo nel 2025, la quota potrebbe raggiungere la doppia cifra entro il 2026-2028. La transizione verso l’elettrico procede più lentamente del previsto, con una penetrazione di BEV, PHEV ed EREV stimata tra il 25% e il 30% nel 2026. Veniamo ora alle azioni Stellantis.

Le azioni Stellantis: analisi dei risultati di esercizio

Nel primo trimestre 2026 le azioni Stellantis hanno registrato un calo del 36% circa, che segue i ribassi del 2024 e 2025. Le motivazioni di questo calo sono da ricondursi alla notevole svalutazione sul comparto elettrico. Infatti, agli inizi di febbraio 2026 Stellantis ha registrato una svalutazione di 22 miliardi circa legata ad un forte ridimensionamento della strategia sull’elettrico. Il management aveva sovrastimato il ritmo della transizione energetica e compiuto errori di carattere strategico nel segmento EV.

Investire su azioni Stellantis e su Settore Automobilistico

Tale svalutazione non tardò a generare effetti sui mercati: il titolo perse più del 23% del suo valore in una sola seduta borsistica, trasformandosi in uno dei ribassi più marcati nella storia recente. Dopo il forte scivolone, la società guidata da Filosa sembra dare qualche segnale positivo. Secondo i dati di ACEA, Stellantis a giugno ha registrato un aumento del 5,3% rispetto allo stesso mese del 2025, anche se la quota di mercato è scesa al 13,6% dal 14,6% dell’anno precedente.

Tra i marchi del gruppo, Peugeot ha messo a segno una crescita del 4,6% nelle vendite, mentre Opel/Vauxhall ha segnato una flessione del 3,1%. DS ha visto le immatricolazioni diminuire dell’11%, in controtendenza con Citroën, che ha chiuso il mese con un incremento del 5,0%. Fiat ha registrato un aumento delle vendite di circa il 35%, mentre Jeep ha visto un calo dell’1,7%. Lancia/Chrysler ha segnato una flessione del 7,0% e Alfa Romeo ha ridotto le vendite del 17%.

Valore delle azioni Stellantis secondo gli analisti

Gli analisti guardano a Stellantis con un atteggiamento cautamente ottimista: il titolo è considerato sottovalutato rispetto ai fondamentali, ma il contesto operativo resta percepito come complesso e ancora in fase di assestamento dopo le maxi‑svalutazioni del 2025 e la sospensione del dividendo.

Il consensus di mercato indica un prezzo obiettivo medio a 12 mesi intorno a 6,95 euro, con un massimo stimato di circa 12,50 euro e un minimo di 4,0 euro. Con il titolo che negli ultimi giorni ha oscillato tra 4,93 – 5,30 euro, il target medio implica un potenziale di rialzo di circa il 30% – 40% rispetto ai livelli attuali, anche se ovviamente i rischi restano, considerando la volatilità del comparto.

La raccomandazione media è sostanzialmente “mantieni” (hold): non c’è un invito netto al “comprare”, ma neanche al “vendere”. Diversi broker hanno recentemente tagliato i target price (ad esempio Deutsche Bank a 5,50 euro, Citi a 7,20 euro, Equita a 6,40 euro) pur mantenendo rating neutri, citando un contesto macro ancora incerto, pressioni sui margini e dati di vendita negli USA meno convincenti del previsto.

Dall’altro lato, alcuni analisti vedono Stellantis come un’opportunità di valore in ottica di turnaround: dopo il “reset” strategico sull’elettrico e la focalizzazione su cassa e redditività, si aspettano un recupero progressivo nel 2026–2027, con margini e flussi di cassa in miglioramento. In quest’ottica, i livelli intorno ai 5 euro sono visti da parte del mercato come una zona di minimo del ciclo ribassista, da cui potrebbe partire un rimbalzo se il piano industriale (FaSTLAne 2030, razionalizzazione costi, nuovi lanci) verrà eseguito correttamente. Le previsioni per le azioni di Stellantis passano chiaramente da qui, oltre che dallo scenario generale.

Il presente articolo è redatto a fine informativo e non rappresenta in alcun modo sollecito all’investimento in borsa. L’investimento con azioni e certificati espone l’investitore a un rischio sostanziale di perdita del capitale investito.

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Azioni UniCredit sui massimi storici, dove potranno arrivare https://www.investire-certificati.it/azioni-unicredit-sui-massimi-storici-dove-potranno-arrivare/ Tue, 23 Jun 2026 13:26:41 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=44009 Azioni Unicredit Bank: quali previsioni e target per il titolo? Le azioni UniCredit hanno registrato nell’ultimo anno un rendimento del 44%, con un incremento che in cinque anni supera il 600% (senza contare i dividenti). Una conferma di quanto l’istituto italiano sia apprezzato dai mercati, anche alla luce delle operazioni straordinarie in corso. Il rendimento […]

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Azioni Unicredit Bank: quali previsioni e target per il titolo? Le azioni UniCredit hanno registrato nell’ultimo anno un rendimento del 44%, con un incremento che in cinque anni supera il 600% (senza contare i dividenti). Una conferma di quanto l’istituto italiano sia apprezzato dai mercati, anche alla luce delle operazioni straordinarie in corso. Il rendimento del titolo segue quello dell’indice Stoxx Banks, che nell’ultimo anno ha segnato un progresso del 48,50%, mentre lo sovraperforma su base cinque anni.

Il contesto bancario europeo, in particolare quello italiano, continua a esercitare una forte attrattiva sugli investitori, grazie alle operazioni di consolidamento in corso e al rialzo dei tassi BCE, che dovrebbe rafforzare i margini degli istituti di credito nella seconda parte del 2026.

Azioni UniCredit e l’impatto dell’operazione con Commerzbank

Unicredit in Borsa

L’operazione sotto i riflettori è il lancio dell’OPS su Commerzbank, di cui il governo tedesco detiene circa il 13% delle azioni. Da quando è stata lanciata l’operazione, nel marzo 2026, le azioni UniCredit sono balzate del 36%, registrando un nuovo massimo storico a 80,95 euro.

Attualmente ha aderito all’operazione il 12,41% del capitale di Commerzbank, per oltre 134 milioni di azioni. Considerando anche gli strumenti derivati dell’istituto italiano, la quota complessiva di azioni Commerzbank possedute sale al 55,6%. Se l’istituto otterrà le autorizzazioni regolamentari e convertirà gli strumenti derivati in partecipazioni azionarie, UniCredit avrebbe il controllo della governance di Commerzbank.

D’altro canto, il governo tedesco si è rifiutato di cedere la propria partecipazione in Commerzbank, ritenendo l’offerta attuale priva di un premio adeguato per gli azionisti e definendo aggressivo l’approccio di UniCredit. Il governo tedesco contesta inoltre l’uso dei derivati per distorcere la percezione del mercato sulla reale partecipazione di UniCredit nel capitale di Commerzbank e considera meno conveniente il concambio rispetto alla vendita delle stesse azioni sul mercato. Il 20 giugno è iniziata la seconda fase di adesione, che dovrebbe terminare il 3 luglio, con i dati finali attesi per l’8 luglio. Questa finestra temporale è dedicata a coloro che non hanno aderito nella prima fase.

Effetti del successo OPS sulle azioni UniCredit

Gli analisti ritengono che le azioni UniCredit possano beneficiare di una serie di elementi derivanti dall’operazione. La banca italiana entrerebbe in modo rilevante nel mercato tedesco, aumentando il proprio profilo dimensionale. Inoltre, ne beneficerebbe anche l’EPS, grazie alle possibili sinergie tra i due gruppi. Gli addetti ai lavori stimano sinergie pari a circa il 10% della base costi di Commerzbank e un incremento dell’utile per azione del 10% in uno scenario di integrazione ben riuscita.

L’integrazione con Commerzbank consentirebbe ad UniCredit di competere con i grandi player europei, soprattutto se le sovrapposizioni operative e commerciali venissero assorbite senza compromettere i ricavi. L’operazione non è esente da rischi, soprattutto sul piano operativo: integrazione IT complessa, possibile perdita di ricavi, costi di ristrutturazione e rischio di attrito con clienti e dipendenti di Commerzbank.

Analisi tecnica azioni UniCredit

grafico unicredit
Grafico settimanale azioni UniCredit, fonte Tradingview

Le azioni UniCredit, da luglio 2022, hanno avviato una forte bull run che ha portato il prezzo da € 8,00 agli attuali massimi storici. Dopo che la scorsa settimana UniCredit ha registrato un incremento dell’8%, l’inizio di questa settimana si muove in territorio negativo. Il prezzo, dai massimi di € 80,93, è arretrato probabilmente per una presa di profitto da parte degli investitori entrati nelle settimane precedenti.

Tecnicamente, l’attuale andamento di breve potrebbe configurare una pausa del trend rialzista, con ipotetico test del supporto a € 78,01. Alla rottura di questa soglia, si potrebbe ipotizzare una correzione fino a € 75, massimi registrati agli inizi di giugno. Una ripresa del trend di medio e lungo periodo acquisirebbe forza con la rottura decisa del massimo storico, segnalando al mercato che sul titolo la forza dei compratori è tornata più forte di prima.

Quali previsioni per le azioni di Unicredit?

Secondo le previsioni degli analisti (target price) raccolte da Market Watch il titolo è ancora interessante, con previsioni fra 72 e 100 euro per azione e un target prezzo medio di 84 euro, quindi circa 8 punti sopra i valori attuali.

Cosa muove il prezzo delle azioni della Banca? Il catalizzatore imminente per le quotazioni di UniCredit è la pubblicazione dei risultati riferiti al secondo trimestre 2026. Gli analisti stimano ricavi a 6,52 miliardi di euro, in riduzione del 5,08% rispetto ai risultati del primo trimestre, e un risultato netto pari a 2,74 miliardi di euro, inferiore del 14% rispetto all’utile del primo trimestre 2026.

Il presente articolo è redatto a fine informativo e non rappresenta in alcun modo sollecito all’investimento in borsa. L’investimento con azioni e certificati espone l’investitore a un rischio sostanziale di perdita del capitale investito.

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Previsioni azioni Micron e target price analisti https://www.investire-certificati.it/previsioni-azioni-micron-e-target-price-analisti/ Wed, 10 Jun 2026 15:56:58 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=43698 Azioni MICRON: dopo il rally cosa capiterà in borsa? Analisi e previsioni per Micron Technologies, colosso nel comparto semiconduttori? Il boom dell’intelligenza artificiale in questi ultimi anni, sta spingendo sempre di più i risultati delle società operanti nell’IA in senso stretto e quelle impegnate nella costruzione della relativa infrastruttura di supporto. Infatti, il settore tecnologico […]

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Azioni MICRON: dopo il rally cosa capiterà in borsa? Analisi e previsioni per Micron Technologies, colosso nel comparto semiconduttori?

Il boom dell’intelligenza artificiale in questi ultimi anni, sta spingendo sempre di più i risultati delle società operanti nell’IA in senso stretto e quelle impegnate nella costruzione della relativa infrastruttura di supporto. Infatti, il settore tecnologico negli ultimi tre anni ha registrato una performance di oltre il 120%, consentendo agli indici azionari americani di raggiungere nuovi massimi storici.

Tra le maggiori società impegnate nello sviluppo dell’infrastruttura IA, è da menzionare Micron Technologies. Le azioni Micron in cinque anni hanno totalizzando una performance monstre del 1.000% e gli analisti sono concordi sulle previsioni con buone possibilità per un ulteriore rialzo del prezzo nei prossimi anni, guidati dalla domanda IA e da venti più favorevoli nel contesto geopolitico. Chiaramente non mancano i rischi, trattandosi di un settore molto volatile.

Micron è tra le 10 società tech americane più capitalizzate, con una market cap superiore al trilione di dollari. L’azienda produce memorie e soluzioni di storage a semiconduttore, ovvero vende chip che servono a far funzionare PC, server, smartphone, auto, sistemi industriali e data center. I Principali acquirenti dei prodotti Micron sono le hyperscalers, cioè società come Alphabet e NVIDIA, impegnate nella costruzione di tutta la struttura per il funzionamento dell’IA.

Azioni Micron e l’attuale contesto economico

Il contesto macroeconomico generale risulta moderatamente favorevole per le azioni tecnologiche, spinte dalla corsa allo sviluppo IA, tra cui Micron risulta un attore fondamentale. Gli investimenti per lo sviluppo dell’IA del futuro procedono a pieno ritmo, nonostante le odierne tensioni geopolitiche: guerra tra USA e Iran, la guerra commerciale tra USA e Cina e il conflitto tra Russia e Ucraina. Nonostante l’attuale scenario generi nel breve termine elevata volatilità sui mercati, gli analisti stimano che gli investimenti nell’implementazione dell’infrastruttura IA siano destinati ancora ad aumentare e società come Micron possono beneficiarne in termini di risultati operativi.

I risultati del secondo trimestre guidano il rialzo delle azioni Micron

investire semiconduttori microchip

Da inizio 2026, le azioni Micron sono in rialzo del 220% grazie a risultati d’esercizio eccezionali, guidati dalla massiccia vendita di memorie ad elevata prestazione per alimentare i sistemi IA. Nel secondo trimestre fiscale 2026, Micron ha registrato ricavi 23,86 miliardi di dollari, in aumento del 196% rispetto al secondo trimestre 2025 e del 75% rispetto al trimestre precedente.

L’utile netto non-GAAP si attesta a 14,02 miliardi di dollari e il free cash flow rettificato registra un valore di 6,9 miliardi di dollari. Il motore principale di crescita è la domanda IA, spinta sia da DRAM che NAND. La componente DRAM ha generato 18,8 miliardi, pari al 79% del fatturato, con una crescita del 207% anno su anno e del 74% sul trimestre precedente. Seguono le memorie NAND, che rappresentano il 21% del fatturato della società, con una crescita del 169% YoY e dell’82% QoQ. Le business unit Cloud Memory, Data Center, Mobile and Client, Automotive and Embedded hanno generato rispettivamente 7,7 miliardi di dollari, 5,7 miliardi di dollari, 7,7 miliardi di dollari e 2,7 miliardi di dollari.

Guidance Q3 2026 favorevole per le azioni Micron

Dopo i risultati eccezionali registrati, il management di Micron prevede un terzo trimestre con risultati ancora in miglioramento. Micron stima ricavi a circa 33,5 miliardi di dollari, un margine lordo all’81% e un utile per azione non-GAAP di 19,15 dollari. Con queste previsioni, Micron prevede ricavi in crescita del 40% rispetto al trimestre precedente e del 260% rispetto al Q3 del 2025. Sugli utili, Micron prevede di crescere del 58% sul trimestre precedente e del 1.039% rispetto al terzo trimestre del 2025.

I numeri appena citati sono impressionanti, quasi da fantafinanza, ma la corsa per la costruzione dell’infrastruttura IA del futuro richiede ampie risorse ad elevato valore aggiunto e un’ingente programma di investimenti che Micron sta attuando in maniera massiccia per essere così profittevole e non perdere quote di mercato. I rischi non mancano, con la possibilità che in futuro vi siano ecosistemi legati all’intelligenza artificiale in grado di richiedere minore domanda di microchips, ma l’eventualità di questo scenario ovviamente la vedremo solo con il tempo.

SWOT Analysis azioni Micron

Punti di forza

Micron si è dimostrata una società forte dal punto di vista industriale e finanziario, nonostante la ciclicità a cui è esposto l’industria delle memorie. L’azienda sta beneficiando dell’elevata domanda IA, soprattutto nei data center, e questo sta dando potere di pricing, con elevata crescita dei margini e un flusso di cassa robusto.

Micron non può essere più considerata una società che fornisce memoria in senso tradizionale, ma vende soluzioni strategiche per l’ecosistema IA: HBM, DRAM avanzata e storage ad elevate prestazioni. Ciò le consente di posizionarsi meglio rispetto al passato catturando la domanda non solo dell’IA, ma anche quella dei PC, smartphone, cloud provider, automotive e, in futuro, robotica e sistemi embedded.

Punti di debolezza

Ovviamente il titolo non è esente da criticità, come tutte le aziende dell’industria delle memorie. Micron è un’azienda molto incentrata sulla fornitura di DRAM e NAND, cioè a segmenti di mercati estremamente volatili, oscillanti tra fasi di scarsità ed eccesso di offerta. Gli ingenti investimenti che sta sostenendo Micron, destinati ad aumentare nel 2027, sono un segnale di enorme forza, ma allo stesso tempo può rappresentare un fattore di debolezza: se il mercato dovesse normalizzarsi o avere un eccesso di offerta tale per cui si potrebbero avere pressioni ribassiste sui prezzi, i margini potrebbero ridursi notevolmente dagli attuali livelli.

Nonostante le criticità mostrate, Micron si posiziona bene nel mercato delle memorie del futuro in quanto gli sviluppi tecnologici delle stesse ne sta facendo salire il contenuto per server, PC e smartphone. Quindi questo fa si che la domanda di memoria non sia solo un fenomeno temporaneo, ma duraturo nel tempo. Inoltre, l’azienda sta lavorando su nuovi prodotti e su una maggiore capacità produttiva che la renderebbero più competitiva nel lungo termine e sostenerne la crescita. Da monitorare è se l’attuale scarsità di offerta durerà a lungo e quanto il mercato riuscirà ad assorbire la nuova capacità senza deprimere i prezzi.

Previsioni degli analisti sulle azioni Micron

Gli analisti del settore sono molto ottimisti sull’andamento del comparto generale e in particolare sulle azioni Micron. Secondo Marketscreener dei 45 analisti impegnati a studiare il titolo, 30 danno giudizio “BUY” ritenendo che la capacità produttive di Micron e le sue expertise la supportino nel fornire prodotti sempre più all’avanguardia per rispondere alle necessità di storage e velocità richieste alle memorie di ultima generazione. Gli altri giudizi sono riepilogati come segue:

  • 9 analisti: Giudizio “ACCUMULATE”;
  • 4 analisti: giudizio “HOLD”;
  • 1 analista: giudizio “SELL”
  • 1 analista: senza opinione.

Il target price degli addetti ai lavori oscilla tra $ 1.750,00 e $ 249,00, con un prezzo medio obiettivo di $ 739,48. Questo implicherebbe un downside rispetto all’attuale prezzo di mercato di circa il 21%.

Analisi Tecnica azioni Micron

Vediamo ora un grafico relativo alle azioni di Micron, quotata a Wall Street sul NASDAQ.

Grafico azioni Micron
Grafico giornaliero azioni Micron, fonte: tradingview

Nonostante la notizia da parte del CEO di NVIDIA Jensen Huang sul via libera alla fornitura di memorie HBM4 ad alta frequenza, Micron retrocede, in seguito ad un dato sul lavoro USA più forte del previsto e a prese di profitto da parte degli investitori dopo la ripresa del trend rialzista di maggio. Infatti, dal massimo storico registrato il 3 giugno a 1.089 dollari, le azioni Micron hanno fatto una repentina marcia indietro, perdendo circa il 16% nel giro di tre giorni.

L’area a 900 – 930 (zona rossa) dollari appare come primo supporto di medio, perche coincide con una zona di congestione registrata alla fine di maggio. La rottura di questo supporto potrebbe implicare un prezzo in direzione del gap registrato tra il 22 e il 26 maggio tra 830 e 770 dollari (zona arancione). Nel caso in cui l’area di supporto dovesse reggere, il momentum fortemente rialzista del titolo potrebbe spingere il prezzo verso i massimi del 3 giugno a 1.090 dollari, da considerare come soglia psicologica importante. L’eventuale rottura di questo massimo porterebbe il titolo in una zona inesplorata del prezzo.

Certificato su Micron e società dei semiconduttori

Ecco di seguito un articolo legato ad un certificato su azioni Micron e settore dei semiconduttori. Ha barriera capitale al 40% e cedolare al 50%, con rendimento potenziale in doppia cifra.

Il presente articolo è redatto a fine informativo e non rappresenta in alcun modo sollecito all’investimento in borsa. L’investimento con azioni e certificati espone l’investitore a un rischio sostanziale di perdita del capitale investito. Le informazioni qui riportate non costituiscono in alcun modo sollecito all’investimento finanziario. Rendimenti passati non sono indicativi di prestazioni future.

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Stellantis e Nexi: due certificates di Banco BPM per puntare su azioni reduci da ribassi https://www.investire-certificati.it/stellantis-e-nexi-due-certificates-di-banco-bpm-per-puntare-su-azioni-reduci-da-ribassi/ Wed, 06 May 2026 14:38:48 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=43172 Focus certificates – In borsa ci si interroga su quali azioni abbiano corso troppo e su quali possano salire ancora. Dibattito più che lecito, vista la crescente incertezza geopolitica, accompagnata da costanti record delle borse. Anche pensando alle tradizionali rotazioni settoriali della borsa, per chi volesse investire non sulle azioni protagoniste dei recenti rialzi ma […]

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Focus certificates – In borsa ci si interroga su quali azioni abbiano corso troppo e su quali possano salire ancora. Dibattito più che lecito, vista la crescente incertezza geopolitica, accompagnata da costanti record delle borse.

Anche pensando alle tradizionali rotazioni settoriali della borsa, per chi volesse investire non sulle azioni protagoniste dei recenti rialzi ma su titoli snobbati dai mercati in questi ultimi anni, troviamo due certificates, emessi da Banco BPM, che hanno per sottostanti Nexi (ISIN IT0005690240) e Stellantis (ISIN IT0005704926). Da notare come entrambi offrano un ampio cuscinetto proteggendo il capitale anche a fronte di ribassi del 40% dai prezzi attuali (oltre a 12 o 24 premi fissi in base al certificato). Scopriamo di più su questi prodotti.

Azioni Nexi e Stellantis: la luce in fondo al tunnel?

Fra gli elementi che accomuna queste due azioni troviamo i cali superiori al 70% dai massimi. Nexi nel 2021 era arrivata oltre quota 19 euro, Stellantis a inizio 2025 ne valeva oltre 27. Oggi valgono poco più di 4 euro (Nexi) e circa 6,50 euro (Stellantis).

Su entrambe, però, si vedono segnali potenzialmente incoraggianti. Nexi è reduce da un importante rimbalzo, che in questi ultimi mesi l’ha vista rimbalzare dai minimi in area 2,70, per tornare appunto oltre quota 4 euro (in attesa del ricco dividendo di maggio). Le azioni di Stellantis sembrano aver trovato validi supporti fra i 5,50 ed i 6 euro, mentre i numeri delle vendite mostrano segnali di ripresa.

Un certificato sulle azioni Nexi

Dal prezzo di strike Nexi è salita di circa il 10%. Nonostante ciò, il certificato ISIN IT0005690240 quota ancora intorno alla pari. Sono previsti 24 premi fissi, di cui 21 rimanenti (0,70% lordo mensile, pari all’8,40% annuo lordo), seguiti da un anno di premi condizionati a barriera 60% (2,24 euro). Da notare come dopo la recente salita la barriera disti circa 45 punti percentuali, in attesa del dividendo.

Un certificato sulle azioni Stellantis

Fra le emissioni di Aprile 2026, con i certificates di BPM con barriera capitale al 50%, troviamo il certificato ISIN IT0005704926. La recente discesa di Stellantis fa sì che quoti a sconto, in area 97, a fronte di una distanza da barriera capitale ancora superiore ai 40 punti percentuali (3,596 euro).

Il prodotto prevede 12 cedole fisse dello 0,95% lordo (ossia pagate indipendentemente dall’andamento del titolo) e altre 12 corrisposte se Stellantis non perde oltre il 40% dal prezzo iniziale (7,192 euro). Per l’investitore un cuscinetto, quindi, di oltre 11 punti percentuali di premi fissi e la possibilità di un ulteriore capital gain se a scadenza Stellantis varrà almeno il 50% dei prezzi iniziali.

Rischi dei certificates

Oltre alle prospettive di profitto ricordiamo anche i rischi. Se l’azione sottostante a scadenza sarà sotto barriera il rimborso sarà proporzionale con la discesa del titolo con una conseguente perdita. L’investitore è poi soggetto al rischio emittente, in questo caso Banco BPM, istituto bancario che gode di ottimi rating.

Messaggio promozionale con finalità di marketing – I certificati sono prodotti complessi. Il capitale investito è a rischio. Tutti i rendimenti indicati sono lordi, con tassazione al 26%. Verificare di aver compreso il funzionamento dei certificati e i rischi associati all’investimento. Ricordiamo anche che con i certificates l’investitore è esposto al rischio emittente. Le cedole sono condizionate, nel caso in cui uno o più sottostanti si trovassero sotto barriera i premi non saranno pagati.

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