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Come si diventa un analista finanziario in borsa? Ce lo racconta Fabrizio Fiorani, trader con quarant’anni di esperienza nel settore in questa nuova puntata di Storia di Borsa.

Come si diventa un analista finanziario?

Si dice che in Borsa occorre essere camaleonti per assecondare i mercati. Il detto vale anche nell’attività lavorativa che va adattata alle mutate condizioni dettate in particolare dallo sviluppo tecnologico. Nella mia lunga esperienza mi sono più volte dovuto “reinventare” per rimanere all’interno del fantastico mondo della finanza. Nato come Operatore titoli nel 1983, dopo qualche anno, alcune circostanze mi indussero a diventare Analista finanziario.

Dalla Borsa alle grida, alle SIM passando per il “gabbiotto”

Quando iniziai a lavorare al Banco di Sicilia, nel parterre di Piazza Affari, l’Istituto disponeva di due banchetti in grado di ospitare 8 operatori. Gli ordini erano raccolti telefonicamente dalle Filiali e trasmessi manualmente ad alcuni fra i principali Agenti di Cambio: Albertini, Aletti, Belloni, Boffa, Fumagalli, Giubergia, Leonzio, Matturri, Milla, Rezzaghi, Ventura e Zaffaroni. Diversificare fra intermediari con elevata professionalità ed affidabilità era opportuno, anche per limitare il “rischio controparte” tutt’altro che trascurabile ai tempi della “liquidazione a termine” e considerato i livelli di capitalizzazione degli Agenti di Cambio.

Borsa alle grida
Borsa alle grida – Fabrizio Fiorani

Nel 1987, per consentire il restauro di Palazzo Mezzanotte, le negoziazioni furono trasferite nel “gabbiotto”, un edificio prefabbricato collocato al centro di Piazza Affari. Alla Banca Commerciale Italiana ed al Credito Italiano furono assegnati due banchetti mentre a tutti gli altri istituti di credito, compreso il nostro, solo uno. La conseguente riduzione degli operatori rese necessario automatizzare il processo di trasmissione degli ordini.

Ai tempi il Banco di Sicilia deteneva una partecipazione in Euramerica della famiglia Nattino. Quest’ultima, tramite Finnat, offriva un efficiente servizio di trasmissione ordini e fu scelta dal nostro Istituto per automatizzare il processo. La collaborazione continuò anche dopo l’approvazione della legge sulle SIM del 1991 quando nacque Finnat Euramerica SIM S.p.A. con il Banco di Sicilia azionista al 49% del capitale.

Formazione all’attività di analista finanziario

Morale, dal 1987 mi ritrovai con più tempo libero da trascorrere in Ufficio e la Direzione mi suggerì di dedicarlo all’analisi delle società quotate. Oltre a supportare l’operatività in conto proprio del Banco (anche in relazione alla partecipazione ai consorzi di garanzia e collocamento azionari) la diffusione degli studi alle Filiali sarebbe stata un utile supporto agli Operatori titoli ed ai Consulenti finanziari nei rapporti con la clientela. 

L’incarico, pur impegnativo, mi entusiasmava e lo sentivo alla mia portata. Del resto ero diplomato in ragioneria e possedevo una grande confidenza con stati patrimoniali, conti economici, ratei, risconti, sopravvenienze, insussistenze e tutte le scritture contabili in partita doppia rigorosamente su “mastrini”. Inoltre nel primo anno di economia e commercio all’università Bocconi le mie materie preferite erano state economia aziendale, microeconomia e macroeconomia. In particolare analizzare sui grafici gli spostamenti della domanda e dell’offerta di beni rispetto a diversi accadimenti economici e la determinazione dei nuovi equilibri nei prezzi aveva magnetizzato la mia attenzione.

Oltre a ciò, fin dal primo giorno di lavoro alle “grida” mi ero prodigato nel cercare di capire quali fossero le cause dei movimenti delle quotazioni dei titoli ed il valore ipotetico di un’azienda. Acquistavo personalmente i pochi libri che trattavano la materia e che ancora oggi conservo: Come si legge il Bilancio (Gianni e Giuseppe Lo Martire – Buffetti Editore 1986), Come si calcola il valore di un’azienda (Adriana Carabellese – De Vecchi Editore 1986), La valutazione delle aziende (Luigi Guatri – Giuffrè Editore 1987), Il Bilancio consolidato di gruppo (Alberto Crusca – Pirola Editore 1987), Analisi Tecnica di Borsa (Virgilio De Giovanni, Marco Mottana – Ipsoa 1988), Analisi tecnica dei mercati finanziari (Martin J. Pring – McGraw-Hill 1989), Analisi tecnica dei mercati finanziari (A. Fornasini , A. Bertotti – Etas 1989).

Libro luigi Guatri valutazione delle aziende

Corsi per diventare analista finanziario

Inoltre il Banco, per aumentare la mia professionalità o semplicemente per allontanarmi dall’ufficio, mi aveva fatto frequentare diversi dei rari e costosissimi corsi da analista finanziario: “valutazione titoli azionari” (SDA Bocconi – maggio/giugno 1987), “seminario di analisi tecnica” (Borsa Report – febbraio 1988), “analisi tecnica dei mercati” (Analysis S.A. – giugno 1988), “corso per analisti finanziari” (IFAF Consedifin – da maggio ad ottobre 1988), “incontri con le società” (Assobat – aprile 1989), “valutazione azioni bancarie ed assicurative” (SDA Bocconi – settembre 1989), “analisi tecnica, fondamentale e gestione dei portafogli” (Banco di Sicilia – 1989), “il bilancio consolidato” (SDA Bocconi – gennaio 1990).

Consapevole della grande opportunità, da parte mia l’impegno era stato massimo. Alcuni di questi corsi si tenevano anche nel tardo pomeriggio / sera ed io sempre munito di registratore, riascoltavo le lezioni e trascrivevo dettagliatamente gli appunti che ancora oggi custodisco in un manoscritto di 600 pagine che racchiude gran parte del sapere finanziario di allora.

libri di finanza e trading

Grazie alle conoscenze acquisite in materia ero diventato, fin dal suo anno di costituzione nel 1988, socio S.I.A.T. (Società Italiana Analisi Tecnica) e, prima socio “aggregato” e poi socio “ordinario” A.I.A.F. (Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria). 

Quest’ultima aveva in quegli anni iniziato ad organizzare incontri con le società quotate, una novità assoluta riservata ai propri iscritti e di estremo interesse. Ai tempi le informazioni comunicate dalle aziende e riportate dai giornali economici erano tardive, sporadiche e generalmente si limitavano ai bilanci annuali. Partecipando agli incontri con il management della società e con l’azionista di riferimento avevi la possibilità di entrare in contatto con l’economia reale, di farti un’idea sulle problematiche esistenti e soprattutto sulle prospettive future del business. Ti sentivi un privilegiato ed in molti casi lo eri perché l’obbligo in capo alle società di comunicare informazioni potenzialmente “price sensitive” al mercato non era così stringente come l’attuale. Partecipavo a tutti gli incontri ed utilizzavo le informazioni ricevute ed il materiale distribuito per elaborare studi sulle società.

Ecco di seguito i passaggi di studio nella mia attività di analista finanziario in Borsa.

Analisi qualitativa

La prima parte del lavoro la dedicavo all’analisi qualitativa dell’azienda. Occorreva avere ben chiari i punti di forza e di debolezza, la qualità del Management e dei prodotti. Ma anche il livello tecnologico, la composizione dei clienti e dei fornitori e l’immagine che la società aveva sul mercato. Indispensabile anche un’analisi sulle prospettive di crescita del mercato nel quale operava ed il posizionamento competitivo che deteneva nel settore. Solo grazie a questa approfondita analisi era possibile formulare stime sulla crescita futura di fatturati ed utili.

Analisi reddituale

Come procedeva l’analisi delle società? Dopo l’analisi qualitativa passavo alla parte quantitativa. Se disponibile, iniziavo dal bilancio consolidato che da qualche anno veniva redatto dalle società e diventato obbligatorio solo dal 1991. Effettuavo la riclassificazione di stato patrimoniale e conto economico per rendere possibile l’immissione dei dati in un “foglio framework” che avevo impostato per calcolare automaticamente tutti gli indici di bilancio. 

Utilizzavo la “formula Modigliani Miller” per mettere in evidenza le componenti che contribuivano alla redditività dell’azienda. L’equazione di bilancio con la Redditività dei mezzi propri (ROE) quale funzione della redditività della gestione caratteristica (ROI), della “leva finanziaria”, della gestione straordinaria e delle tasse. Analizzando una serie storica dei dati cercavo di comprendere l’andamento degli stessi nel tempo e le motivazioni che avevano determinato eventuali variazioni del ROE.

Ad esempio, a parità di altre condizioni, un aumento del costo dell’indebitamento aveva ridotto il contributo generato dalla leva finanziaria e peggiorato la redditività. Poi comparavo questi valori con quelli di altre aziende del settore e con altri indici di investimenti alternativi quali il rendimento dei titoli di stato. Ecco nell’immagine seguente la formula Modigliani Miller.

formula modigliani miller

Lo studio dell’azienda

Successivamente scendevo in profondità nell’analisi delle determinanti della redditività della gestione caratteristica (ROI) attraverso l’elaborazione di una trentina di indici. Anche in questo, caso analizzando una serie storica dei dati, cercavo di comprendere nel dettaglio i fattori che avevano causato eventuali variazioni di redditività.

Ad esempio, a parità di altre condizioni, un aumento del grado di automazione, aveva migliorato la produttività dei dipendenti, ridotto l’assorbimento per spese del personale, aumentato la redditività delle vendite (ROS) e quindi la redditività della gestione caratteristica (ROI). Oppure un aumento della concessione di dilazioni di pagamento ai clienti (che avrebbe potuto denotare anche un sintomo di difficoltà nella vendita dei prodotti) aveva aumentato le liquidità differite, peggiorato l’efficienza della gestione delle attività correnti, fatto crescere gli investimenti effettuati per ogni lira di fatturato e quindi ridotto la redditività della gestione caratteristica (ROI).

ROI investimenti

Analisi finanziaria

Lo stesso programma elaborava una serie di indici utili a valutare lo stato di salute dell’impresa dal punto di vista finanziario. I rapporti fra i diversi valori dell’attivo e del passivo dello stato patrimoniale fornivano agevolmente un’indicazione sull’equilibrio della struttura patrimoniale della società. Più complessa invece risultava, se non fornito, l’elaborazione del prospetto sui flussi di cassa.

Dallo stato patrimoniale riclassificato calcolavo tutte le variazioni delle voci da un anno con l’altro e le allocavo in un apposito prospetto. Successivamente, analizzando il conto economico, effettuavo tutte le rettifiche per neutralizzare le componenti di carattere fiscale, straordinario, di politica finanziaria e di bilancio. Un lavoro complesso ma utile per valutare la capacità dell’impresa di rispondere in modo adeguato agli impegni assunti e di supportare lo sviluppo futuro.

Valutazione dell’ azienda

La parte più delicata era rappresentata dalla valutazione della società. Usavo diversi metodi, da quello patrimoniale del Price / Book Value, a quello finanziario del Dividend Discount Model per finire a quello reddituale del Price / Earning. Ogni metodo aveva le sue criticità. Nel primo caso, oltre alle difficoltà nel rettificare il patrimonio netto per azione (si pensi a beni materiali, immateriali, titoli, partecipazioni) ci si limitava a fotografare l’azienda in quel momento senza considerare gli sviluppi futuri. Questi venivano ipotizzati nel DDM ma le stime (tasso atteso di crescita dei dividendi, tasso di attualizzazione giudicato soddisfacente per l’investimento comprensivo del premio per il rischio) erano soggette ad elevata variabilità e condizionavano in misura importante il risultato finale. Anche nel P/E non era semplice stimare l’utile normalizzato prospettico e confrontare il rapporto con quello di società simili appartenenti allo stesso settore. In sintesi, cercavo di utilizzare metodi misti ponderando i pesi a seconda delle caratteristiche dell’azienda da valutare (dimensione, livello di impiantistica, società di persone ecc.) e del settore di appartenenza.

Analisi tecnica

Nella mia analisi finanziaria c’era spazio anche per l’analisi tecnica. Dal 1985 venne fondata ADB (Analisi Dati Borsa), una delle prime società in Italia ad offrire servizi telematici che comprendevano anche grafici di indici. Noi fummo fra i primi clienti della società e potevo quindi corredare l’analisi con il grafico dell’andamento del titolo di medio / lungo periodo con annesse medie mobili, linee di tendenza, supporti, resistenze ed eventuali configurazioni. Ai tempi l’analisi tecnica in Italia era pressoché sconosciuta e nessun giornale riportava grafici o commenti.

Solo nel 1988 Il Sole 24 Ore iniziò a pubblicare la domenica un “piccolo” grafico dell’indice Comit corredato da un breve trafiletto con indicazioni anche operative a cura del socio S.I.A.T. (ed uno dei miei primi “formatori”) Luigi Ravasi. Inviare quegli studi e illustrare certe configurazioni (testa e spalle, triangoli, flag ecc.) spesso suscitava l’ilarità di consulenti ed operatori che a volte mi appellavano bonariamente con il titolo di “apprendista stregone”. Io invece ero fermamente convinto che l’analisi fondamentale fosse utile per selezionare titoli con buone prospettive di crescita non ancora riflesse nelle quotazioni ma che, per il timing dell’acquisto, sarebbe stato opportuno avvalersi dell’analisi tecnica.

Conclusioni ed invio dello studio

A conclusione dello studio effettuavo un commento con indicazioni operative di medio periodo. Fortunatamente disponevo di uno dei primi programmi di videoscrittura ma, non esistendo ancora la mail, per inviare lo studio occorreva: fotocopiare, assemblare, imbustare, etichettare e inviare per posta interna alle Filiali che lo avrebbero ricevuto solo dopo qualche giorno. Il rischio era che, nei tempi tecnici di spedizione, accadessero fatti straordinari. Fortunatamente successe solo una volta relativamente alla Stet. Correva l’anno 1992 ed avevo appena inviato un’analisi positiva sul titolo quando la società annunciò l’acquisizione della Finsiel (Finanziaria Generale per l’Informatica) dalla sua stessa capogruppo (IRI) per un importo intorno ai 700 miliardi. La cifra fu giudicata eccessiva e finalizzata a far fronte alle esigenze finanziarie dell’Iri, il mercato non la prese bene e le azioni crollarono in borsa. In questo caso il ritardo temporale giocò a favore anche se non ci feci una bella figura. Successivamente le quotazioni si ripresero e chi mi diede fiducia comprò a prezzi scontati.

Quella di analista finanziario fu senz’altro un’esperienza impegnativa ma comunque estremamente positiva che si concluse nel 1994 quando, sempre per cause di forza maggiore, fui costretto a trasferirmi alla SIM Banco Napoli & Fumagalli Soldan. Anche in questa occasione mi “reinventai” trader e intrapresi un’attività pazzesca di scalping sul mercato azionario che mi riservò eccezionali soddisfazioni per quasi un decennio. Ma questa è un’altra storia…

Storia della Borsa

“Storia della Borsa” è una rubrica curata da Fabrizio Fiorani. Qui di seguito i link per accedere alle precedenti puntate in questo avvincente viaggio fra trading e finanza!

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La Borsa alle Grida https://www.investire-certificati.it/la-borsa-alle-grida/ Fri, 02 Dec 2022 06:39:00 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=25264 Come funzionava la borsa alle grida? Gustiamoci questo salto nel passato non troppo lontano della storia di Borsa Italiana con Fabrizio Fiorani. Borsa alle grida – Storia del trading “Uno sguardo al prezzo sul telefonino, un click e ricevi l’eseguito con la massima rapidità e trasparenza. Ma anche in modo freddo e asettico. Mi mancano […]

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Come funzionava la borsa alle grida? Gustiamoci questo salto nel passato non troppo lontano della storia di Borsa Italiana con Fabrizio Fiorani.

Borsa alle grida – Storia del trading

“Uno sguardo al prezzo sul telefonino, un click e ricevi l’eseguito con la massima rapidità e trasparenza. Ma anche in modo freddo e asettico. Mi mancano quelle giornate lavorative e soprattutto quell’atmosfera che ho avuto la fortuna di respirare per una decina di anni nel fantastico mondo della “Borsa gridata”.

Inizia così il racconto di Fabrizio Fiorani. Uno che la “borsa alle grida” l’ha vissuta in prima persona, con incarichi rilevanti presso banche, SIM e società di private banking. E’ stato trader sia per conto terzi che privatamente. Dal 2016 si dedica unicamente al trading privato.

La giornata di borsa

La borsa alle grida – Come iniziava la giornata di borsa del trader negli anni Ottanta? La giornata iniziava la mattina presto in ufficio con la lettura dei giornali economici e l’archiviazione degli articoli riguardanti le società in apposite “carpette” a loro intestate. Prima dell’avvento di internet era utile avere una fonte dalla quale attingere in caso di richieste da parte delle Filiali, nella gestione del portafoglio di proprietà o nella partecipazione a consorzi di garanzia e collocamento relativi ad aumenti di capitale. Sulla scrivania non c’erano i computer. Soltanto penne ed una futuristica piastra telefonica ed una calcolatrice munita di rullino cartaceo utilissima per calcolare prezzi e rendimenti dei BOT tanto richiesti dalle Filiali. Fra i primi impegni anche l’aggiornamento di un grafico dell’indice Comit con volumi e medie mobili su un foglio di carta millimetrata. Il grafico era esposto a tutta parete nella stanza.

La Borsa alle grida di Piazza Affari

Intorno alle 9,00 si lasciava l’ufficio e, dopo una brevissima pausa caffè, si raggiungeva a piedi la vicina Piazza Affari. Era sempre emozionante varcare la soglia di Palazzo Mezzanotte e trovarsi catapultati all’interno del “tempio della finanza”.

Potevi immediatamente ammirare la “sala delle grida” con le Corbeille dislocate al centro, l’enorme tabellone dei titoli posto di fronte e i tantissimi banchetti riservati agli operatori dislocati nei rimanenti tre lati del salone. Per completare la descrizione vale la pena ricordare due locali pittoreschi: una balconata al primo piano sulla destra riservata al pubblico, il cosiddetto “parco buoi” e una stanzetta in fondo a destra antistante i bagni dove venivano trattati i titoli al terzo mercato.

Per accedere al “parterre” dovevi essere provvisto di un tesserino con tanto di foto e Società di appartenenza. A rilasciarlo era la Camera di Commercio previo presentazione di alcuni documenti. Fra questi anche il certificato penale. Il tesserino, che doveva essere mantenuto sempre in bella vista, era di colore giallo o verde. Il primo, a differenza del secondo, consentiva di accedere all’interno del recinto per raggiungere le Corbeille ed era riservato ad agenti di cambio, procuratori, osservatori alle grida e portaordini. I commessi di Borsa erano particolarmente attenti nel fare rispettare tale regola e pronti ad accompagnare fuori dalla zona interdetta gli operatori non autorizzati.

Borsa alle grida… in giacca e cravatta

Borsa alle grida
Borsa di Milano nel 1968, qualche anno prima rispetto a questi racconti (Foto di Paolo Monti)

Fra le altre regole negli anni della borsa alle grida vi era quella riservata agli uomini di indossare giacca e cravatta. Anche in questo caso, se non si rispettava l’obbligo, interveniva immediatamente il commesso per richiamarti all’ordine.

Un aneddoto di borsa? Durante l’estate all’interno del salone di borsa faceva molto caldo tanto che ero solito portare un piccolissimo ventilatore a batteria. Ricordo che in un giorno particolarmente torrido molti operatori si tolsero la giacca. Il suono della sirena e l’annuncio che le negoziazioni non sarebbero iniziate fino a quando tutti gli operatori non avessero indossato la giacca, pose immediatamente fine al tentativo di ribellione.

Ricezione degli ordini di borsa

Noi avevamo due banchetti dove potevano trovare posto una decina di operatori. Su un banchetto erano presenti anche 9 telefoni dai quali ricevevamo gli ordini da tutte le Filiali della Banca. Li annotavamo su foglietti in duplice copia di colore verde per gli acquisti e rosa per le vendite. La parte superiore contenente gli estremi dell’ordine veniva consegnata ad agenti di cambio e Procuratori mentre quella inferiore contenente anche Filiale, codice del cliente e commissioni da applicare veniva raccolta in differenti mazzette (listino ordinato in base alla chiamata suddiviso fra grida A B C, durante, premi, obbligazioni e terzo mercato).

Inizio delle contrattazioni

Veniamo alla storia delle borsa alle grida vera e propria! Un suono avvisava l’avvio delle contrattazioni, i decibel si alzavano immediatamente e iniziava la chiamata a listino dei primi tre titoli trattati rispettivamente alle grida A – B – C. La grida A era quella con le società maggiori, circa una novantina di titoli fra azioni ordinarie, privilegiate e di risparmio. Il primo titolo era Buton (società produttrice di distillati), titolo sottile ma che permetteva agli operatori di “scaldare l’ugola”. Si entrava nel vivo della seduta con le azioni di Montedison, Fiat, Ras, Generali, Alleanza, Abeille. Seguivano La Fondiaria, Sai, Toro, Olivetti, Sip, Stet, Sirti, Sme, Selm, Sondel, Saipem. Falk, Dalmine e CMI (e tante altre!).

Le grida B e C annoveravano oltre 100 titoli cadauna e vedevano i bancari protagonisti nella prima e società a minor capitalizzazione nella seconda.

Storia di Borsa Italiana – Asta ed ordini

Nella Corbeille era presente lo “Speaker”, un rappresentante della camera di commercio addetto alla conduzione dell’asta che, in base alle proposte di compravendita gridate e/o gesticolate dagli operatori che si accalcavano in prossimità del recinto, enunciava tramite un microfono le quotazioni teoriche.

Su titoli particolarmente scambiati la determinazione del prezzo non era semplice e richiedeva anche molto tempo. Quando lo Speaker intuiva che il maggior numero di proposte ad un determinato livello di prezzo erano soddisfatte accendeva una luce rossa ed il prezzo. A seconda dei casi, poteva muoversi solo in una direzione (luce rossa solo su / giù) fino alla determinazione del prezzo di listino che veniva notificato dal funzionario preposto.

Azioni, obbligazioni e cambi

Fiorani al lavoro (foto su gentile concessione di Fiorani)

Le negoziazioni della grida obbligazionaria avvenivano con maggior rapidità in quanto i volumi erano più modesti. Una volta concluse le contrattazioni sulle obbligazioni venivano trattate le obbligazioni convertibili ed i cambi.

Sulle Corbeille del durante, prima della chiamata al listino, si negoziavano gli ordini “avantbourse” e, terminata la fase di listino, quelli “dopo listino”. Questi ordini necessitavano della costante presenza di un operatore alla Corbeille. Questo per evitare che, in caso di sua assenza, venisse scambiato un prezzo fattibile con l’ordine mettendolo in “barca”. Il problema era meno sentito sugli ordini “volando” in quanto, se non eseguiti rapidamente, decadevano.

La costante presenza era necessaria anche alla grida dei premi dove venivano trattati dont (call), put, stellage, strip, strap su azioni (non su indici). Ciò con l’aggravante delle difficoltà nello stimare a mente la congruità del premio rispetto alle oscillazioni dell’azione.

Suoni e rumori della borsa alle grida

Borsa alle grida, le azioni ed i loro gesti (dal sito di Borsaitaliana)

Tutte queste attività producevano un forte rumore di fondo nel salone delle negoziazioni di borsa. Questo rendeva difficoltose le comunicazioni fra gli operatori ed anche quelle telefoniche. Per ovviare a queste ultime si usava tenere la cornetta con la mano sul trasmettitore. Quando parlavi la sollevavi e quando ascoltavi la serravi. Ciò per evitare che il rumore entrasse nella cornetta disturbando o impedendo l’ascolto.

Fra gli operatori a volte le comunicazioni avvenivano a gesti. Dato che solitamente una mano era impegnata con blocchetto ordini e matita, per i numeri si usava una sola mano. Quelli dall’1 al 5 con le dita rivolte verso l’alto e quelli dal 6 al 9 con le dita rivolte verso il basso. Per lo zero indice e pollice formavano un cerchio.

Pittoreschi anche i gesti per indicare i titoli: Generali (saluto militare al cappello), Toro (con indice e mignolo della mano), Snia Viscosa (sfregare la cravatta con indice e pollice), Fiat (simulare la guida al volante), Sip (portare la mano all’orecchio simulando la cornetta), Bastogi (dimenare la mano mimando l’azione di bastonare) e tanti altri.

Fra gli operatori di borsa c’era comunque una grande fiducia. Venivano presi impegni per miliardi di lire ogni giorno sulla parola che era considerata “sacra”. Anche il nostro istituto in quegli anni ha sempre mantenuto un comportamento esemplare nei confronti degli Agenti di Cambio con i quali lavoravamo. Circostanza questa che mi è stata confermata dopo molti anni da diversi procuratori e mi ha reso orgoglioso.

Borsa Alle grida - toro
Come si indicava Toro nella borsa alle grida, dal sito di Borsaitaliana

Tabellone con prezzi delle azioni

Sul tabellone i titoli erano suddivisi fra le tre grida ed erano elencati in ordine di chiamata. Appena per un titolo si determinava il prezzo di listino questo veniva riportato sul tabellone quindi potevi sapere che il successivo titolo era “in quota”. In prossimità della chiamata del titolo non era raro prendere l’ordine con parametro a “listino per quanto in tempo”.

Vicino al prezzo di listino veniva riportato anche l’ultimo prezzo scambiato dal titolo. Non venivano riportati invece i prezzi delle obbligazioni, quelle dei premi e tantomeno quelli dei titoli trattati al terzo mercato.

In quell’ambiente ti sentivi un privilegiato. Vedevi le quotazioni in “tempo reale”. Ora sembra scontato ma ai tempi il grande pubblico generalmente aveva come unica informazione la lettura dei giornali economici il giorno successivo.

Everardo dalla Noce

Altri più fortunati avevano la possibilità di vedere i collegamenti televisivi che effettuava il celebre Everardo dalla Noce. Prima della diretta era solito aggirarsi fra i banchetti degli operatori per raccogliere qualche opinione sull’andamento dei mercati. Poi rimodulava il tutto seguendo la sua vena artistica.

Ricordo che un giorno Everardo dalla Noce disse qualcosa di simile: “questa mattina, arrivando in treno da Ferrara, vedendo i campi imbiancati di neve, mi sarei aspettato un rialzo del mercato mentre qui oggi prevale il rosso”. Un eclettico Artista prestato alla finanza. Amatissimo dal grande pubblico per la sua capacità di esprimere concetti economici anche complessi utilizzando parole semplici e comprensibili a tutti.
In Borsa, avevi inoltre l’opportunità di scambiare opinioni con persone preparate che si occupavano anche di analizzare le Società quotate ed avevano contatti con il management delle stesse. Last but not least potevi osservare come agivano alcuni Agenti di Cambio o Procuratori che erano soliti operate per conto di primarie istituzioni italiane ed estere in grado di movimentare titoli e mercato.

Voci di borsa

Fra questi ultimi furono epiche le battaglie fra “l’Aldone” (Aldo Ravelli) noto ribassista ed il “fuochista” (Luigi Palermo) direttore del Credito Italiano famoso per alimentare i rialzi.

Grande attenzione suscitava anche l’operatività e le opinioni espresse dalla “Mamma” (Bankitalia), da “Gesù bambino” (Cesare Mozzi di Cimo) e da altri personaggi quali Angelo Abbondio (fondatore nel 1984 insieme ad una decina di importanti Agenti di Cambio del Fondo Professionale), Isidoro Albertini (storica la lettera che inviò ai clienti invitandoli alla cautela nel maggio del 1986 poco prima del crollo di Piazza Affari). Ma anche Ettore Fumagalli (Presidente del comitato direttivo degli agenti di cambio 83/88, Presidente della Federazione delle Borse della Comunità economica europea 88/92 e, detto fra noi, mio Presidente per oltre un ventennio), Renzo Giubergia (considerato il braccio operativo della famiglia Agnelli), Attilio Ventura (prima vice e dall’89 Presidente degli Agenti di Cambio) e tanti altri.

Tornando al banchetto, man mano che ricevevamo gli eseguiti dagli agenti di cambio o venivano riportati sul tabellone i prezzi di listino, utilizzando apposite tabelle, calcolavamo le commissioni a mano con i prezzi netti sia per l’agente di cambio che per il cliente.

Commissioni per il trading negli anni Ottanta

Quanto incidevano le commissioni negli anni della borsa alle grida? Le commissioni erano elevate anche se ai tempi iniziò un drastico processo di riduzione. Fra Agente di Cambio e Banca ricordo un rapido passaggio dal 5 al 3,5 ed al 2 per mille. Sugli ordini a listino la commissione si pagava comunque solo sullo sbilancio in compera o in vendita. Ciò rappresentava un notevole risparmio per le Banche. Lato cliente le commissioni si ridussero di conseguenza. Nonostante ciò, rimasero per lungo tempo su livelli tali che mal si conciliavano con un’attività di trading. Per lo stesso motivo e per la lentezza nel processo di raccolta e trasmissione degli ordini lo scalping era limitato ai soli addetti ai lavori.

Successivamente si comunicava l’eseguito alla Filiale (che a sua volta lo forniva al cliente), si effettuava la spunta con l’interinale proveniente dall’agente di cambio. Poi si trasmetteva il tutto ad un operatore del back office che “forava” con una matita ad ago una schedina per ogni ordine eseguito. Ciò al fine di effettuarne la contabilizzazione.

Fine delle contrattazioni

Il trader Fiorani in borsa in una foto degli Anni Ottanta

La seduta si concludeva con la rilevazione del listino ufficiale da parte del comitato direttivo degli agenti di cambio chiaramente dopo la fissazione del prezzo di listino dell’ultimo titolo trattato. Quindi l’orario di chiusura non era fisso ma dipendeva dal volume degli scambi. Quando ho iniziato nel 1983 ricordo sedute con ridotta attività che terminavano anche a mezzogiorno. Poi con la nascita dei fondi comuni di investimento di diritto italiano che avviarono il grande rialzo del periodo 84-86 le sedute difficilmente terminavano prima delle 13,30. Il record di durata credo fu stabilito martedì 20/10/87 il giorno successivo al “black Monday”, il lunedì nero di borsa, quando si protrassero fino a sera inoltrata.

Finita la seduta si tornava in ufficio e ci si dedicava ad altre attività. Fra queste anche quella della spunta delle operazioni comunicate tramite telex dalle Filiali e la correzione degli errori. Ecco, dunque, un assaggio, di quelli che sono stati gli anni della borsa alle grida.

Anni Novanta

In quegli anni ho avuto la possibilità di frequentare moltissimi ed importanti corsi che mi hanno permesso di approfondire l’analisi fondamentale e tecnica e diventare socio AIAF e SIAT.

Quel fantastico mondo subì un primo durissimo colpo nel 1987 quando, per consentire il restauro di Palazzo Mezzanotte, le negoziazioni traslocarono nel ‘gabbiotto’, un edificio prefabbricato collocato al centro di Piazza Affari. L’ambiente più ristretto rese necessaria la riduzione degli operatori ammessi nel locale. A noi bancari fu riservata un’area nel soppalco al primo piano con un solo banchetto ad eccezione di Comit e Credit. Dalla balconata potevi assistere alle grida che si svolgevano nel parterre. Ma l’atmosfera non era più quella che si respirava a Palazzo Mezzanotte.

Nel 1992, con il progressivo passaggio verso il mercato telematico, iniziò un periodo di agonia. Si arrivò nell’aprile del 1994 alla migrazione completa delle negoziazioni a un sistema di reti informatiche interconnesse. Ciò sancì la fine di un’epoca che ho avuto la fortuna di assaporare.

Ringraziamo Fabrizio per questo articolo relativo alla borsa alle grida. Altri anni per Borsa Italiana. Ricordi da preservare per tutti gli appassionati di finanza e trading.

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