Investment Certificates – Come Gestire il Portafoglio?

Trading e investimenti

Come si muovono gli investment certificates in tempo di crisi sui mercati finanziari? E cosa conviene fare se il prezzo spot è nettamente inferiore a quanto abbiamo pagato il certificato? Conviene mantenere le posizioni in portafoglio oppure è meglio chiuderle in perdita?

Ecco alcuni scenari che possono aiutare l’investitore nelle sue riflessioni. Proviamo in questa analisi a esaminare questi aspetti legati alla vita dei certificati di investimento, al loro comportamento in una fase di mercato azionario “orso” e a quelle che sono le ripercussioni sul portafoglio del risparmiatore.

Mercati azionari in forte calo

L’allargarsi a macchia d’olio del coronavirus ha determinato un brusco crollo sul mercato azionario. Il FTSE Mib, listino centrale di Piazza Affari, quotava oltre 25.000 punti a metà febbraio e ha perso in appena un mese il 40% del suo valore. È andata poco meglio a Wall Street, con discese comunque nell’ordine del 30-35%.

Molti titoli, in particolare nel settore aereo, ma anche fra le aziende legate al turismo o alla ristorazione, nonché azioni del settore bancario, hanno registrato pesanti cali, talvolta anche nell’ordine del 40 o 50%. Anche il settore energetico è risultato colpito, per via del crollo delle quotazioni del petrolio.

È chiaro, con l’eccezione dei certificate reverse (inverse certificates, quelli che si apprezzano se il sottostante scende) che numerosi certificati di investimento siano crollati al di sotto della pari, talvolta con discese anche superiori al 50%.

Investimenti con i certificates: mantenere o disinvestire?

Cosa fare in questo scenario con gli investment certificates in portafoglio? Sono in molti a chiedersi se a questo punto valga la pena uscire, ossia vendere il certificato di investimento e provare a ricomprarlo ancora più in basso, oppure mantenere la posizione aspettando tempi migliori sui mercati.

Dobbiamo ricordare come una delle variabili che determini il prezzo del certificato, oltre ovviamente all’andamento del sottostante, sia la volatilità, che possiamo riassumere (in modo semplicistico) con l’indice Vix.

Il suo imponente balzo, fino a quota 80, su valori superiori a quelli della crisi 2008, è alla base del forte calo di prezzo di molti certificati di investimento, chiaramente in combinazione con la discesa del valore dei sottostanti. Sarebbe infatti sufficiente una diminuzione della volatilità per assistere ad un parziale recupero del prezzo degli investment certificates.

Per molti prodotti, in particolare i certificati di investimento con airbag, sarebbe sufficiente che i sottostanti mantenessero i prezzi attuali, per vedere a scadenza rimborsato l’intero capitale (anche se il certificato in taluni casi prezza al momento 500/600 euro a fronte di un possibile rimborso di 1.000 oppure 50/60 a fronte di un possibile rimborso a scadenza di 100 euro).

Un esempio con i certificati di investimento

La quotazione spot di molti certificati di investimento è quindi a sconto, ma potrebbe recuperare terreno sia se i prezzi delle azioni cui fanno riferimento (o degli indici) dovessero risalire, che se la volatilità dovesse scendere, anche se i prezzi delle azioni non dovessero recuperare.

A titolo esemplificativo presentiamo il certificato di investimento con ISIN CH0419581449. In questo caso i sottostanti sono Enel, Intesa, Ferrari e Eni. Proprio il titolo del cane a sei teste è il “worst of”, ossia quello che si sta comportando peggio, risultando pochi punti percentuali sopra la barriera. Va inoltre ricordato che si tratta di un prodotto con airbag, ossia low strike (al 50%).

La forte volatilità ha determinato una discesa del prezzo spot fino in area 500, anche se Eni sia sceso a dei minimi in area 6,50 euro, che se confermati in scadenza (nel 2024) avrebbero determinato un prezzo di rimborso superiore ai 900 euro a patto che nessuno degli altri sottostanti si fosse comportato peggio.

Per avere un rimborso a 500 euro sarebbe necessaria la perdita da parte di almeno uno dei sottostanti del 75% rispetto ai valori iniziali. In questo caso, ipotizzando che sia proprio Eni il peggiore anche alla scadenza, dovrebbe trovarsi poco sotto quota 3,50 (ossia il 75% in meno rispetto al fixing iniziale di questo certificato con airbag, collocato a 13,94 euro).

Spetta quindi chiaramente all’investitore la decisione sul da farsi, ma è fondamentale considerare anche questo fattore. In estrema sintesi, se si prevedono altri drastici crolli dei sottostanti è conveniente la vendita del certificato, viceversa se non si ha bisogno di liquidità imminente, con la possibilità di mantenere pazientemente l’investimento, può valer la pena attendere in attesa di una possibile ripresa dei sottostanti oppure di una diminuzione della volatilità.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui