Previsioni Archivi - Investire-Certificati.it https://www.investire-certificati.it/category/previsioni/ I migliori certificati di investimento li trovi su investire-certificati.it Tue, 28 Apr 2026 13:51:01 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.5 https://www.investire-certificati.it/wp-content/uploads/2021/06/cropped-android-chrome-192x192-1-32x32.png Previsioni Archivi - Investire-Certificati.it https://www.investire-certificati.it/category/previsioni/ 32 32 Federal Reserve – BCE – Bank of England: Previsioni Banche Centrali https://www.investire-certificati.it/federal-reserve-bce-bank-of-england-previsioni-banche-centrali/ Tue, 28 Apr 2026 13:50:57 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=43037 Settimana di Banche centrali, ma come si muoveranno Federal Reserve, Banca centrale europea e Bank of England? Un’analisi sul tema a cura di Peter Kinsella, Head of Investment Services UK, Union Bancaire Privée (UBP). Previsioni Federal Reserve Negli Usa gli investitori guardano il Pil del primo trimestre e i dati sull’inflazione. Al momento, gli swap […]

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Settimana di Banche centrali, ma come si muoveranno Federal Reserve, Banca centrale europea e Bank of England? Un’analisi sul tema a cura di Peter Kinsella, Head of Investment Services UK, Union Bancaire Privée (UBP).

Previsioni Federal Reserve

Negli Usa gli investitori guardano il Pil del primo trimestre e i dati sull’inflazione. Al momento, gli swap su indici overnight (OIS) scontano un mantenimento dei tassi invariati (3,75%) con una probabilità del 99%.

Prevediamo che il comunicato e la conferenza stampa potrebbero orientarsi verso una posizione hawkish, limitando il potenziale di deprezzamento del dollaro nel breve termine. La pubblicazione dei dati sul PIL USA del primo trimestre, che dovrebbe attestarsi al 2,0% su base trimestrale, e sull’inflazione PCE core, prevista al 3,2% su base annua, dovrebbe evidenziare un contesto relativamente solido, giustificando una posizione accomodante da parte della Fed

Previsioni tassi BCE

Tassi BCE: Lo scenario più plausibile è quello di tassi fermi, con un probabile incremento di 25 bps (0,25% nei prossimi mesi).

TASSI BCE

Il mercato OIS prevede che la BCE manterrà il tasso sui depositi invariato al 2,0%; tuttavia, entro luglio è previsto un aumento dei tassi di ben 25 punti base. La pubblicazione dei dati preliminari PMI dell’Eurozona ha evidenziato l’emergere di rischi al ribasso per la crescita nel settore dei servizi, che tendono a essere fortemente correlati all’andamento contemporaneo del PIL. La conseguenza è che, in assenza di un calo significativo dei prezzi del petrolio, l’Eurozona si sta avviando verso uno scenario di stagflazione.

Cosa aspettarsi quindi? È quindi previsto che la riunione della BCE metta in risalto un approccio fortemente basato sui dati e che si orienti verso una posizione restrittiva. Nonostante ciò, il contesto economico è difficile e, di conseguenza, l’euro dovrebbe faticare ad apprezzarsi nel breve termine.

Banca di Inghilterra

BoE: probabili tassi fermi al 3.75%. Anche da Londra dovrebbe arrivare una view “wait and see”, con tassi fermi.

Nelle ultime sedute la sterlina britannica è rimasta relativamente stabile sul forex market, con EUR/GBP che è scambiato intorno a 0,87 e la coppia GBP/USD intorno a 1,35. I dati sulla disoccupazione nel Regno Unito sono scesi dal 5,2% al 4,9; tuttavia, tali dati riflettono un forte calo del tasso di partecipazione, il che non rappresenta uno sviluppo positivo. I dati sull’IPC complessivo di marzo si sono attestati al 3,3% su base annua (complessivo) e al 3,1% su base annua (core). I dati dimostrano che i rischi di inflazione sono riemersi. Il capo economista della BoE, Huw Pill, ha sottolineato la necessità per la BoE di aumentare i tassi; tuttavia, riteniamo che le sue opinioni siano in minoranza all’interno del MPC.

Si prevede che nella riunione del MPC di questa settimana il tasso di riferimento della Banca d’Inghilterra rimanga invariato al 3,75%. Il comunicato della BoE dovrebbe sottolineare un orientamento basato sull’andamento dei dati e fornire pochi indizi sulle prospettive di un imminente aumento dei tassi.

Gli investitori dovrebbero aspettarsi un voto del MPC di 7 a 2 a favore del mantenimento dei tassi invariati. Nel complesso, manteniamo un atteggiamento cauto nei confronti della sterlina in vista delle elezioni locali nel Regno Unito (7 maggio), che potrebbero far aumentare nuovamente la percezione del rischio politico interno nel Paese.

Il presente articolo non rappresenta in alcun modo sollecito all’investimento in borsa – il trading è attività a rischio

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Previsioni per la BCE – L’analisi di BNP Paribas https://www.investire-certificati.it/previsioni-per-la-bce-analisi-di-bnp-paribas/ Sat, 25 Apr 2026 07:38:56 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=42967 Quali previsioni per la BCE? La riunione della Banca Centrale Europea del 30 aprile si preannuncia come un passaggio di transizione: niente mosse sui tassi, ma una chiara volontà di mantenere flessibilità e opzionalità per i prossimi mesi. Secondo l’analisi di BNP Paribas Markets 360, la BCE è pronta a “wait and see”, in attesa […]

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Quali previsioni per la BCE? La riunione della Banca Centrale Europea del 30 aprile si preannuncia come un passaggio di transizione: niente mosse sui tassi, ma una chiara volontà di mantenere flessibilità e opzionalità per i prossimi mesi.

Secondo l’analisi di BNP Paribas Markets 360, la BCE è pronta a “wait and see”, in attesa di dati più solidi prima di decidere se intervenire con un rialzo, che resta comunque probabile a giugno.

Tassi in rialzo? Dalla tensione alla prudenza

Il contesto geopolitico ha cambiato tono, anche se l’incertezza resta notevole. Dopo le settimane di tensione tra Stati Uniti e Iran, il fragile cessate il fuoco ha ridotto il rischio di escalation e ha calmato i mercati energetici. Il synthetic energy price index elaborato da BNP Paribas mostra un impatto positivo sui prezzi, ma inferiore ai picchi del 2021-2022. In altre parole, la pressione inflazionistica resta presente, ma non tale da giustificare un’azione immediata.

La BCE, che nel suo scenario base prevedeva un graduale raffreddamento dell’energia, si trova ora con prezzi compresi tra lo scenario di base e quello “avverso”. Ciò mantiene viva la sensibilità al rischio inflazione, ma sposta il baricentro della decisione sui dati macroeconomici in arrivo.

Il cambio di tono nel Consiglio Direttivo

Il linguaggio dei membri del Governing Council è cambiato in modo evidente.

La Bce e la politica monetaria.
  • Christine Lagarde ha sottolineato che servono “più informazioni prima di trarre conclusioni ferme”, segnalando una posizione neutrale e paziente.
  • Isabel Schnabel ha spostato l’attenzione sulla crescita, definendo la ripresa economica “la sfida principale per l’Eurozona”.
  • Philip Lane, capo economista, ha ribadito che è “troppo presto per decisioni decisive”.
  • Anche i governatori Nagel, Simkus, Stournaras e Kazaks hanno moderato i toni, riducendo la probabilità di un rialzo ad aprile.

BNP Paribas sintetizza questa evoluzione nel suo report: l’urgenza svanisce, la pazienza cresce. La BCE sembra voler guadagnare tempo, evitando di vincolarsi a una direzione precisa prima di avere un quadro più chiaro sull’inflazione e sull’impatto del caro energia.

Previsioni per la BCE: Dati ancora insufficienti

Dal meeting di marzo, la BCE ha ricevuto solo un dato sull’inflazione che riflette il primo impatto del rincaro energetico, ma non mostra effetti di secondo livello (cioè aumenti generalizzati dei salari o dei prezzi al consumo). Le indagini di fiducia e i survey sui prezzi di vendita indicano un lieve aumento delle pressioni a monte, ma non sufficiente a giustificare un cambio di rotta.

Nei giorni precedenti la riunione di aprile arriveranno ulteriori informazioni — tra cui il Bank Lending Survey, il SAFE Survey e il flash HICP — ma BNP Paribas ritiene che non saranno abbastanza per ribaltare la decisione di mantenere i tassi invariati. Un “hold” ad aprile, quindi, non sarebbe un segnale di passività, ma una scelta di metodo: raccogliere più evidenze prima di agire.

Comunicazione: “ben posizionata per attendere”

La BCE eviterà di pre-impegnarsi su un rialzo futuro o di confermare esplicitamente le aspettative di mercato (circa 50 punti base di rialzi entro fine anno). Miss Lagarde dovrebbe ribadire che la BCE è “ben posizionata per attendere e osservare”, mantenendo la linea data-dependent e meeting-by-meeting. Un messaggio troppo diretto rischierebbe di vincolare la banca centrale a una traiettoria che potrebbe non essere coerente con i dati futuri.

In sintesi, la BCE vuole preservare la flessibilità: nessuna promessa, nessuna chiusura, ma piena disponibilità a intervenire se i dati lo richiederanno. Pronti a muoversi come richiesto dall’andamento dello scenario geopolitico, dal prezzo del petrolio e – conseguentemente – dall’inflazione.

Meeting BCE di Giugno: il momento della verità

Nonostante la pausa di aprile, BNP Paribas mantiene una view rialzista per giugno. L’analisi prevede che i prezzi dell’energia resteranno strutturalmente più alti rispetto al periodo pre-conflitto, con il prezzo del petrolio (WTI e Brent) intorno ai 100 dollari al barile per alcuni mesi. Questo scenario, unito alla persistenza di tensioni sui flussi attraverso lo Stretto di Hormuz, potrebbe generare effetti rilevanti sull’inflazione, spingendo la BCE ad agire.

Il rialzo di 25 punti base a giugno viene quindi considerato lo scenario centrale, nonostante il rallentamento della crescita. La BCE, secondo BNP Paribas, preferisce non anticipare la mossa, ma preparare il terreno comunicativo per un intervento mirato e credibile.

Implicazioni per i mercati

Per gli investitori, la riunione di aprile sarà soprattutto un momento di conferma della strategia di attesa. Il focus si sposterà sulle parole di Lagarde e sul grado di allineamento tra BCE e mercato. Un messaggio neutrale o leggermente prudente potrebbe mantenere stabili i rendimenti dei titoli di Stato e rafforzare l’euro solo marginalmente. Al contrario, eventuali segnali di preoccupazione per l’inflazione o di apertura a un rialzo anticipato potrebbero generare una reazione più marcata sui tassi a breve termine.

Per chi investe in certificati di investimento, la fase di “wait and see” della BCE conferma un contesto di volatilità controllata: i prodotti con barriere profonde, cedole fisse o meccanismi airbag restano strumenti efficaci per gestire l’incertezza e mantenere un profilo di rendimento regolare. In un mercato che oscilla tra prudenza e potenziale rialzo dei tassi, la selezione di strutture difensive può trasformare la volatilità in opportunità di rendimento.

Analisi riassuntiva

BNP Paribas riassume quindi la posizione della BCE come un “wait and see” strategico:

  • nessuna azione immediata,
  • nessuna promessa per il futuro,
  • piena disponibilità a intervenire – tempestivamente – se il contesto geopolitico e i dati macroeconomici lo renderanno necessario.

La Banca centrale europea si trova quindi in una fase di equilibrio delicato: evitare di frenare la crescita, ma non perdere il controllo sull’inflazione. Il compromesso scelto — attendere aprile e valutare a giugno — riflette la volontà di mantenere credibilità e flessibilità, in un contesto di incertezza geopolitica e di inflazione ancora sensibile ai movimenti dell’energia.

La BCE resta quindi ben posizionata per reagire, ma per ora preferisce osservare. E per gli investitori, questa attesa può diventare un’occasione per riposizionare il portafoglio con strumenti capaci di difendere il capitale e cogliere il rendimento — anche in un contesto di politica monetaria sospesa tra prudenza e azione.

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Perché il prezzo dell’oro sta scendendo? https://www.investire-certificati.it/perche-il-prezzo-delloro-sta-scendendo/ Sun, 29 Mar 2026 08:11:05 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=42561 Il prezzo dell’oro è sceso dai massimi di febbraio, arrivando a perdere oltre il 20% nonostante le tensioni geopolitiche. In linea di principio sembra un movimento contro intuitivo, ma ci sono varie considerazioni da fare. Fra queste, spicca senz’altro l’aumento del rendimento dei Titoli di Stato, di fatto anch’essi considerabili come bene rifugio sui mercati […]

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Il prezzo dell’oro è sceso dai massimi di febbraio, arrivando a perdere oltre il 20% nonostante le tensioni geopolitiche. In linea di principio sembra un movimento contro intuitivo, ma ci sono varie considerazioni da fare. Fra queste, spicca senz’altro l’aumento del rendimento dei Titoli di Stato, di fatto anch’essi considerabili come bene rifugio sui mercati finanziari.

L’oro, diversamente dai bond, non paga cedole o dividendi” ha spiegato Carlo Alberto De Casa analista ed esperto di materie prime “di fatto è aumentato il costo implicito della detenzione – in particolare in ottica lungo termine – del metallo prezioso”. Numeri alla mano il rendimento del BTP italiano decennale è tornato sopra il 4%, mentre i Treasuries, ossia i titoli di Stato americani di pari scadenza rendono oltre il 4,40%. Per quanto riguarda i Gilt, i titoli di Stato britannici, non siamo lontani dal 5% sul decennale.

Le ragioni del calo dell’oro

Perché il prezzo dell’oro sta scendendo? Per Daniel Marburger, CEO di StoneX Bullion  ci sono principalmente tre motivi alla base di questa discesa del lingotto.

La salita del petrolio, timori di inflazione e le mosse della Federal Reserve

previsioni prezzo oro

“Il primo motivo che ha spinto al ribasso il prezzo dell’oro è legato al prezzo del petrolio. L’impennata delle quotazioni del greggio viene ora interpretata come una minaccia inflazionistica e questo modifica il quadro di riferimento della Federal Reserve. Lo shock petrolifero è fondamentalmente sul lato dell’offerta.

Quando l’inflazione è guidata dal costo dell’energia piuttosto che da un eccesso di domanda, gli strumenti tradizionali di politica monetaria diventano meno efficaci e ci si trova nella difficile posizione di stabilizzare i prezzi senza aggravare il rallentamento economico. Il mercato prezza complessivamente uno, forse due tagli dei tassi da parte della Fed per l’intero anno, un cambiamento drastico da gennaio ed è anche il principale fattore tecnico negativo per l’oro al momento.

Il dollaro in rafforzamento

Il secondo elemento riguarda il dollaro. Gli shock petroliferi tendono a rafforzare il ruolo del dollaro come valuta di riserva globale e, di conseguenza, il prezzo dell’oro è sceso. Successivamente al primo impatto, le preoccupazioni inflazionistiche di lungo periodo torneranno a sostenere i metalli preziosi. È un andamento ben noto anche se controintuitivo.

Vendita di oro come ricerca di liquidità

Quali sono poi altri motivi che spingono al ribasso il prezzo dell’oro? Per il CEO di StoneX Bullion  troviamo un terzo fattore, che ha a che vedere con meccanismi istituzionali. “Quando il dollaro si rafforza durante fasi di tensione geopolitica, l’oro viene venduto non perché sia considerato un cattivo investimento ma perché è liquido e quello che serve agli operatori di mercato è liquidità immediata”.

Previsioni per il prezzo dell’oro

Come si muoverà il prezzo dell’oro? “Per i prossimi mesi, il mio scenario di base rimane moderatamente positivo anche se il percorso appare più accidentato rispetto all’inizio dell’anno. I fattori strutturali che hanno spinto l’oro da 3.500 a 5.600 dollari nel corso del 2025 restano invariati. Gli acquisti da parte delle banche centrali dei mercati emergenti (Cina, India e Turchia) continuano a sostenere la domanda. Inoltre, l’oro ha beneficiato del deterioramento del contesto macroeconomico, tra cui l’incertezza geopolitica, la volatilità delle politiche tariffarie e sanzionatorie e i crescenti dubbi sul ruolo del dollaro come valuta di riserva. Tutti questi fattori stanno alimentando la domanda di alternative al dollaro. Non si tratta di dinamiche cicliche ma di riallineamenti strategici di lungo periodo”.

Di fatto la discesa dei prezzi di oro e argento pare una razionalizzazione dopo la corsa di questi mesi: “non dobbiamo dimenticare gli imponenti rialzi del 2024 e 2025” ha spiegato Carlo Alberto De Casa. “per molti investitori la salita del prezzo sopra i 5.000 dollari, con dei massimi storici anche in area 5.600 dollari per oncia, può aver rappresentato un’occasione di vendita, portando a casa parte dei profitti realizzati”.

Approfondimenti – Oro, Banche centrali, dedollarizzazione: ecco perchè il prezzo sale

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Prezzo Oro e Argento – Cosa capita dopo il Crollo in Borsa? https://www.investire-certificati.it/prezzo-oro-e-argento-cosa-capita-dopo-il-crollo-in-borsa/ Sun, 01 Feb 2026 16:19:33 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=41465 Focus sui metalli preziosi: oro, argento, ma anche platino e palladio. L’intero comparto, dopo tanti record, è sceso bruscamente sul finire della scorsa settimana. Crollo Argento Il prezzo dell’argento è crollato venerdì scorso. Dopo una lunga serie di record, che lo avevano portato a valere il quadruplo in poco più di un anno, è arrivato […]

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Focus sui metalli preziosi: oro, argento, ma anche platino e palladio. L’intero comparto, dopo tanti record, è sceso bruscamente sul finire della scorsa settimana.

Crollo Argento

Il prezzo dell’argento è crollato venerdì scorso. Dopo una lunga serie di record, che lo avevano portato a valere il quadruplo in poco più di un anno, è arrivato un tonfo epocale. Il prezzo dell’argento dai massimi a 120 dollari per oncia è crollato rapidamente fino a dei minimi in area 73 dollari per oncia. Da qui è partito un tentativo di rimbalzo, con un recupero di una decina di dollari a 83-84 $/oncia.

Prezzo oro

Scenario simile, seppur con oscillazioni decisamente inferiori, per il prezzo dell’oro. Il metallo giallo dopo aver toccato dei massimi oltre quota 5.500 euro è sceso di quasi 15 punti percentuali, arrivando in area 4.800 dollari per oncia. Un tonfo notevole, arrivato dopo la notizia dell’annuncio di Warsh come prossimo presidente della Federal Reserve (in attesa di conferma da parte del Senato americano).

Quanto vale un’oncia d’oro?

Quanto valgono oro e argento dopo i recenti scossoni di borsa? Al momento un’oncia di oro vale circa 4.800 dollari. Vale la pena ricordare che un’oncia troy equivale a 31,10 grammi e quindi il prezzo in dollari al grammo per il metallo prezioso è d circa 157 dollari.

Contestualmente, un grammo di oro vale circa 133-134 euro, mentre un chilogrammo circa 133.500 euro. E quanto vale un’oncia di argento? Il prezzo in dollari naviga fra gli 80 ed i 90 dollari, con una quotazione che implica un prezzo al chilogrammo di circa 2.300 euro (e quindi circa 2,30 euro per ogni grammo di argento).

Platino e Palladio

Chiudiamo con un flash su platino e palladio. Il valore di un’oncia di platino è di circa 2.230 dollari, mentre un’oncia di palladio si acquista per circa 1.750 dollari.

Previsioni per oro e argento

Previsioni Argento

Quali sono le previsioni per il valore di oro e argento? Chiaramente uno scossone di questa portata (15% per il prezzo dell’oro e 38% circa per l’argento) ha spaventato gli investitori. In una sola seduta l’argento è passato da un forte mercato toro a un mercato orso. Insomma uno scenario che lascia spiazzati gli investitori.

Ecco, quindi, che è lecito attendersi una fase di alta volatilità. L’argento potrebbe trovare una prima base sui minimi della scorsa settimana, in area 73-75 dollari per oncia. Ma se venissero rotti ci sarebbe spazio per altri ribassi, anche importanti.

Per contro non mancano le teorie anche a sostegno dell’ipotesi di un nuovo rimbalzo: dall’incertezza geopolitica, alla forte domanda industriale di argento.

Anche l’oro si trova di fronte ad un bivio e anche in questo caso una fase di assestamento dopo il più grande movimento in termini assoluti su base giornaliera sembra più che mai necessario. Le banche centrali continuano a comprare e la salita appare strutturale, ma forse quanto visto su oro e argento nel 2025 è stato eccessivo. O almeno, la salita è stata troppo rapida.

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Previsioni per le materie prime – Analisi di Vontobel https://www.investire-certificati.it/previsioni-per-le-materie-prime-analisi-di-vontobel/ Thu, 22 Jan 2026 09:54:22 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=41331 Vontobel: Commodities, cosa aspettarsi nel trimestre per le materie prime? Dispersione destinata a continuare? Analisi e previsioni sulle materie prime a cura di Kerstin Hottner, Head of Commodities, Vontobel Guardando al 2026, le commodity restano una componente rilevante per i portafogli multi-asset. In un contesto di politiche monetarie e fiscali accomodanti, le allocazioni in materie prime […]

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Vontobel: Commodities, cosa aspettarsi nel trimestre per le materie prime? Dispersione destinata a continuare? Analisi e previsioni sulle materie prime a cura di Kerstin Hottner, Head of Commodities, Vontobel

Guardando al 2026, le commodity restano una componente rilevante per i portafogli multi-asset. In un contesto di politiche monetarie e fiscali accomodanti, le allocazioni in materie prime assumono un valore crescente in termini di diversificazione e copertura dall’inflazione. L’esperienza recente lo conferma: nel 2022, in una fase di elevato rischio geopolitico, le commodity sono state l’unica asset class di rilievo a conseguire rendimenti positivi.

Metalli preziosi

Sebbene l’intensità dei recenti rialzi sia stata certamente notevole, riteniamo che nel prossimo trimestre i rischi di rialzo superino quelli di ribasso per i metalli preziosi.

ORO FEDERAL RESERVE

La nostra convinzione è di mantenere un posizionamento overweight, con alcune differenziazioni tra i singoli metalli in funzione della propensione al rischio. Restiamo decisamente positivi sull’oro e confermiamo una posizione overweight. La forza dell’oro è sempre più legata al suo ruolo macroeconomico piuttosto che a tensioni sul mercato fisico.

In un contesto caratterizzato da persistente incertezza sulle politiche economiche, l’oro continua a beneficiare di una solida domanda da parte delle banche centrali, di rischi geopolitici elevati e del suo status di bene rifugio per eccellenza.

Previsioni per il prezzo dell’argento

Le prospettive dell’argento possono invece essere definite cautamente ottimistiche, ma con una volatilità elevata. Il metallo prezioso ha già messo a segno un rally straordinario, con un rialzo di circa +138% nel 2025, e riteniamo rischioso inseguire i prezzi a questi livelli.

A differenza dell’oro, il movimento non poggia su solidi fondamentali ed è stato in larga parte alimentato da posizionamenti speculativi. Con l’attenuarsi del cosiddetto scarcity trade, una possibile contrazione della domanda e un aumento del riciclo potrebbero innescare correzioni anche marcate.

Argento: le scorte al COMEX

Un fattore chiave alla base delle recenti dinamiche dei prezzi è stato l’anticipo degli scambi in vista dei dazi (tariff front-loading) e la dislocazione dei mercati. Le speculazioni sui dazi statunitensi all’importazione hanno spinto ingenti volumi di argento a essere pre-posizionati nei caveaux del COMEX, lasciando invece insolitamente esigue le scorte a Londra, che rappresenta il mercato di riferimento per la formazione dei prezzi.

previsioni argento

Questo squilibrio ha generato una temporanea tensione sul mercato fisico, evidente nei tassi di leasing elevati: gli operatori sono disposti a pagare premi significativi per prendere in prestito il metallo. Ne deriva una configurazione instabile, in cui livelli elevati di scorte al COMEX coesistono con una situazione di scarsità a Londra, amplificando i movimenti dei prezzi in entrambe le direzioni.

Se emergesse maggiore chiarezza sulle politiche tariffarie e l’argento defluisse dagli Stati Uniti, la liquidità sul mercato londinese potrebbe normalizzarsi rapidamente, aprendo la strada a una correzione marcata. In caso contrario, la tensione sull’offerta e l’elevata volatilità sono destinate a persistere.

Previsioni platino e palladio

Per platino e palladio manteniamo un approccio attendista. Entrambi i metalli hanno registrato un rialzo dall’inizio dell’anno, sostenuti dal movimento positivo dell’intero comparto dei metalli preziosi, dalle tensioni commerciali e dai vincoli sull’offerta; tuttavia, una parte significativa dei guadagni riflette più le preoccupazioni legate ai dazi e la speculazione che solidi fondamentali. Di conseguenza, l’ulteriore potenziale di rialzo appare, nella migliore delle ipotesi, fragile. Il recente rally è stato innescato dal lancio dei futures su palladio e platino alla Borsa di Shanghai.

Nel giro di poche settimane, l’open interest ha raggiunto circa un quarto di quello del CME. L’elevata volatilità su entrambi i metalli è quindi destinata a persistere. Un possibile catalizzatore di una correzione più marcata potrebbe essere rappresentato dagli esiti dell’indagine ai sensi della Section 232.

Previsioni per i metalli industriali

Il rame è stato recentemente sotto i riflettori, con un balzo da 10.700 dollari per tonnellata a metà novembre fino al record di 13.000 dollari a inizio gennaio, pari a un rialzo di circa +20% in sole sei settimane. Riteniamo che da questi livelli i prezzi possano incontrare crescenti difficoltà.

I fattori che possono frenare il prezzo del rame

Rischio di indebolimento della domanda: ai massimi storici, il rame sta già mostrando un calo della domanda. Il fenomeno è particolarmente evidente in Cina, il principale consumatore mondiale di rame, dove la crescita della domanda è diventata nettamente negativa negli ultimi mesi.

Eccesso di importazioni negli Stati Uniti: il recente rally è stato sostenuto dagli Stati Uniti, che hanno assorbito l’eccesso di offerta di rame a fronte delle preoccupazioni legate ai dazi. Questo materiale viene accumulato in scorte piuttosto che utilizzato.

Con l’arbitraggio COMEX/LME ormai chiuso, tali flussi di importazione in eccesso potrebbero esaurirsi a breve. Riteniamo inoltre possibile che già nel corso di quest’anno venga emessa una decisione contraria all’introduzione di dazi sul rame, anche in considerazione dell’attenzione dell’amministrazione Trump nel 2026 al tema dell’affordability. Uno scenario di questo tipo innescherebbe una correzione marcata dei prezzi del rame.

Fondamentali: una volta esaurito l’eccesso di assorbimento di rame da parte degli Stati Uniti, l’attenzione tornerà sui fondamentali: la domanda cinese debole e le scorte globali ai massimi degli ultimi cinque anni (vedi Figura 1 per la suddivisione delle scorte totali per mercato).

Esportazioni dalla Cina: storicamente netta importatrice, la Cina sta ora esportando rame a causa della debole domanda interna. Questo flusso è destinato probabilmente a ricostituire le scorte del LME, richiamando quanto avvenuto con l’interruzione brusca del rally del rame nella prima metà del 2024, quando la Cina esportava massicciamente.

Posizionamento di mercato: le posizioni sui futures sul rame sono attualmente estremamente lunghe. Qualsiasi calo dei prezzi potrebbe innescare un’ondata di realizzi, amplificando la correzione.

Perché il rame potrebbe salire ancora?

Previsioni per materie prime e rame: dove potremmo sbagliare e cosa potrebbe spingere i prezzi del rame ancora più in alto? Ecco alcuni fattori.

Proseguimento delle importazioni statunitensi: se l’arbitraggio COMEX/LME dovesse riaprirsi e gli Stati Uniti continuassero a importare rame in eccesso, i prezzi potrebbero salire ulteriormente. Questo scenario dipende fortemente dagli sviluppi relativi ai dazi.

Interruzioni nella produzione mineraria: il 2025 ha registrato più interruzioni produttive del previsto. Se le miniere non dovessero rispettare le stime di produzione, ulteriori vincoli sull’offerta potrebbero restringere il mercato.

Previsioni Nichel

Quali previsioni per il prezzo del nichel in borsa? Per il nichel manteniamo una visione neutrale, prevedendo che i prezzi resteranno all’interno di un intervallo stabile. Sul fronte ribassista, l’offerta abbondante e le scorte elevate esercitano pressione sul mercato.

Tuttavia, l’Indonesia, principale fornitore globale, sta segnalando misure a sostegno dei prezzi, comprese possibili riduzioni delle quote nel 2026 per il nichel. L’alluminio ha seguito il rame al rialzo. Manteniamo un modesto sottopeso, poiché i prezzi si stanno negoziando significativamente al di sopra della curva dei costi, una situazione che storicamente tende a essere temporanea.

Il presente articolo non rappresenta in alcun modo sollecito all’investimento o consulenza finanziaria. Rendimenti passati non sono indicazione di rendimenti futuri.

Analisi e approfondimenti

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Outlook FTSE MIB: Previsioni per il 2026 https://www.investire-certificati.it/outlook-ftse-mib-previsioni-per-il-2026/ Sat, 10 Jan 2026 07:33:43 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=41002 Quali previsioni per il FTSE Mib nei prossimi mesi? L’indice italiano – ai massimi da tre lustri – potrà correre ancora? Operativamente il FTSE MIB ha chiuso il mese di dicembre 2025 a quota 44.944,54 punti, mettendo a segno un progresso del 3,66% rispetto a novembre e inanellando così il sesto mese consecutivo di rialzi. […]

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Quali previsioni per il FTSE Mib nei prossimi mesi? L’indice italiano – ai massimi da tre lustri – potrà correre ancora? Operativamente il FTSE MIB ha chiuso il mese di dicembre 2025 a quota 44.944,54 punti, mettendo a segno un progresso del 3,66% rispetto a novembre e inanellando così il sesto mese consecutivo di rialzi. È stato un anno di grande performance per l’indice principale di Piazza Affari, che nel 2025 ha guadagnato il 31,47%, consolidando la posizione dell’Italia tra i mercati azionari più effervescenti d’Europa.

Quali sono state le migliori azioni sul FTSE Mib?

La graduatoria dei migliori titoli azionari fa emergere protagonisti inattesi: Telecom Italia guida la classifica con un incredibile +104,3% nel 2025, seguita dalle azioni di Banca Popolare di Sondrio (+102,4%), Iveco Group (+101,0%), Leonardo (+87,0%) e BPER Banca (+86,7%).
Dall’altra parte, tra i peggiori troviamo le azioni Amplifon con un calo del 45,1% nell’anno, Diasorin (-35,7%), Nexi (-24,9%), Ferrari (-22,6%) e Stellantis (-20,8%).

A fronte di questi risultati di crescita complessiva a due cifre e di una forte differenziazione tra i titoli, la domanda che si pongono analisti e risparmiatori è inevitabile: quale sarà l’outlook per il 2026? Quali previsioni per il FTSE Mib?

Le prospettive si giocano tra crescita moderata, equilibri macroeconomici e nuove sfide settoriali. Per delineare un quadro completo, abbiamo raccolto le analisi di due esperti: Filippo Diodovich (Senior Market Strategist di IG Italia) e Ruben Dalfovo (Investment Strategist di BG SAXO).

Previsioni FTSE Mib – L’analisi macro e settoriale secondo Filippo Diodovich (IG Italia)

Secondo Diodovich (IG Italia), “l’outlook per il mercato italiano dipenderà soprattutto da tre fattori: ritmo della crescita italiana (modesto ma positivo), evoluzione dei tassi di interesse nell’area euro e credibilità della politica fiscale”. Lo scenario di base presuppone una crescita debole: “Non si entra in recessione, ma si rimane su una traiettoria di bassa crescita: ci aspettiamo un PIL attorno a +1% e un’inflazione intorno a +1,5%, con disoccupazione poco sopra il 6% e un debito pubblico ancora molto elevato, nell’ordine del 140% del PIL”.

Focus sui finanziari, il cuore del FTSE Mib

Il peso del settore finanziario è centrale nel FTSE MIB, come spiega Diodovich: “Il canale più importante per l’indice passa da banche e assicurazioni, che pesano in modo rilevante nel listino (circa il 50% con le sole banche che contano per il 38%)”. Con tassi stabili, i margini teoricamente si normalizzano e lo scenario diventa “più da amministrare che da cavalcare: tassi in graduale normalizzazione e macro stabile possono sostenere utili e dividendi, ma con una crescita reale ancora debole diventa più difficile immaginare un’ulteriore rivalutazione dei multipli su tutto il settore”.

Diodovich sottolinea inoltre la possibilità di nuove operazioni di consolidamento nel settore, soprattutto tra realtà che sentono la pressione regolatoria e la necessità di maggiore scala. Tra le possibili protagoniste: Banco BPM e Generali.

Utilities, infrastrutture, industria

Per utilities e infrastrutture, “inflazione bassa e tassi non in risalita riducono la pressione sul costo del capitale e sostengono le storie da dividendo”, ma in un contesto meno esplosivo, con minore probabilità di extra-profitti.

Sul fronte industriale, il 2026 coinciderà con la fase conclusiva del PNRR, in cui “una parte importante della crescita attesa passa dalla capacità di trasformare cantieri e digitalizzazione in produttività, non solo in spesa”.

Diodovich avverte infine che l’export italiano “resta vulnerabile a tariffe più alte e all’apprezzamento dell’euro”, e che “nel 2026 contano spesso più il cambio e il ciclo globale che non la domanda domestica”.

I trend operativi secondo Ruben Dalfovo (BG SAXO)

Oltre alla fotografia macro, arrivano spunti forti anche dall’osservatorio di Ruben Dalfovo. Secondo l’analisi di BG SAXO, nel 2025 i titoli più scambiati sono stati NVIDIA, Leonardo, Stellantis e STMicroelectronics, insieme alle “immancabili” Unicredit e Banca Monte dei Paschi di Siena, società coinvolte anche nelle dinamiche politiche nazionali.

Dalfovo spiega: “Le azioni più scambiate sono come la piazza principale di una città: le persone si recano in quel luogo perché c’è sempre qualcosa di interessante, e perché, nello stesso spazio, si incrociano storie diverse e spesso opposte”.

Tecnologia, AI, e il nuovo ciclo del mercato

La classifica di BG SAXO evidenzia che “NVIDIA e STMicroelectronics mostrano che l’AI resta la grande promessa, ma nel 2026 il mercato può chiedere più prove e meno slogan”. Per Dalfovo, “il mercato entra in una fase più adulta e chiede prove: ricavi che crescono, margini che reggono, e soprattutto la capacità di trasformare l’ondata di domanda in guadagni reali”. La differenza tra “tema” e “azienda” sarà decisiva, e l’AI può premiare chi saprà distinguersi per risultati concreti.

Difesa, auto e banche: rotazioni e ribilanciamenti

Leonardo, secondo Dalfovo, “racconta una difesa che diventa struttura, ma anche un titolo su cui molti ribilanciano, perché la narrativa corre veloce”. Mentre Stellantis ricorda “che le transizioni industriali sono fatte di curve, non di linee dritte”. La rotazione interna nelle banche è segnalata dal fatto che Monte Paschi è tra le più acquistate, UniCredit stia invece consolidando intorno ai 70 euro secondo Dalfovo, “non si tratta di una sentenza sul settore, ma di una strategia degli investitori per ribilanciare in funzione di eventi societari e prospettive”.

Investire su Azioni Italiane

Previsioni FTSE Mib – I rischi

BG SAXO segnala tre rischi principali per il FTSE MIB. Vediamoli brevemente.
Il primo è confondere attività con opportunità: un titolo molto scambiato non garantisce di per sé valore aggiunto o migliori performance nei portafogli.
Il secondo rischio riguarda le aspettative nei settori caldi come tecnologia e difesa: quando il mercato pretende sempre risultati eccezionali, anche dati solo “in linea” possono scatenare correzioni improvvise.

Infine, il rischio macro legato a crescita economica e tassi: variazioni inattese in questi ambiti possono modificare rapidamente le preferenze degli investitori e amplificare la volatilità dei mercati.

Quando operare sul FTSE MIB nel 2026?

Per chi investe è utile ricordare anche il calendario delle aperture e chiusure di Borsa Italiana. Nel 2026, oltre al tradizionale stop nei weekend, Piazza Affari resterà chiusa in alcune giornate particolari: si osserverà una sospensione delle contrattazioni il 3 aprile per il Venerdì Santo, il 24 dicembre per la Vigilia di Natale e il 31 dicembre per San Silvestro. Ulteriori chiusure sono previste il primo gennaio (Capodanno), il lunedì dopo Pasqua (6 aprile), il primo maggio (Festa dei lavoratori) e il giorno di Natale.

Nelle giornate di Epifania (6 gennaio), Festa della Repubblica (2 giugno) e Immacolata Concezione (8 dicembre), invece, il mercato rimarrà regolarmente aperto. Va inoltre segnalato che la sessione afterhours sarà sospesa in alcune giornate aggiuntive all’anno, tra cui l’intero mese di agosto, eccetto per il 31, e più date nel periodo natalizio: dettagli che suggeriscono una programmazione attenta degli ordini e delle strategie operative.

Sintesi: stabilità, volatilità e selettività

Quali previsioni per il 2026 sul FTSE Mib? Raccogliendo le opinioni, il quadro finale indica per il 2026 un FTSE MIB sostanzialmente stabile, ma con volatilità di breve periodo e sfide strutturali. Come riassume Diodovich, “crescita moderata e inflazione bassa aiutano bilanci e dividendi, ma i rischi restano asimmetrici e passano da spread, politica fiscale e domanda estera”. Per Dalfovo, invece, “le piazze sono piene di voci, ma i portafogli migliori nascono da decisioni prese quando è tutto più silenzioso”. Il 2026 si presenta quindi come un anno dove la parola d’ordine sarà selettività: tra temi forti come AI, difesa, transizioni industriali e titoli finanziari, la differenza la farà la capacità di saper leggere, più che le tendenze operative, le vere ragioni di crescita dei singoli titoli.

Le analisi dei mesi precedenti sul FTSE Mib

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Previsioni Federal Reserve e BCE https://www.investire-certificati.it/previsioni-federal-reserve-e-bce/ Wed, 07 Jan 2026 13:18:36 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=40906 Quali previsioni per i tassi della Fed e della Banca centrale europea (BCE)? Quali saranno le politiche monetarie di Federal Reserve e BCE nel 2026? La Banca centrale americana dovrebbe tagliare i tassi 2-3 volte, mentre in Europa il costo del denaro potrebbe restare fermo. Sarà così? Domanda non da poco, visto che passano da […]

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Quali previsioni per i tassi della Fed e della Banca centrale europea (BCE)? Quali saranno le politiche monetarie di Federal Reserve e BCE nel 2026? La Banca centrale americana dovrebbe tagliare i tassi 2-3 volte, mentre in Europa il costo del denaro potrebbe restare fermo. Sarà così? Domanda non da poco, visto che passano da qui buona parte delle previsioni per il forex market.

In questa fase sul mercato valutario si respira una certa incertezza, con il dollaro che dopo aver nuovamente perso terreno sta provando a rialzare la testa. Nessuna chiara direzionalità, però, almeno per il momento, con movimenti di segno opposto durante le ore di mercato asiatico e quelle dove troviamo operativi i trader americani ed europee.

“Nella sessione di ieri il dollaro ha recuperato le perdite messe a segno durante la notte e ha chiuso la sessione in rialzo. Stamattina la divisa americana è di nuovo in calo in Asia, evidenziando una mancanza di consenso direzionale tra gli orari di negoziazione orientali e occidentali” ha spiegato Ipek Ozkardeskaya, Senior Analyst per Swissquote. “In assenza di un importante catalizzatore macroeconomico, parte del movimento di ieri è probabilmente dovuto a un’inflazione e a dati PMI più deboli del previsto”.

Previsioni BCE

I mercati ipotizzano che la Banca Centrale Europea (BCE) abbia ripreso il controllo sull’inflazione, con un CPI aggregato che dovrebbe rallentare intorno il 2% a dicembre (dati definitivi previsti per questa mattina). Da qui in poi, qualsiasi ulteriore rallentamento della crescita economica potrebbe ravvivare la necessità di ulteriore supporto, e un allentamento delle pressioni sui prezzi darebbe alla BCE più spazio di manovra. Questa dinamica ha spinto ieri l’EURUSD sotto la soglia di 1,17, dove la coppia si sta attualmente consolidando.

Da notare come la coppia valutaria sia stata respinta dall’area 1,18 (prima chiara resistenza sul cambio) e sia quindi scesa di circa una figura. Nonostante ciò per molti analisti le previsioni sull’euro dollaro sono ancora positive. Tutto ciò anche alla luce delle statistiche che vedono un dollaro debole durante le presidenze repubblicane.

Previsioni Federal Reserve

“Si prevede che la Federal Reserve (Fed) taglierà i tassi più volte quest’anno, mentre il calo dell’inflazione altrove continua a rafforzare la posizione delle banche centrali a livello globale.

Questa settimana, gli Stati Uniti pubblicheranno i loro ultimi dati sull’occupazione, con il rapporto ADP di oggi che dovrebbe mostrare meno di 50.000 nuovi posti di lavoro il mese scorso. L’indebolimento del mercato del lavoro è stato un fattore chiave alla base della volontà della Fed di ignorare i rischi di inflazione e di concentrarsi nuovamente sull’occupazione. Il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a 2 anni rimane al di sotto della soglia del 3,50%. Al momento i future sui fondi federali attualmente quotano una probabilità del 50% circa di un taglio dei tassi a marzo.

Grafico euro dollaro

In attesa dei prossimi meeting di Federal Reserve e BCE ecco come si sta muovendo il cambio euro dollaro.

BCE, Federal Reserve e Banche centrali nel 2026

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Previsioni Euro/dollaro e Oro https://www.investire-certificati.it/previsioni-euro-dollaro-e-oro/ Tue, 06 Jan 2026 16:57:40 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=40877 Quali previsioni per il cambio euro dollaro? Proseguirà il deprezzamento del dollaro? E come si muoverà il prezzo dell’oro? Ne parliamo con Jacopo Marini, trader indipendente ed ideatore dell’Analisi Ciclica Evoluta. Quali previsioni per oro ed euro dollaro nel 2026? “Il tasso di cambio Euro/Dollaro ha trovato un massimo a 1,19188 lo scorso 17 settembre. […]

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Quali previsioni per il cambio euro dollaro? Proseguirà il deprezzamento del dollaro? E come si muoverà il prezzo dell’oro? Ne parliamo con Jacopo Marini, trader indipendente ed ideatore dell’Analisi Ciclica Evoluta.

Quali previsioni per oro ed euro dollaro nel 2026?

Jacopo Marini
Jacopo Marini, ideatore dell’Analisi Ciclica Evoluta

“Il tasso di cambio Euro/Dollaro ha trovato un massimo a 1,19188 lo scorso 17 settembre. Con il minimo fatto registrare il 5/11 a 1,14686 è partita un’onda rialzista che ha superato varie resistenze volumetriche e ci ha riportato a lambire gli 1,18.

Una possibile continuazione di spinta a rialzo può arrivare da ulteriori tagli dei tassi in USA, anche se è da vedere quanti saranno e come cambierà la Federal Reserve dopo l’addio di Powell” spiega ancora Jacopo Marini “In caso di superamento definitivo degli 1,18 avremmo spazio per salire sopra gli 1,19 e verso gli 1,21 e oltre. Solo un ritorno stabile sotto gli 1,146 potrebbe cambiare un quadro ben impostato a rialzo”.

Per il momento i numeri del 2025 hanno confermato quanto già verificatosi sull’euro/dollaro durante le precedenti presidenze repubblicane, con una banconota verde tendenzialmente in calo.

Quali previsioni per il prezzo dell’oro?

Dopo un 2025 stellare, l’oro proseguirà i rialzi anche nel 2026? Anche in questo caso interpelliamo Jacopo Marini, per l’outlook offerto dall’Analisi Ciclica Evoluta.

“L’Oro ha stabilito nuovi record di prezzo nel 2025 arrivando a 4584 dollari, dopo un ampio laterale durato dal 2022 al 2023. Nel 2026 il metallo giallo potrà continuare ad essere uno dei baluardi principali contro l’instabilità geopolitica ed economica e mantenere un’impostazione rialzista se non tornerà stabilmente sotto i 3901 usd.

Per quanto riguarda il quadro dell’analisi fondamentale, le banche centrali continuano a comprare, aumentando le riserve, ma resta forte anche la domanda da investimento e quindi il prezzo dell’oro in borsa ha come potenziali target successivi i 4500 e poi i 4800 dollari per oncia”.

Da notare come l’oro e l’argento – i due principali metalli preziosi – abbiano iniziato il 2026 ancora sugli scudi, anche sulla scia delle tensioni geopolitiche e dell’attacco Usa al Venezuela. Vediamo quali altri movimenti ci offriranno i mercati nel prosieguo di anno.

Approfondimenti

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Previsioni economiche per il 2026 https://www.investire-certificati.it/previsioni-economiche-per-il-2026/ Wed, 31 Dec 2025 08:57:04 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=40833 Outlook 2026: le previsioni per il 2026 dell’economia (e della finanza) di IG Le previsioni economiche e finanziaria per il 2026: quali sono i market mover da monitorare per sfruttare le opportunità sui mercati finanziari? Banche centrali, crescita a più velocità, inflazione, macroeconomia e geopolitica. Analisi di Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia. Previsioni economiche […]

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Outlook 2026: le previsioni per il 2026 dell’economia (e della finanza) di IG

Le previsioni economiche e finanziaria per il 2026: quali sono i market mover da monitorare per sfruttare le opportunità sui mercati finanziari? Banche centrali, crescita a più velocità, inflazione, macroeconomia e geopolitica. Analisi di Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia.

Previsioni economiche del 2026

Il 2026 si apre con un quadro globale meno “drammatico” rispetto agli anni degli shock inflattivi e dei rialzi aggressivi dei tassi da parte delle banche centrale, ma non per questo sarà semplice. La disinflazione prosegue, la crescita resta fragile e disomogenea, e l’incertezza geopolitica continua a tenere alto il premio per il rischio.

Per chi fa trading, questo è il classico anno in cui i mercati non premiano tanto i trend di lungo periodo quanto la capacità di leggere rapidamente i driver dominanti (inflazione, crescita, politica monetaria, geopolitica) e adattare il posizionamento sul mercato. 

Scenario economico

Di base, lo scenario per il 2026 non è quello di una recessione globale, ma di un’espansione moderata: il Fondo Monetario Internazionale vede la crescita mondiale intorno al 3,1% nel 2026, mentre l’OCSE è più prudente e indica circa 2,9%, evidenziando come tariffe e incertezza politica possano frenare investimenti e commercio. La conseguenza pratica è una parola: dispersione. Tra paesi, tra settori, tra curve dei tassi, tra valute. E quindi più rotazioni, più volatilità episodica, più importanza al risk management.

Contesto macroeconomico 2026

Quali previsioni per l’economia? Cosa ci indica il contesto macroeconomico? Il nodo centrale non è “recessione sì o no”, ma la qualità della crescita. La traiettoria appare moderata e piena di asimmetrie: alcuni paesi reggono meglio, altri arrancano, e la trasmissione della politica monetaria continua a lavorare in ritardo sull’economia reale.

Sui mercati significa una cosa molto concreta: i prezzi si muoveranno spesso per sorpresa relativa, non per livello assoluto. In un anno così, un’inflazione che scende “meno del previsto” o un dato sul lavoro che sorprende anche di poco può cambiare rapidamente le aspettative su tassi, dollaro e sentiment globale.

Previsioni Banche centrali: normalizzazione sì, “via libera” no

Le parole d’ordine del 2026 saranno normalizzazionecalibrazione ed equilibrio. Con l’inflazione in discesa ma non del tutto domata (soprattutto nei servizi), le banche centrali tenderanno a muoversi con prudenza: abbastanza da non strozzare l’economia, ma senza tornare a condizioni ultra-espansive.

Fed: tagli graduali e dipendenti dai dati

Negli Stati Uniti, il sentiero implicito nelle proiezioni ufficiali (dicembre 2025) punta a un rientro graduale: mediana dei Fed Funds intorno al 3,4% a fine 2026 (dal 3,6% a fine 2025), con crescita USA in area 2,3% e core PCE intorno al 2,5%. Tradotto operativamente: il mercato potrebbe alternare fasi di “tagli sicuri” a fasi di “tagli rimandati”, a seconda di inflazione core e condizioni del lavoro.

BCE: attenzione a salari e servizi

In Europa, le proiezioni dell’Eurosistema descrivono una crescita moderata (circa 1,0% nel 2026) e inflazione più vicina al target (HICP circa all’1,7% nel 2026). Anche qui, lo spazio per allentare c’è, ma la sensibilità a salari e servizi resta alta. Per chi fa trading, la BCE può creare volatilità non tanto con le mosse, quanto con il tono: bastano pochi segnali “hawkish” o “dovish” per muovere aspettative su curva e FX.

Crescita a due velocità: divergenza come tema strutturale

Previsioni 2026

Quali previsioni per la crescita economica globale? Nel 2026 la divergenza resta un elemento importante sia in ambito economico che finanziario. L’OCSE, ad esempio, proietta per il 2026 una crescita USA intorno all’ 1,7%, mentre per l’Eurozona le previsioni sono di circa 1,2%, per la Cina il 4,4%. Questa differenza conta perché alimenta differenziali di tasso.

In stile operativo, la domanda utile non è “chi cresce di più”, ma: dove stanno cambiando le aspettative e le previsioni? Un’economia che passa da “deludente” a “solo mediocre” può muovere mercati più di un’economia già attesa forte. Per questo nel 2026 la lettura delle aspettative (e del posizionamento) può essere quasi più importante dei dati stessi.

Geopolitica e frammentazione: il rischio che non va mai a zero

La geopolitica rimane un pilastro del 2026: tensioni su più teatri e competizione strategica tra blocchi possono riflettersi su catene di fornitura, costi logistici, energia e politiche commerciali. OCSE e FMI richiamano il ruolo di tariffe e incertezza politica come fattori che possono pesare su scambi e investimenti.

Molti movimenti non nascono da trend, ma da shock (anche brevi) che cambiano il pricing del rischio in poche ore o giorni. L’energia è spesso il canale di trasmissione più immediato. L’IEA vede ancora crescita della domanda di petrolio nel 2026 ma il prezzo può reagire in modo non lineare a eventi su rotte, sanzioni o produzione.

Inflazione in calo, ma potenzialmente ancora elevata

Il 2026 potrebbe essere l’anno in cui l’inflazione “headline” appare sotto controllo, mentre la parte più persistente (servizi, componenti legate ai salari) continua a mettere pressione sulle banche centrali. Questo è uno dei setup più delicati per i mercati: crescita che rallenta ma inflazione core che non rientra abbastanza velocemente.

Operativamente, è un contesto in cui i mercati diventano molto reattivi a poche variabili: dinamica salariale, affitti/servizi, prezzi dell’energia e condizioni finanziarie. La volatilità aumenta soprattutto quando il mercato è convinto di una traiettoria (tagli rapidi) e i dati la smentiscono.

Politica fiscale e debito

Dopo anni in cui l’attenzione era quasi tutta su inflazione e banche centrali, il 2026 può riportare in primo piano il tema fiscale: priorità di spesa, vincoli di bilancio, difesa, transizione energetica e investimenti strategici. Questo mix può sostenere alcune aree della domanda, ma può anche aumentare l’attenzione dei mercati sulla sostenibilità e sul livello dei rendimenti.

Per un trader, l’aspetto operativo qui è il “regime switch”: quando il mercato passa dal guardare solo i tassi ufficiali al guardare anche emissioni, aste e narrativa sul debito, la sensibilità ai titoli e alle dichiarazioni politiche tende a crescere.

Stati Uniti: due appuntamenti ad alto impatto sulle aspettative

previsioni mercati Usa

Nel 2026 ci sono due snodi rilevanti per la volatilità delle aspettative: la scelta del Presidente della Federal Reserve (mandato in scadenza a maggio 2026), con potenziali effetti su comunicazione e funzione di reazione percepita, e le elezioni midterm (novembre 2026), che possono incidere su incertezza politica e direzione fiscale/regolatoria.

Tecnologia e ciclo del CAPEX: AI e data center 

Nel 2026 la tecnologia resta un tema macro a tutti gli effetti, perché il ciclo di investimenti (CAPEX) legato ad intelligenza artificiale, data center, semiconduttori, cloud e infrastrutture di rete continua a fare da traino in diverse aree dell’economia. L’idea di fondo è semplice: più capacità di calcolo, più efficienza dei processi e automazione possono sostenere produttività e investimenti, anche in un contesto di crescita moderata. Ma per i mercati questo non è un trend “uniforme”: aumenta la dispersione. Pochi vincitori concentrano la creazione di valore, mentre molti “inseguitori” restano più dipendenti dalle aspettative e dalla narrativa.

Il punto chiave è che la tecnologia 2026 potrebbe muoversi a “regimi”: fasi di accelerazione (nuovi annunci, salti prestazionali, adozione più rapida del previsto) alternate a fasi di normalizzazione (aspettative troppo avanti rispetto ai risultati). Inoltre cresce la sensibilità a due variabili esterne: costi energetici (data center e rete sono energivori) e condizioni di finanziamento (il CAPEX è ciclico e reagisce a tassi e costo del capitale). Infine, non va esclusa la possibilità di una nuova ondata di innovazione nell’AI: miglioramenti nei modelli, nell’efficienza (costo per token/compute), nell’integrazione software e nelle applicazioni verticali potrebbero riaprire ciclicamente il tema “productivity shock”, con effetti a catena su aspettative, investimenti e narrativa di mercato.

In un anno di crescita moderata, questi elementi possono amplificare movimenti di breve e cambiare rapidamente il sentiment, anche senza un cambiamento immediato nei fondamentali.

Previsioni per il 2026 – Quali scenari economici? Tre traiettorie possibili 

Di seguito tre scenari utili per impostare una mappa mentale e aggiornare le probabilità durante l’anno. L’obiettivo è quello di avere una struttura per reagire ai dati.

Scenario Base: rallentamento ordinato e disinflazione graduale

La crescita globale resta positiva ma moderata, l’inflazione scende lentamente e rimane gestibile, con servizi ancora resilienti, le banche centrali proseguono una normalizzazione prudente, con comunicazione molto data-dependent; volatilità episodica legata a sorprese sui dati e a eventi geopolitici, ma senza shock sistemici.

Scenario “Upside”: soft landing miglioramento del sentiment

La disinflazione procede meglio del previsto senza un deterioramento marcato dell’occupazione. La fiducia di imprese e consumatori regge; investimenti e produttività sorprendono al rialzo (anche grazie a CAPEX tech). Le banche centrali riescono ad allentare con più continuità, senza perdere credibilità, e calano i rischi economici percepiti e aumenta la propensione al rischio, pur con qualche scossone.

Scenario “Downside”: crescita fragile + inflazione appiccicosa o shock geopolitico

La crescita rallenta più del previsto, con segnali di stress su credito e consumi, l’inflazione core (servizi/salari) rientra lentamente o risale per energia/logistica, le banche centrali restano “bloccate” tra crescita debole e inflazione persistente, aumentando l’incertezza sulla funzione di reazione, e uno shock geopolitico o commerciale amplifica la volatilità e crea fasi di rapida rivalutazione e riprezzamento del rischio.

Economia, finanza e previsioni di borsa – Approfondimenti

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Indipendenza della Fed: quali previsioni per i mercati? https://www.investire-certificati.it/indipendenza-della-fed-quali-previsioni-per-i-mercati/ Tue, 09 Dec 2025 09:45:02 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=40369 L’indipendenza della Federal Reserve è un tema chiave sia sui mercati obbligazionari che sul forex market, il mercato delle valute. In attesa della decisione della Corte Suprema relativamente al caso di Lisa Cook, la pressione in arrivo dalla Casa Bianca potrebbe aumentare nei prossimi mesi, con l’avvicinarsi delle elezioni di Mid Term, ossia di metà […]

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L’indipendenza della Federal Reserve è un tema chiave sia sui mercati obbligazionari che sul forex market, il mercato delle valute.

In attesa della decisione della Corte Suprema relativamente al caso di Lisa Cook, la pressione in arrivo dalla Casa Bianca potrebbe aumentare nei prossimi mesi, con l’avvicinarsi delle elezioni di Mid Term, ossia di metà mandato. 

Indipendenza della Fed e problemi economici americani

Ci sono anche ragioni strutturali che potrebbero spingere Donald Trump a muoversi in questa direzione, cercando di avere una Federal Reserve “compiacente”, uno scenario sin qui mai visto ed ovviamente assai discutibile.

previsioni economiche

Contrariamente alle previsioni dei consulenti economici della Casa Bianca, il One Big Beautiful Bill Act appare destinato ad aumentare significativamente il rapporto tra debito pubblico e PIL nei prossimi anni” si legge in un report congiunto di Florence Pisani, Chief Economist e Philippe Dehoux, Head of Global Bonds di Candriam “Pertanto, il Tesoro potrebbe ovviamente ridurre la percentuale di emissioni a lungo termine e promuovere stable coin, una quota consistente delle quali è investita in titoli del Tesoro. Al contempo, l’allentamento dei vincoli di capitale già avviato da Michelle Bowman, ora responsabile della supervisione bancaria, faciliterebbe per le banche l’assorbimento dei Treasury. L’amministrazione Trump potrebbe essere tentata di spingersi anche oltre, introducendo il controllo della curva dei rendimenti così come successo negli anni ’40 nel secolo scorso”.

Vale la pena ricordare, però, che il contesto è completamente diverso. All’epoca, ossia al termine del Secondo conflitto mondiale, il debito statunitense era quasi interamente detenuto da investitori nazionali; oggi, invece, quasi il 30% dei titoli è detenuto da investitori esteri. E’ scontato, ma ovviamente un regime di “repressione finanziaria” potrebbe minare seriamente la loro fiducia.

Cosa capita se i mercati perdono fiducia nella Federal Reserve?

L’analisi dei due economisti sul tema apre a scenari abbastanza precisi: “Per i mercati globali, un’erosione della credibilità della Fed porterebbe probabilmente a una curva dei rendimenti USA più ripida di 50-100 punti base. In sintesi, i rendimenti a breve termine calerebbero, riflettendo aspettative più marcate di un taglio dei tassi di riferimento, mentre quelli a lungo termine aumenterebbero. Di fatto, rifletterebbero un premio di termine più elevato ed i crescenti dubbi sulla coerenza della politica monetaria. Peserebbero poi, i dubbi sulla capacità della banca centrale di tenere sotto controllo l’inflazione.

Tuttavia, se l’estremità a lungo termine della curva dovesse scivolare, il Tesoro potrebbe ridurre la percentuale di emissioni a lungo termine e l’amministrazione Trump potrebbe esercitare pressioni sulla Fed affinché concentri i suoi acquisti su questa parte della curva”.

Questi scenari aprirebbero spazio anche a nuovi innalzamenti dei prezzi, con incrementi dell’inflazione e delle aspettative di inflazione, creando un contesto favorevole per le obbligazioni indicizzate all’inflazione.

Quali previsioni per il dollaro?

Una scarsa indipendenza della Fed avrebbe ripercussioni anche sul mercato delle valute. L’analisi dei due economisti di Candriam non apre certamente le porte a previsioni ottimistiche sul dollaro.

“Se l’indipendenza della Fed dovesse essere messa in discussione, prevediamo che il dollaro risulterebbe l’asset più vulnerabile. Tra i fattori destinati ad esacerbare questa fragilità c’è la ricerca di copertura valutaria da parte degli investitori internazionali. Questo meccanismo potrebbe essere particolarmente efficace in Europa, dove l’esposizione in dollari di alcuni importanti fondi pensione rimane vicina ai massimi dell’ultimo decennio”.

Il tutto va anche collocato in uno scenario in cui i desideri di un dollaro debole da parte dell’amministrazione Trump non sono mai stati nascosti.  

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