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Quando a fare i pronostici non sono gli allenatori ma gli economisti

Ogni quattro anni la domanda domina giornali, televisioni e social network: chi vincerà il Mondiale? Negli ultimi anni, però, questa domanda ha iniziato a comparire anche nei report di banche d’investimento, agenzie di rating, società di consulenza e centri di ricerca economica. Non perché Goldman Sachs, Deutsche Bank o Barclays abbiano sviluppato una passione per il calcio, ma perché la Coppa del Mondo di calcio è diventata un evento anche economicamente rilevante.

Per gli economisti il Mondiale rappresenta infatti un gigantesco laboratorio naturale. Mobilita milioni di turisti, genera miliardi di dollari di investimenti pubblicitari e sponsorizzazioni, influenza i consumi e può persino incidere sull’immagine internazionale dei paesi coinvolti.

La domanda, quindi, non è soltanto chi alzerà la Coppa, ma anche chi beneficerà economicamente dell’evento.

Il Mondiale come fenomeno economico globale

La dimensione economica della Coppa del Mondo 2026 è senza precedenti. Secondo la FIFA, il torneo organizzato da Stati Uniti, Canada e Messico potrebbe generare circa 40 miliardi di dollari di attività economica, oltre 800.000 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno e circa 9 miliardi di gettito fiscale. Anche le stime del Boston Consulting Group indicano un impatto complessivo superiore ai 40 miliardi di dollari considerando gli effetti moltiplicativi sull’economia globale.

A sostenere queste cifre è un’edizione del torneo che, per la prima volta, coinvolgerà 48 nazionali, 104 partite, 16 città ospitanti e tre paesi organizzatori, ampliando in modo significativo la scala dell’evento rispetto alle edizioni precedenti.

Sul fronte strettamente commerciale, la FIFA prevede ricavi superiori ai 10 miliardi di dollari, trainati principalmente da diritti televisivi, sponsorizzazioni globali e biglietteria con relativi servizi di hospitality. A questi si aggiunge la componente pubblicitaria: secondo le stime della società di consulenza WARC, la sola spesa legata agli investimenti adv del torneo dovrebbe aggirarsi intorno agli 11 miliardi di dollari.

Nel loro insieme, questi numeri spiegano perché banche d’investimento, società di consulenza e investitori istituzionali osservino il Mondiale ben oltre il risultato sportivo, considerandolo un vero e proprio evento macroeconomico globale..

Le grandi banche sono più caute della FIFA

Se gli organizzatori parlano di decine di miliardi di valore generato, le principali istituzioni finanziarie adottano però toni molto più prudenti.

Secondo Deutsche Bank, anche qualora si realizzassero le stime più ottimistiche della FIFA, l’impatto sul PIL statunitense sarebbe limitato a circa lo 0,05%, una variazione praticamente impercettibile per un’economia delle dimensioni di quella americana.

Goldman Sachs sottolinea inoltre che una parte della spesa associata al torneo non rappresenta nuova ricchezza, ma semplice sostituzione di consumi che sarebbero avvenuti comunque. L’aumento della domanda durante il torneo potrebbe essere seguito da una fase di minore spesa nei mesi successivi.
Un ulteriore elemento è il cosiddetto “crowding out”: alcuni turisti potrebbero decidere di evitare le città ospitanti a causa dell’aumento dei prezzi e dell’affollamento, compensando almeno in parte l’arrivo dei tifosi.

Anche Barclays arriva a conclusioni simili. Gli economisti della banca stimano un possibile incremento temporaneo del PIL americano fino allo 0,2% durante l’estate del torneo, ma ritengono improbabile un effetto persistente oltre la fine dell’anno.

DBRS aggiunge un’ulteriore nota di cautela, osservando che il rallentamento dei consumi discrezionali e del turismo internazionale potrebbe limitare i benefici attesi per il settore dell’ospitalità.

In sintesi, il consenso tra gli analisti sembra essere che il Mondiale generi sicuramente attività economica, ma difficilmente crescita strutturale.

Perché allora gli economisti continuano a studiare i Mondiali?

La risposta è che il valore economico del torneo non si misura soltanto attraverso il PIL.

Pochi eventi al mondo sono in grado di:

  • coinvolgere simultaneamente miliardi di persone;
  • modificare le aspettative dei consumatori;
  • influenzare la reputazione internazionale di un paese;
  • generare effetti osservabili su turismo, esportazioni e mercati finanziari.

Per gli economisti rappresentano quindi un’occasione unica per osservare come fattori apparentemente non economici possano influenzare il comportamento di consumatori, imprese e investitori.

Ma vincere il Mondiale fa davvero crescere l’economia?

Qui la letteratura accademica offre una risposta più interessante.

Uno studio pubblicato nel 2024 sull’Oxford Bulletin of Economics and Statistics dall’economista Marco Mello ha analizzato l’andamento delle economie OCSE tra il 1961 e il 2018. I risultati mostrano che i paesi vincitori registrano una crescita del PIL superiore di circa mezzo punto percentuale nei due trimestri successivi alla vittoria.

L’aspetto più sorprendente riguarda il meccanismo. Contrariamente a quanto spesso si pensa, l’effetto non sembra essere guidato principalmente da un aumento dei consumi interni. Il canale più importante individuato dallo studio è quello delle esportazioni.

La vittoria agirebbe quindi come una forma di promozione internazionale del paese vincitore, rafforzandone la reputazione e aumentando temporaneamente l’attrattività dei suoi prodotti sui mercati esteri.

Dalla Francia del 1998 all’Argentina del 2022

azioni squadre di calcio

I casi storici aiutano a interpretare questi risultati.

La multiculturale Francia del 1998, guidata da Zinedine Zidane, trasformò il successo della nazionale in un potente simbolo di integrazione e modernità, ottenendo soprattutto un beneficio reputazionale più che economico.

La Spagna del 2010, la “Furia Roja” del ciclo d’oro, vinse il Mondiale nel pieno della crisi del debito sovrano europeo, nel periodo in cui i cosiddetti paesi PIGS erano al centro delle tensioni finanziarie. Il successo sportivo non fu sufficiente a modificare i fondamentali macroeconomici del paese.

La Germania del 2014, capace di una storica vittoria per 7–1 sul Brasile in, vide rafforzarsi ulteriormente il proprio “marchio paese”, già associato a solidità industriale, efficienza e affidabilità economica.

L’Argentina del 2022 celebrò il trionfo di Lionel Messi mentre continuava ad affrontare inflazione elevata, instabilità valutaria e fragilità macroeconomica strutturale.

In nessuno di questi casi la vittoria ha trasformato radicalmente l’economia nazionale, ma in tutti ha prodotto un significativo effetto di immagine, reputazionale e simbolico.

Chi vincerà il Mondiale?

Vediamo le previsioni in arrivo dalle grandi banche. In vista del Mondiale 2026, anche le previsioni sportive sembrano aver assunto sempre più la forma di modelli econometrici.

Goldman Sachs, che da diverse edizioni pubblica simulazioni statistiche sui risultati del torneo, indica una possibile finale tra Spagna e Francia, con le Furie Rosse leggermente favorite per la vittoria finale. Alla Spagna viene attribuita una probabilità di successo del 26%, seguita da Francia (19%), Argentina (14%), Brasile (8%) e Inghilterra (5%).

Ecco di seguito la tabella con la possibile stima di goal dagli ottavi in poi. In molti casi le previsioni sono vicine, quindi il margine di errore è elevato: nel calcio un palo o una traversa, così come un cartellino possono fare la differenza…

previsioni vincitore mondiali calcio

Bank of America, utilizzando modelli quantitativi che integrano anche strumenti di intelligenza artificiale, arriva invece a una previsione diversa: Francia favorita per la vittoria finale, con la Spagna seconda.

Non è la prima volta che il mondo della finanza si spinge oltre l’analisi macroeconomica. In passato anche istituzioni come HSBC e diversi centri di ricerca legati al settore assicurativo hanno sperimentato modelli probabilistici applicati ai tornei internazionali, trattando i risultati sportivi come variabili stocastiche da inserire in framework previsionali più ampi.

Al di là delle differenze tra i modelli, il punto resta lo stesso. I Mondiali sembrano essere entrati in una fase nuova: non sono più soltanto una competizione sportiva né soltanto un evento economico, ma un oggetto di previsione statistica. Un torneo in cui non si misurano solo gol e trofei, ma anche probabilità, scenari e aspettative: esattamente come accade per i mercati finanziari.

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Non Farm Payrolls – Analisi di IG https://www.investire-certificati.it/non-farm-payrolls-analisi-di-ig/ Fri, 02 Dec 2022 14:49:48 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=25286 Non Farm Payrolls – Analisi di IG sul mercato del lavoro statunitense a cura di Filippo Diodovich, Senior Market Strategist, IG Italia. Non Farm Payrolls: a novembre creati 263 mila posti di lavoro IG NEWS – Dati positivi nel report di novembre sul mondo del lavoro. I salari dei lavoratori crescono molto più del previsto.L’US Bureau […]

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Non Farm PayrollsAnalisi di IG sul mercato del lavoro statunitense a cura di Filippo Diodovich, Senior Market Strategist, IG Italia.

Non Farm Payrolls: a novembre creati 263 mila posti di lavoro

IG NEWS – Dati positivi nel report di novembre sul mondo del lavoro. I salari dei lavoratori crescono molto più del previsto.L’US Bureau of Labor Statistics (BLS) ha comunicato che, nel mese di novembre, nei settori non agricoli, si è registrato un aumento di 263 mila nuovi posti di lavoro. E’ stato un dato migliore rispetto alle attese del consensus (+200k nuovi impieghi). Il tasso di disoccupazione si attesta al 3,7% (aspettative al 3,7%). Sono state riviste al ribasso le cifre dei mesi scorsi (-23 mila posti di lavoro in totale rispetto alle stime precedenti). Il dato di settembre è stato rivisto al ribasso di 46 mila unità a +269k, quello di ottobre invece al rialzo di 23 mila a +284k.

Il tasso di partecipazione alla forza lavoro si è attestato al 62,1% (ancora ben lontano dai livelli di febbraio 2020 quando si attestava al 63,3%). I salari medi salgono dello 0,6% m/m (consensus +0,3%). I salari sono saliti del 5,1% a/a (consensus +4,6%, mese precedente +4,9% a/a).

Acquisti sul dollaro. Scendono gli indici azionari

I dati sul mondo del lavoro statunitense sono stati abbastanza sorprendenti. Soprattutto nella parte relativa alla crescita dei salari dei lavoratori sono risultati ben al di sopra delle aspettative, fattore che potrebbe alimentare le pressioni inflazionistiche. I nuovi impieghi crescono ben più delle previsioni della vigilia ma sono stati compensati dalla revisione al ribasso delle cifre dei mesi precedenti (effetto congiunto di -23k tra settembre/ottobre).

Crediamo che il dato sulla crescita dei salari non sia ben tollerato dai banchieri centrali statunitensi che si aspettavano, con le misure di politica monetaria in essere, anche un forte rallentamento nel ritmo di crescita delle remunerazioni dei lavoratori. Questi dati possono dare credito alle argomentazioni dei banchieri centrali più falchi all’interno del FOMC per non abbassare la guardia sulle pressioni inflazionistiche.  Nonostante queste ultime cifre macro crediamo che lo scenario più probabile nella due giorni di meeting della commissione operativa della FED sia quello di un rialzo di 50 punti base del costo del denaro negli Stati Uniti. Queste cifre macro potrebbero però lasciare qualche tono più aggressivo sia nel comunicato che nella conferenza stampa.

Reazione dei mercati ai dati sui Non Farm Payrolls

Sui mercati la reazione è stata forte perché gli investitori sembravano scontare come certo il possibile rallentamento nell’entità di rialzo dei tassi da parte della FED dopo le parole di Powell e dopo il dato sull’ inflazione PCE core. I dati sul lavoro cambiano le probabilità e fanno apparire lo scenario di 50 punti base sempre il favorito ma non con percentuali così elevate. Passando agli asset abbiamo osservato un forte rialzo dei rendimenti dei Treasuries US. Forti acquisti anche sul biglietto verde sul forex market. Il cambio euro/dollaro (EUR/USD) ha perso circa di 100 pips passando da 1,0540 a 1,0430, per poi rimbalzare a 1,0480. Un movimento comprensibile legato ai riposizionamenti dei grandi fondi. Anche sull’azionario l’indice tecnologico, più sensibile ai tassi di interesse, mostra un ribasso notevole, arrivato anche a toccare i 2 punti percentuali.

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