Banca centrale Archivi - Investire-Certificati.it Banca centrale https://www.investire-certificati.it/category/banca/banca-centrale/ I migliori certificati di investimento li trovi su investire-certificati.it Sat, 03 Jan 2026 07:53:53 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.5 https://www.investire-certificati.it/wp-content/uploads/2021/06/cropped-android-chrome-192x192-1-32x32.png Banca centrale Archivi - Investire-Certificati.it Banca centrale https://www.investire-certificati.it/category/banca/banca-centrale/ 32 32 Il Calendario BCE 2026: quando Lagarde deciderà sui tassi https://www.investire-certificati.it/il-calendario-bce-2026-quando-lagarde-decidera-sui-tassi/ Sat, 03 Jan 2026 07:53:48 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=40844 La Banca Centrale Europea ha ufficialmente pubblicato il suo calendario 2026, confermando otto riunioni dedicate alla politica monetaria. Diversamente dalla Federal Reserve americana, la BCE mantiene una struttura con meeting sempre di giovedì e seguiti dalla conferenza stampa della presidente Christine Lagarde. Quando si riunisce la BCE nel 2026? Le date da segnare in agenda […]

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La Banca Centrale Europea ha ufficialmente pubblicato il suo calendario 2026, confermando otto riunioni dedicate alla politica monetaria. Diversamente dalla Federal Reserve americana, la BCE mantiene una struttura con meeting sempre di giovedì e seguiti dalla conferenza stampa della presidente Christine Lagarde.

Quando si riunisce la BCE nel 2026? Le date da segnare in agenda sono:

  • 5 febbraio;
  • 19 marzo;
  • 30 aprile;
  • 11 giugno;
  • 23 luglio;
  • 10 settembre;
  • 29 ottobre;
  • 17 dicembre.

Il calendario BCE 2026 rappresenta un momento cruciale per gli investitori europei, in quanto questi otto appuntamenti determineranno il sentiero dei tassi di deposito (attualmente al 2,0%) e l’orientamento generale della politica monetaria nell’Eurozona.

​Calendario BCE 2026 e lo scenario dei tassi invariati

Europa

La differenza più sorprendente tra il calendario BCE 2026 e il calendario FED 2026 è il consenso atteso sui tassi. Mentre i mercati americani stanno scommettendo su tagli della FED, gli economisti e i trader sono d’accordo nel prevedere tassi completamente fermi a 2,0% per tutto il 2026. Un sondaggio Reuters di novembre ha rivelato che il 66% degli economisti intervistati non prevede alcun cambiamento di tassi.

La presidente Lagarde ha ripetutamente sottolineato che la BCE si trova in un “good place” – una posizione neutra dove inflazione e crescita sono bilanciate – e che non c’è fretta di agire. Questo approccio conservatore riflette una BCE soddisfatta del suo corso. Approccio molto diverso da quello della FED, più attivista, costretta a tagliare per gestire i rischi occupazionali.

​Calendario BCE 2026: la riunione di giugno come punto nodale

Tra le otto riunioni del calendario BCE 2026, la riunione del 11 giugno emerge come la più importante per gli investitori e gli analisti. L’appuntamento di giugno coincide con il rilascio delle nuove proiezioni macroeconomiche ufficiali della BCE su inflazione, PIL e disoccupazione, dati che potrebbero catalizzare decisioni di mercato.

Se, a giugno, la BCE dovesse rivedere significativamente al ribasso le sue stime di inflazione, il mercato interpreterebbe il segnale come un precursore di possibili tagli nei mesi successivi. Le proiezioni attuali della BCE indicano un’inflazione al 1,9% nel 2026 e una crescita del PIL all’1,2%. Questi dati, se confermati, rientrerebbero nel perimetro di tolleranza della BCE e non giustificherebbero alcun intervento.

​Calendario BCE 2026: le controversie tra tagli e rialzi

bce banca centrale europea

Sebbene il consensus sia tassi fermi, il calendario BCE 2026 custodisce due scenari alternativi affascinanti. In primo luogo, alcuni analisti come ING prevedono 1-2 tagli possibili se l’inflazione scende bruscamente, in particolare se le proiezioni a tendere fino al 2028 mostreranno mostrano un tasso di inflazione attesa inferiore all’1,7%.

In secondo luogo, esiste un’ipotesi “hawkish” meno discussa. La vice presidente Isabel Schnabel ha segnalato che i rischi inflazionistici si sono spostati verso l’alto, aprendo la possibilità di un rialzo dei tassi anziché di un taglio. La distribuzione dei rischi dipenderà fortemente dall’andamento dei dazi americani e dalle loro ripercussioni sull’economia dell’Eurozona nel 2026. Le decisioni inserite nel calendario BCE 2026 rimangono tutt’altro che scontate, nonostante il consensus attuale di invariabilità.

​BCE 2026: Come sfruttare il calendario per investitori e trader

Per chi opera sui mercati europei, il calendario BCE 2026 è uno strumento imprescindibile di pianificazione. Le decisioni della BCE rappresenteranno momenti di potenziale volatilità su euro, obbligazioni sovrane europee e azioni europee, specialmente quelle sensibili ai tassi come le banche e i servizi finanziari. Anche quando i tassi rimangono invariati, il linguaggio della Lagarde in conferenza stampa può spostare le aspettative di mercato.

Inoltre, il calendario BCE 2026 include anche cinque riunioni non monetarie e quattro incontri del General Council, momenti che storicamente generano meno volatilità. Nonostante ciò, questi incontri possono comunque fornire segnali sulla direzione futura della politica monetaria. Gli investitori dovrebbero monitorare da vicino la riunione di giugno e osservare attentamente il linguaggio della BCE su inflazione, crescita e rischi geopolitici.

Approfondimenti e previsioni di borsa

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Il Calendario FED 2026: Previsioni per i tassi d’interesse https://www.investire-certificati.it/il-calendario-fed-2026-previsioni-per-i-tassi-dinteresse/ Thu, 01 Jan 2026 07:37:23 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=40849 Il calendario della FED 2026 rappresenta un elemento vitale per gli investitori in quanto uno dei market mover più importanti. Con otto riunioni ufficiali del Federal Open Market Committee (FOMC) già programmate da gennaio a dicembre, la banca centrale americana si prepara a una stagione di decisioni importanti sulla politica monetaria. Ma la vera sfida […]

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Il calendario della FED 2026 rappresenta un elemento vitale per gli investitori in quanto uno dei market mover più importanti. Con otto riunioni ufficiali del Federal Open Market Committee (FOMC) già programmate da gennaio a dicembre, la banca centrale americana si prepara a una stagione di decisioni importanti sulla politica monetaria. Ma la vera sfida è comprendere cosa accadrà effettivamente ai tassi di interesse.

​Calendario FED 2026 e le Proiezioni di Taglio Tassi

La FED ha rilasciato un chiaro segnale dicembre scorso: prevede un unico taglio di 25 punti base nel 2026, portando il tasso dei fondi federali da 3,50% – 3,75% nel range 3,25% – 3,50% entro fine anno. Tuttavia, i mercati finanziari hanno un’opinione molto diversa. Gli investitori stanno scommettendo su 2-3 tagli durante lo stesso periodo. Questo disallineamento tra la guidance della FED e le aspettative di mercato crea un’opportunità di analisi interessante per chi vuole comprendere l’andamento dei mercati nel 2026. Il tutto, ovviamente, influirà sull’andamento del dollaro e del mercato obbligazionario.

​Calendario FED 2026: I Momenti Critici con Dot-Plot e Proiezioni

Federal Reserve

Le riunioni non sono tutte uguali. Tra le otto riunioni previste, soltanto quattro – quelle di marzo, giugno, settembre e dicembre – includeranno il Summary of Economic Projections (SEP), il celebre dot-plot che mostra le previsioni dei funzionari FED. Questi momenti sono quando il mercato ascolta veramente.

Se il presidente della FED confermasse la proiezione di “un solo taglio”, i mercati reagiscono e i piani di investimento cambiano. La riunione di marzo sarà particolarmente importante perché sarà la prima occasione per il FOMC di aggiornare le sue previsioni complete per l’anno intero.

​Calendario FED 2026: Perché la FED Rimane Cauta sui Tagli

Cosa spiega questa cautela della FED? Tra i fattori principali, l’economia americana continua a crescere più forte del previsto, con le proiezioni di crescita 2026 riviste al rialzo a 2,3%. Secondo elemento da considerare è l’inflazione che resta elevata, specialmente considerando i dazi da implementare a gennaio – febbraio. Se l’inflazione spinge verso l’alto nei prossimi mesi, la FED avrà meno fretta di tagliare i tassi. Inoltre, il mercato del lavoro, sebbene mostra primi segni di indebolimento, rimane relativamente robusto. Finché le persone trovano lavoro, la FED non ha urgenza di allentare ulteriormente la politica monetaria.

Da notare, poi, come nel 2026 Jerome Powell lascerà il suo ruolo. Verosimilmente arriverà un economista più accomodante alle voglie di tassi bassi di Donald Trump. Ecco, quindi, che il mercato punta su un dollaro debole.

​La prospettiva degli analisti contro la pazienza della Banca centrale americana

Eppure, molti fra i principali analisti restano scettici sulla guidance della FED. Goldman Sachs, Bank of America e ING prevedono due tagli durante il 2026, con una concentrazione nella prima parte dell’anno. La loro logica è semplice: se i dazi causano inflazione nel primo trimestre, ma questa poi si dissipa, la FED avrà libertà di muoversi a marzo o giugno. È uno scenario plausibile che il mercato potrebbe aver già prezzato.

Il disaccordo tra i componenti FED alimenta l’incertezza

Federal Reserve

​Dentro il FOMC stesso, tuttavia, il disaccordo è evidente. Il dot-plot di dicembre ha rivelato alcuni funzionari vedono quattro tagli possibili nel 2026, mentre altri non vedono alcun taglio. Questa varianza spiega perché le comunicazioni della FED sono sempre così attentamente ponderate.

Per gli investitori, il takeaway è semplice: monitorare il calendario FOMC è essenziale, ma interpretare i dati economici tra le riunioni è ancora più importante. Le quattro riunioni con proiezioni economiche (marzo, giugno, settembre, dicembre) saranno momenti di alta volatilità sui mercati obbligazionari e azionari. Se i dati economici nei prossimi mesi supporteranno un’inflazione in declino, il mercato avrà ragione e la FED taglierà più rapidamente del previsto. Se, invece, l’inflazione rimane “sticky” e il lavoro resta solido, la FED manterrà i tassi fermi.

Calendario Federal Reserve 2026

Quando si riunirà la Federal Reserve nel 2026? Di seguito le date dei meeting della Banca centrale per il 2026:

  • 27-28 gennaio 2026
  • 17-18 marzo 2026 *
  • 28-29 aprile 2026
  • 16-17 giugno 2026 *
  • 28-29 luglio 2026
  • 15-16 settembre 2026 *
  • 27-28 ottobre 2026
  • 8-9 dicembre 2026 *

I meeting della Federal Reserve ordinari saranno quindi otto. Le riunioni contrassegnate con un asterisco includono la pubblicazione del Summary of Economic Projections (SEP). All’interno di questo documento troviamo il cosiddetto Dot Plot, il grafico che sintetizza, su base trimestrale, le previsioni dei singoli membri del FOMC sull’evoluzione futura dei tassi di interesse.

Tassi di interesse Federal Reserve

Chiudiamo con il grafico dei tassi di interesse della Federal Reserve degli ultimi dieci anni

tassi interesse Federal Reserve

Approfondimenti e previsioni di borsa

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Indipendenza della Fed: quali previsioni per i mercati? https://www.investire-certificati.it/indipendenza-della-fed-quali-previsioni-per-i-mercati/ Tue, 09 Dec 2025 09:45:02 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=40369 L’indipendenza della Federal Reserve è un tema chiave sia sui mercati obbligazionari che sul forex market, il mercato delle valute. In attesa della decisione della Corte Suprema relativamente al caso di Lisa Cook, la pressione in arrivo dalla Casa Bianca potrebbe aumentare nei prossimi mesi, con l’avvicinarsi delle elezioni di Mid Term, ossia di metà […]

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L’indipendenza della Federal Reserve è un tema chiave sia sui mercati obbligazionari che sul forex market, il mercato delle valute.

In attesa della decisione della Corte Suprema relativamente al caso di Lisa Cook, la pressione in arrivo dalla Casa Bianca potrebbe aumentare nei prossimi mesi, con l’avvicinarsi delle elezioni di Mid Term, ossia di metà mandato. 

Indipendenza della Fed e problemi economici americani

Ci sono anche ragioni strutturali che potrebbero spingere Donald Trump a muoversi in questa direzione, cercando di avere una Federal Reserve “compiacente”, uno scenario sin qui mai visto ed ovviamente assai discutibile.

previsioni economiche

Contrariamente alle previsioni dei consulenti economici della Casa Bianca, il One Big Beautiful Bill Act appare destinato ad aumentare significativamente il rapporto tra debito pubblico e PIL nei prossimi anni” si legge in un report congiunto di Florence Pisani, Chief Economist e Philippe Dehoux, Head of Global Bonds di Candriam “Pertanto, il Tesoro potrebbe ovviamente ridurre la percentuale di emissioni a lungo termine e promuovere stable coin, una quota consistente delle quali è investita in titoli del Tesoro. Al contempo, l’allentamento dei vincoli di capitale già avviato da Michelle Bowman, ora responsabile della supervisione bancaria, faciliterebbe per le banche l’assorbimento dei Treasury. L’amministrazione Trump potrebbe essere tentata di spingersi anche oltre, introducendo il controllo della curva dei rendimenti così come successo negli anni ’40 nel secolo scorso”.

Vale la pena ricordare, però, che il contesto è completamente diverso. All’epoca, ossia al termine del Secondo conflitto mondiale, il debito statunitense era quasi interamente detenuto da investitori nazionali; oggi, invece, quasi il 30% dei titoli è detenuto da investitori esteri. E’ scontato, ma ovviamente un regime di “repressione finanziaria” potrebbe minare seriamente la loro fiducia.

Cosa capita se i mercati perdono fiducia nella Federal Reserve?

L’analisi dei due economisti sul tema apre a scenari abbastanza precisi: “Per i mercati globali, un’erosione della credibilità della Fed porterebbe probabilmente a una curva dei rendimenti USA più ripida di 50-100 punti base. In sintesi, i rendimenti a breve termine calerebbero, riflettendo aspettative più marcate di un taglio dei tassi di riferimento, mentre quelli a lungo termine aumenterebbero. Di fatto, rifletterebbero un premio di termine più elevato ed i crescenti dubbi sulla coerenza della politica monetaria. Peserebbero poi, i dubbi sulla capacità della banca centrale di tenere sotto controllo l’inflazione.

Tuttavia, se l’estremità a lungo termine della curva dovesse scivolare, il Tesoro potrebbe ridurre la percentuale di emissioni a lungo termine e l’amministrazione Trump potrebbe esercitare pressioni sulla Fed affinché concentri i suoi acquisti su questa parte della curva”.

Questi scenari aprirebbero spazio anche a nuovi innalzamenti dei prezzi, con incrementi dell’inflazione e delle aspettative di inflazione, creando un contesto favorevole per le obbligazioni indicizzate all’inflazione.

Quali previsioni per il dollaro?

Una scarsa indipendenza della Fed avrebbe ripercussioni anche sul mercato delle valute. L’analisi dei due economisti di Candriam non apre certamente le porte a previsioni ottimistiche sul dollaro.

“Se l’indipendenza della Fed dovesse essere messa in discussione, prevediamo che il dollaro risulterebbe l’asset più vulnerabile. Tra i fattori destinati ad esacerbare questa fragilità c’è la ricerca di copertura valutaria da parte degli investitori internazionali. Questo meccanismo potrebbe essere particolarmente efficace in Europa, dove l’esposizione in dollari di alcuni importanti fondi pensione rimane vicina ai massimi dell’ultimo decennio”.

Il tutto va anche collocato in uno scenario in cui i desideri di un dollaro debole da parte dell’amministrazione Trump non sono mai stati nascosti.  

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L’Euro Digitale: il futuro dei pagamenti in Europa https://www.investire-certificati.it/leuro-digitale-il-futuro-dei-pagamenti-in-europa/ Mon, 28 Jul 2025 08:03:22 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=38111 Presto diventerà realtà: ma cosa è l’euro digitale e cosa cambia per le borse? Pagamenti elettronici, geopolitica, sicurezza informatica: focus sul tema euro digitale Le recenti tensioni commerciali e le minacce di nuovi dazi hanno riportato in primo piano il tema della sovranità monetaria europea. In questo scenario, l’euro digitale si presenterebbe come uno strumento […]

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Presto diventerà realtà: ma cosa è l’euro digitale e cosa cambia per le borse? Pagamenti elettronici, geopolitica, sicurezza informatica: focus sul tema euro digitale

Le recenti tensioni commerciali e le minacce di nuovi dazi hanno riportato in primo piano il tema della sovranità monetaria europea. In questo scenario, l’euro digitale si presenterebbe come uno strumento fondamentale per proteggere la capacità del blocco di garantire pagamenti sicuri e autonomi. L’introduzione di una forma digitale del contante mirerebbe a rafforzare la sovranità monetaria e a preparare l’unione monetaria europea ad affrontare le sfide della digitalizzazione.

La diffusione del digitale nei pagamenti fisici

Secondo i dati della Banca centrale europea (BCE), nell’area dell’Euro nei punti vendita fisici la quota di pagamenti in contante è scesa dal 79% delle transazioni nel 2016 al 52% nel 2024. In Italia, la riduzione è stata dall’86% al 61% nello stesso periodo; dal 2022 i pagamenti alternativi al contante al punto vendita fisico si sono attestati al 51% del valore delle transazioni, superando quelli in contante (49%).

Pagamenti digitali: una crescente dipendenza da operatori extraeuropei

Il mercato dei pagamenti digitali al dettaglio nell’area euro rimane frammentato: tredici dei venti Paesi membri sono privi di uno schema di carte di pagamento nazionale e circa due terzi dei pagamenti con carta passano attraverso pochi grandi operatori non europei; una dipendenza aggravata dalla crescita dell’e-commerce nei pagamenti quotidiani.
Tra il 2019 e il 2024, in Europa la quota di pagamenti online (e-commerce) è salita dal 18% al 36% in valore e dal 7% al 21% nel numero; in Italia, rispettivamente dal 16% al 38% e dal 6% al 24%. Per questi pagamenti, il contante non rappresenta un’opzione e si utilizzano soprattutto sistemi non europei come PayPal, Visa e Mastercard.

bce banca centrale europea
Un’immagine suggestiva dell’Eurotower, la sede della BCE.

Perché l’Euro digitale ?

Queste due tendenze, l’aumento dei pagamenti digitali e la dipendenza da operatori extraeuropei, evidenziano la necessità di uno strumento di pagamento digitale universale, sicuro e accessibile, gestito direttamente dalla Banca Centrale Europea. L’euro digitale nascerebbe per offrire una soluzione europea utilizzabile sia online che offline, in tutti i Paesi dell’area euro, e garantirebbe la sovranità monetaria, la tutela dei diritti degli utenti e la stabilità del sistema. Non si tratterebbe di una criptovaluta, ma di una nuova forma di moneta pubblica, stabile e protetta, che affiancando banconote e monete rafforzerebbe la competitività e l’autonomia strategica dell’Europa nel mercato dei pagamenti digitali.

Vantaggi e opportunità

L’euro digitale potrebbe offrire nuove funzionalità pratiche per cittadini e imprese. Si potrebbe trasferire denaro tra privati senza la necessità di un conto corrente, favorendo inclusività e semplicità. Per gli esercenti commerciali, sarebbe possibile ridurre le commissioni sui pagamenti, ottenere maggiore rapidità nell’incasso e gestire le transazioni in modo più efficiente. Inoltre, si potrebbe pagare offline in qualsiasi luogo abilitato, come mercati all’aperto, aree rurali o località montane, assicurando la fruibilità anche in assenza di connessione internet.

Il sistema potrebbe facilitare l’accesso ai servizi digitali per chi non dispone di competenze o strumenti bancari e promuovere sicurezza e privacy nelle operazioni quotidiane.

Rischi e criticità

L’adozione dell’euro digitale comporterebbe alcune potenziali criticità. Un rischio riguarderebbe la stabilità finanziaria: un massiccio trasferimento di depositi dalle banche potrebbe indebolire il sistema creditizio, per questo si prevederebbero limiti alla quantità detenibile e nessun interesse sulle somme digitali.

Sul fronte della sicurezza informatica, il sistema dovrebbe essere protetto da attacchi cibernetici e tentativi di frode, mentre la privacy dei cittadini dovrebbe essere garantita, bilanciando riservatezza e prevenzione delle attività illecite. Infine, sarebbe fondamentale assicurare l’inclusione digitale di tutti gli utenti, evitando che le fasce più vulnerabili siano escluse dai nuovi strumenti di pagamento.

Conseguenze finanziarie potenziali

Cosa cambia per le borse con l’euro digitale? Difficile dirlo, possiamo soltanto provare a prevederlo. Molto probabilmente, nel breve termine, l’introduzione dell’euro digitale potrebbe avere effetti limitati sui mercati valutari. Ma nel lungo termine? Forse – in caso di buon andamento del progetto si potrebbe rafforzare il ruolo dell’Euro a livello internazionale, grazie a una minore dipendenza dai circuiti di pagamento extraeuropei e dal dollaro.

E per le stocks? Sul fronte azionario, i settori bancario e fintech sarebbero i più coinvolti: le banche dovrebbero affrontare investimenti tecnologici e adattarsi a nuove modalità operative, mentre le aziende più innovative potrebbero trarre vantaggio dalle opportunità offerte, come la crescita dei servizi digitali e dei wallet. Una riduzione delle commissioni sui pagamenti potrebbe favorire la competitività. Certo, come sempre capita, chi non saprà adeguarsi rischierà di essere penalizzato.

Per quanto riguarda i bond, l’arrivo dell’euro digitale non dovrebbe avere impatti diretti sui rendimenti, ma potrebbe facilitare l’azione della BCE nella gestione dei tassi di interesse e della liquidità, rendendo le politiche monetarie più efficienti e reattive.

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Calendario Federal Reserve 2025 – 2026 https://www.investire-certificati.it/calendario-federal-reserve-2025-2026/ Sun, 15 Dec 2024 07:21:45 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=35469 Quale sarà il calendario della Federal Reserve nel 2025 e nel 2026? Vediamo le date da segnare in rosso sul calendario economico, con i meeting della Banca centrale americana. Le riunioni delle banche centrali sono uno dei principali market driver sui mercati. Fra tutte, la Federal Reserve, ricopre un ruolo chiave ed anche nel 2025 […]

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Quale sarà il calendario della Federal Reserve nel 2025 e nel 2026? Vediamo le date da segnare in rosso sul calendario economico, con i meeting della Banca centrale americana.

Le riunioni delle banche centrali sono uno dei principali market driver sui mercati. Fra tutte, la Federal Reserve, ricopre un ruolo chiave ed anche nel 2025 lo scenario non è destinato a cambiare. I mercati sono ansiosi di conoscere se la Banca centrale Americana riuscirà a proseguire il suo percorso di allentamento monetario, ossia ad abbassare i tassi come previsto anche nel 2025.

Calendario Federal Reserve 2025

Ecco di seguito il calendario della Federal Reserve per il 2025. Vediamo le date in cui si riunirà il FOMC, il braccio esecutivo della politica monetaria della Banca centrale americana.

  • 28-29 gennaio 2025
  • 18-19 marzo 2025*
  • 6-7 maggio 2025
  • 17-18 giugno 2025*
  • 29-30 luglio 2025
  • 16-17 settembre 2025*
  • 28-29 ottobre 2025
  • 9-10 dicembre 2025*.

Le previsioni economiche della Federal Reserve

Abbiamo indicato con un asterisco le date in cui i meeting del FOMC coincidono con il rilascio di proiezioni economiche riguardanti l’economia americana.

La Federal Reserve rilascerà quindi previsioni economiche nei meeting di marzo, giugno, settembre e dicembre 2025. Questo il calendario per la Fed nel 2025, con otto date, come da tradizione. Chiaramente in caso di “urgenze” o shock economici, la Banca centrale americana potrebbe convocare meeting straordinari, come avvenne nel 2020 con lo scoppio della pandemia. Dopo aver visto il calendario della Fed per il 2025, guardiamo avanti, con le date chiave per il 2026.

Calendario Federal Reserve 2026

Vediamo ora il calendario della Federal Reserve per il 2026, simile a quello del 2025 in termini di pianificazione. La Banca centrale americana, salvo esigenze particolari, si riunirà otto volte, rilasciando previsioni economiche in quattro occasioni, sempre a riunioni alterne.

  • 27-28 gennaio 2026
  • 17-18 marzo 2026*
  • 28-29 aprile 2026
  • 16-17 giugno 2026*
  • 28-29 luglio 2026
  • 15-16 settembre 2026*
  • 27-28 ottobre 2026
  • 8-9 dicembre 2026*.

Ecco, quindi, che anche nel 2026 la Federal Reserve assocerà i suoi meeting a previsioni economiche nei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre. Alla fine di ogni trimestre arrivano quindi gli outlook per l’economia della Banca centrale americana.

Previsioni Tassi della Federal Reserve USA

Quali previsioni per i tassi USA nel 2025? Ecco nel grafico seguente l’andamento dei tassi di interesse americani negli ultimi cinque anni al 15 dicembre 2024. Si notano i tassi vicino allo 0 per tutto il periodo della pandemia. Successivamente, per contrastare l’inflazione, la Federal Reserve ha alzato i tassi fino a portarli al 5,50%. E’ poi iniziato un percorso di tagli al costo del denaro, che ha portato i tassi al 4,75% con il meeting di novembre 2024 e verosimilmente al 4,50% entro fine 2024.

Quali previsioni per il 2025? Al momento i mercati si aspettano tassi fra il 3,75 ed il 4,20% per fine 2025. Arriveranno altri tassi, ma con gradualità. In altre parole, le previsioni sono per una divergenza fra i tassi europei – che potrebbero scendere verso il 2% – e quelli americani, destinati a rimanere più alti. Ciò in particolare dopo la vittoria di Trump alle elezioni USA, con le sue politiche economiche di dazi che potrebbero portare nuova inflazione negli Stati Uniti.

Tassi US Federal Reserve

Approfondimenti sulle banche centrali

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Bank of Canada https://www.investire-certificati.it/bank-of-canada/ Sat, 02 Nov 2024 09:27:00 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=32062 Approfondimento sulla Bank of Canada, la Banca Centrale Canadese. Cos’è, Chi la governa e Che obiettivi ha la Banca centrale canadese? Di quale indipendenza dispone? La storia della Bank of Canada. Cos’è la Bank of Canada La Bank of Canada (BoC) è la Banca Centrale Canadese. Il suo nome è anche noto con il suo […]

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Approfondimento sulla Bank of Canada, la Banca Centrale Canadese. Cos’è, Chi la governa e Che obiettivi ha la Banca centrale canadese? Di quale indipendenza dispone? La storia della Bank of Canada.

Cos’è la Bank of Canada

Bank of Canada

La Bank of Canada (BoC) è la Banca Centrale Canadese. Il suo nome è anche noto con il suo equivalente in francese ovvero: Banque du Canada. La sua sede è ad Ottawa, la capitale dello Stato, al numero 234 di Wellington Street in un suggestivo complesso che alterna tratti classici a elementi moderni.

La Banca Centrale del Canada nacque come risposta alla Grande Depressione degli anni Trenta del secolo scorso. Nata come banca privata nel 1934, venne organizzata grazie al “Bank of Canada Act” e aprì ufficialmente i battenti nell’anno successivo. Nel 1938 divenne una società della Corona (e quindi federale). Nel corso degli anni la sua organizzazione è stata rivista più volte, ampliandone e strutturandone i poteri.

La Banca Centrale del Canada è l’ente responsabile dell’emissione del dollaro canadese, ma non solo. Andiamo ora ad approfondire meglio questa importante istituzione.

Chi governa la Banca Centrale del Canada

La governance della Bank of Canada è composta da tre principali autorità:

  • il Consiglio di Amministrazione;
  • il Governatore;
  • il Consiglio Direttivo.

Il Consiglio di Amministrazione

Il Consiglio di Amministrazione è formato dal Governatore, dal Vice Governatore, da un numero massimo di 12 amministratori indipendenti (che rimangono in carica per tre anni e possono essere rinnovati per altri due) e dal Vice Ministro delle Finanze canadesi. Quest’ultimo membro non ha diritto di voto.

Il Consiglio di Amministrazione è presieduto dal Governatore, che è anche l’organo che lo elegge. Il compito del Consiglio di Amministrazione è la supervisione dell’operato e della gestione strategica della Banca Centrale.

Il Governatore della Bank of Canada

Bank of Canada

Attualmente il governatore della Bank of Canada è Tiff Macklem, il decimo della storia dell’istituzione. Tiff Macklem ha assunto la sua carica il 3 giugno 2020, subentrando a Stephen Stephen S. Poloz e la sua carica avrà una durata di sette anni (andando quindi in scadenza nel 2027).

Solamente i cittadini canadesi con importanti conoscenze economiche e dei mercati finanziari (oltre che di numerosi altri requisiti) possono ambire a ricoprire questa carica.

Come detto, la nomina è a carico del Consiglio di Amministrazione della BOC e deve essere rettificata dal Governo canadese.

Il Consiglio Direttivo

Il Consiglio Direttivo è l’organo decisionale della BOC ed è inoltre responsabile della gestione della politica monetaria e della sicurezza del settore finanziario. Questo organo è composto dal Governatore, dal Vice Governatore e da quattro Vice Direttori.

L’indipendenza della Bank of Canada

La Bank of Canada è una società di proprietà pubblica di proprietà del governo canadese che ha un ruolo attivo nella gestione della Banca, pur garantendo un ampio grado di autonomia alla stessa. Ancora oggi l’autonomia della Banca Centrale del Canada è un elemento di discussione, nonostante sia rispettato il principio di separazione tra l’istituzione delegata alla creazione del denaro e quella che ha il potere di spenderlo.

Infatti, come riportato dal sito ufficiale della BOC, l’autonomia è fornita dai seguenti elementi:

  • il Governatore ed il Vice Governatore sono nominati dal Consiglio di Amministrazione della Banca. Il potere governativo è limitato all’approvazione del Consiglio dei Ministri degli eletti;
  • nonostante la partecipazione al Consiglio di Amministrazione del Vice Ministro delle Finanze, quest’ultimo non ha diritto di voto nelle decisioni;
  • le spese della Banca sono autorizzate dal Consiglio di Amministrazione e non dal Ministero del Tesoro;
  • i controlli sui libri contabili sono effettuati da revisori esterni.

Gli obiettivi e gli strumenti della Banca Centrale del Canada

L’obiettivo della Bank of Canada è la promozione del benessere economico e finanziario del Paese. Per riuscire ad ottenere questo importante risultato bisogna quindi riuscire:

Bank of Canada
  • a mantenere stabile e ridotta l’inflazione del Canada (in un range compreso tra l’1% e il 3% possibilmente, limitando quindi gli eventuali picchi);
  • a gestire i tassi di interesse adeguando i tassi in base alle esigenze. Attualmente sono previsti otto adeguamenti ogni anno;
  • a creare e mantenere dei solidi e sicuri mercati finanziari che permettano l’espansione dei mercati canadesi;
  • a gestire la circolazione del dollaro canadese (è l’unico ente autorizzato alla stampa ed alla gestione della valuta ufficiale nazionale). È anche l’organizzazione che si deve occupare di proteggere il valore del dollaro canadese sui mercati valutari, ossia sul forex market.
  • a gestire il debito pubblico e la sua emissione;
  • a gestire le riserve nazionali (sia in valuta estera che nazionale);
  • a supervisionare attivamente la gestione dei pagamenti e dei servizi ad essa collegati;
  • a regolare il credito ai consumatori ed alle aziende;
  • ad adoperarsi per favorire la massima occupazione possibile;
  • a fornire consulenze negli ambiti di competenza al Governo canadese.

Gli strumenti messi a disposizione dell’istituzione canadese sono stabiliti dal “Bank of Canada Act” che, come detto, è stato più volte modificato nel corso dei decenni.

La storia della Bank of Canada

La Banca Centrale del Canada, come detto, nacque a seguito della Grande Depressione degli anni Trenta del Novecento. In Canada prima della Grande Crisi, c’erano numerose banche e ognuna di esse gestiva le necessità di una singola comunità. Questo anche a causa della conformazione del territorio canadese.

A seguito dei lavori di una commissione, nel 1934 venne istituita la BOC, con il Bank of Canada Act. La Banca Centrale divenne operativa nel marzo del 1935 e divenne di proprietà pubblica nel 1938. Sin dal 1934, l’istituzione fu gestita da Torri Graham che rimase in carica per ben tre mandati settennali consecutivi e sostenne l’economia di guerra durante la Seconda Guerra Mondiale e lo sviluppo degli anni successivi alla Guerra, fino al suo ritiro il 31 dicembre 1954.

Nel corso degli anni la Bank of Canada assunse sempre maggiore importanza: divenne responsabile dell’emissione delle banconote, si radicò nel territorio aprendo numerosi uffici regionali e sviluppo un sistema di politica economica e finanziaria importante a sostegno dell’economia canadese. Inoltre si creò la divisione Foreign Exchange.

A novanta anni dall’entrata in vigore, il Bank of Canada Act è stato rivisto e modificato diverse volte, ma la funzione principale è rimasta la stessa: regolare il credito e la valuta nell’interesse della vita economica canadese ed è anche per questo che è diventata una delle Banche Centrali più importanti ed influenti al mondo.

Per approfondire

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La Banca Popolare Cinese: Cos’è e Come Funziona https://www.investire-certificati.it/la-banca-popolare-cinese/ Sat, 15 Jun 2024 08:34:00 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=31830 Focus sulla Banca Popolare Cinese o The People’s Bank of China (PBoC o PBC). Cos’è? Come funziona banca centrale cinese? Che compiti ha? Chi governa la Banca Centrale Cinese? Che strumenti ha a disposizione? Ecco la storia della Banca Popolare Cinese. Cos’è la Banca Popolare Cinese La Banca Popolare Cinese ha sede a Pechino ed […]

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Focus sulla Banca Popolare Cinese o The People’s Bank of China (PBoC o PBC). Cos’è? Come funziona banca centrale cinese? Che compiti ha? Chi governa la Banca Centrale Cinese? Che strumenti ha a disposizione? Ecco la storia della Banca Popolare Cinese.

Cos’è la Banca Popolare Cinese

il renminbi

La Banca Popolare Cinese ha sede a Pechino ed è la Banca Centrale della Cina. Svolge un ruolo primario nell’economia del Paese in quanto garantisce la stabilità finanziaria e definisce le politiche monetarie della Cina. Entrambe queste funzioni sono necessarie per sviluppare una stabile crescita economica.

The People’s Bank of China risponde del suo operato al Consiglio di Stato. Questo, per ovvi motivi, non garantisce una totale autonomia all’Istutuzione, vincolandola nell’adozione di alcune politiche.

La Banca Popolare Cinese rappresenta la Cina nelle principali istituzioni in ambito finanziario mondiale come, ad esempio, nella Banca Mondiale e nel Fondo Monetario Internazionale. Inoltre è l’Istituzione che gestisce l’emissione dei renminbi.

I compiti della PBoC

La Banca Popolare Cinese ha più volte cambiato le proprie funzioni. Le responsabilità attualmente in vigore sono quelle stabilite principalmente nel dicembre 2003. Queste prevedono che la Banca Popolare Cinese decida la politica monetaria e regolamenti il mercato bancario all’interno della Cina, ma non solo.

La Banca Popolare Cinese

The People’s Bank of China si occupa infatti anche dell’emissione dei renminbi (la valuta nazionale cinese) e della loro circolazione, della regolamentazione dei mercati finanziari, della sicurezza finanziaria del Paese (intervenendo anche sui mercati per gestire il tasso di cambio del renminbi con le altre valute).

Inoltre la Banca Popolare Cinese gestisce la Tesoreria dello Stato, esegue attività di antiriciclaggio, fornisce dati statistici sull’economia cinese, sulla salute delle istituzioni finanziarie, sugli indici dei prezzi. Infine si occupa anche di altre attività prescritte dall’autorità statale.

Chi governa la Banca Popolare Cinese

A capo della Banca Popolare Cinese è posto un Governatore che è aiutato da dei Vice Governatori. Il Governatore deve essere candidato dal Consiglio di Stato ed essere approvato dal Congresso Nazionale del Popolo per essere infine nominato dal Presidente della Repubblica cinese. I Vice Governatori sono invece scelti dal Presidente del Consiglio di Stato.

Attualmente il governatore della Banca Popolare Cinese è Pan Gongsheng. Pan Gongsheng (ex Vice Governatore) ha assunto la sua carica a luglio 2023, diventando il tredicesimo governatore della PBC, subentrando a Yi Gang che aveva assunto la sua carica nel marzo 2018. Pan Gongsheng, in passato, aveva anche coordinato il lavoro di contrasto alle criptovalute. Gli attuali Vice Governatori sono cinque: Zhu Hexin, Qu Jishan, Zhang Qingsong, Xuan Changneng ed infine Lu Lei.

Per perseguire al meglio i vari obiettivi la PBC ha organizzato al suo interno ben 18 dipartimenti che si occupano di alcuni settori specifici dell’economia cinese.

Gli strumenti

Come accennato in precedenza, la Banca Popolare Cinese risponde del suo operato al Consiglio di Stato e non ad altre istituzioni locali o nazionali. Questo le permette un discreto grado di autonomia nella gestione degli strumenti che ha a disposizione.

La Banca Popolare Cinese

Le principali leve a disposizione per gli interventi di politica monetaria sono le seguenti:

  • le operazioni a mercato aperto, intervenendo direttamente nel mercato per l’acquisto di obbligazioni e azioni;
  • l’imposizione delle riserve obbligatorie alle banche;
  • l’erogazione di prestiti attraverso:
    • operazioni di Standing Lending Facility (SLF);
    • operazioni di prestito a medio termine (MLF);
    • l’emissione prestiti supplementari in pegno (PSL) a condizioni agevolate verso le banche;
  • la gestione dei tassi di interesse (stabilendo l’indice LPR ovvero il tasso ad un anno e quello a cinque anni);
  • altri strumenti di politica monetaria strutturale.

Alcuni di questi strumenti sono usati anche da altre Banche Centrali per manovrare e gestire al meglio le proprie economie e quindi convenzionali, come ad esempio le operazioni a mercato aperto e l’imposizione dei tassi di interesse. Nel caso cinese possiamo però notare che alcune di queste operazioni sono specifiche del Paese. Spesso The People’s Bank of China è ricorsa a questi movimenti non convenzionali, alle volte anche in modo decisamente invasivo sul mercato sia nazionale che estero.

La storia della Banca Popolare Cinese

La nascita della Banca centrale Cinese

L’attuale Banca Popolare Cinese è stata fondata nel dicembre del 1948 dal consolidamento di tre banche già esistenti: la Huabei Bank, la Beihai Bank e la Xibei Farmer Bank. Bisogna ricordare che subito dopo la Seconda Guerra Mondiale in Cina scoppiò una sanguinosa Guerra Civile. Il Paese asiatico si trovò nel mezzo di una guerra fra comunisti e nazionalisti. Come si legge sui libri di storia, i comunisti riuscirono a prevalere grazie al favore della popolazione, nonostante la parte opposta godesse dell’appoggio degli Stati Uniti.

La Banca Popolare Cinese

Nei primi anni che seguirono la rivoluzione la Banca Popolare Cinese ha esercitato in monopolio la funzione di banca in Cina. Ricopriva quindi la duplice funzione di banca commerciale oltre che Banca Centrale, seppur perdendo a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta alcune delle funzioni tipiche di una Banca Centrale.

Dal 15 giugno 1969 la moneta cinese prese ufficialmente il nome di renminbi (in sigla CNY anche se è spesso utilizzato l’acronimo non ufficiale RMB). Letteralmente significa “moneta del popolo” e indica qualunque taglio della valuta: sia l’unità base (lo yuan) che gli altri tagli (jiao e fen).

L’apertura al mercato

Verso la fine degli anni Settanta la Cina decise di lanciare alcune manovre volte allo sviluppo economico. Per far ciò venne anche riorganizzata la PBoC a cui vennero delegati alcuni compiti che le erano stati sottratti. Ad esempio nel 1977 la Banca divenne l’unico soggetto in grado di emettere moneta nel Paese. Nell’anno seguente i poteri e le responsabilità aumentarono ulteriormente.

The People’s Bank of China, nel 1980, è stata suddivisa in quattro nuove banche indipendenti, ma è comunque rimasta di proprietà statale. In questo periodo, con l’apertura dell’economia ai mercati esteri si decise di svalutare notevolmente il renminbi per favorire le esportazioni e sfavorire le importazioni di merci estere. Una valuta debole permetteva di fatto di rendere molto economica la merce interna e onerosa quella importata.

La bilancia dei pagamenti era decisamente sbilanciata. Ciò permise alla Cina di accumulare importanti riserve valutarie (che sono divenute negli anni le più importanti a livello mondiale). Solo negli ultimi anni, invece, la Banca centrale cinese ha aumentato le riserve di oro.

cambio dollaro yuan cinese  grafico lungo termine
Grafico di lungo termine del cambio fra dollaro e yuan cinese. Si nota la forte svalutazione degli anni Ottanta e Novanta. Fonte: Macrotrends.

Il ruolo e l’organizzazione della Banca Centrale sono stati regolamentati e riorganizzati più volte negli anni come nel settembre 1983, nel marzo 1995 e nel dicembre 2003. Nel corso del 1999 vennero eliminate le varie sedi comunali e provinciali della PBC. Queste furono sostituite da nuove filiali regionali. Questa manovra venne attuata per diminuire l’influenza delle varie amministrazioni locali.

Il contesto attuale

Lo sviluppo economico del Paese ha permesso così alla Banca Popolare Cinese di diventare una delle principali Banche Centrali, facendole acquisire potere e prestigio a livello mondiale. Negli ultimi anni si è addirittura arrivati a pensare che in un futuro più o meno prossimo il renminbi potrà scalzare il dollaro dal trono della valuta più importante del mondo. Per ora possiamo affermare che i mercati seguono con estrema attenzione ogni mossa della Banca Popolare Cinese.

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Il 2024 della BCE https://www.investire-certificati.it/il-2024-della-bce/ Thu, 11 Jan 2024 17:28:00 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=31816 Nel 2024 la Bce dovrà abbassare i tassi di interesse: ma quando? Mentre l’inflazione della zona euro conferma le attese degli analisti, riportando un’accelerazione su base annua al 2,9%, ma anche una discesa del dato core al 3,4%, molti chiedono che nel 2024 la presidente della Banca Centrale Europea faccia al più presto scendere i […]

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Nel 2024 la Bce dovrà abbassare i tassi di interesse: ma quando? Mentre l’inflazione della zona euro conferma le attese degli analisti, riportando un’accelerazione su base annua al 2,9%, ma anche una discesa del dato core al 3,4%, molti chiedono che nel 2024 la presidente della Banca Centrale Europea faccia al più presto scendere i tassi prima che possano danneggiare l’economia.

Una voce in tal senso è arrivata da vari politici. “L’inflazione fortunatamente sta calando, adesso ci stiamo battendo anche per i tassi di interesse”. Così Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri. “Sono mesi che dico che la Banca centrale europea sbagliava ad aumentare il costo del denaro, perché la nostra inflazione era provocata da una guerra e non da una crisi di crescita come in America. Ora speriamo che la Bce decida di abbassare il costo del denaro per rilanciare l’economia; altrimenti andiamo in recessione“. Il giudizio pare tuttavia in qualche modo sottostimare i rischi di un ritorno dell’inflazione, di cui ben conosciamo i danni sull’economia reale (e sul potere d’acquisto dei cittadini).

Europa

Anche secondo Carlo Cottarelli, docente dell’Università Cattolica, la situazione dell’inflazione in Eurozona permette ora un taglio dei tassi. Praticamente impossibile, però, che ciò accada nella riunione Bce del 25 gennaio. La presidente della Bce infatti ed il direttivo della banca centrale non hanno ancora discusso questo scenario, stando a quanto emerso dall’ultimo meeting del 2023: «L’inasprimento delle condizioni di finanziamento sta smorzando la domanda e questo sta contribuendo a spingere al ribasso l’inflazione». C’è da chiedersi se veramente questa inflazione sia stata provocata da eccesso di domanda come affermano dalla Bce e quanto abbiano influito le politiche monetarie espansive degli ultimi anni, peraltro necessarie per superare la crisi post pandemia.

Le previsioni sui tassi BCE

Come si muoveranno i tassi della BCE nel 2024? Al momento il costo del denaro è ai massimi storici: 4,50%. Per quanto riguarda l’inflazione, gli esperti prevedono che la componente core (che esclude il settore energia e alimentari) si attesterà in media al 2,7% nel 2024, al 2,3% nel 2025 e al 2,1% nel 2026. Secondo Barclays quindi la Bce inizierà ad abbassare i tassi solo a luglio 2024. Bloomberg invece si aspetta un primo taglio già a marzo 2024. Secondo Goldman la Banca centrale europea taglierà i tassi di interesse di 25 punti base in ciascuna riunione a partire da aprile 2024.

Quali saranno le previsioni corrette per i tassi della BCE nel 2024? Sarà il tempo a dircelo. Se la politica monetaria della Banca centrale europea dovesse rimanere troppo a lungo rigida andremo incontro ad un periodo di crescita stagnante. Tale periodo sarà tanto più pesante quanto l’inflazione scenderà rapidamente, segno evidente di una politica monetaria troppo rigida.

Appare comunque scontato che i tassi scenderanno nei prossimi mesi. Ma chi beneficerà di una prossima discesa dei tassi della Bce in Europa? Molto probabilmente i Bund tedeschi, ma anche i titoli di Stato degli altri paesi, come gli OAT francesi, I bonos spagnoli ed i BTP italiani. La discesa dei tassi è un’ottima notizia anche per chi vuole contrarre un mutuo, mentre chi ha denaro sui conti correnti e conti deposito incasserà meno interesse.

Tassi BCE grafico
Tassi di interesse nella BCE. La salita del 2022 dopo anni di tassi a zero.

Le prossime riunioni della Bce sulla politica monetaria

  • 25 gennaio 2024
  • 7 marzo 2024
  • 11 aprile 2024
  • 6 giugno 2024

Nel 2024 il calendario BCE prevede anche altri appuntamenti non strettamente di politica monetaria

  • 21 febbraio 2024
  • 8 maggio 2024
  • 22 maggio 2024
  • 19 giugno 2024

BCE: chi è il presidente Christine Lagarde

Christine Lagarde non è un ex banchiere, ma un’ex avvocata d’affari. La sua carriera legale inizia presso l’ufficio parigino dello studio legale internazionale con sede a Chicago, Baker & McKenzie, dove si è specializzata in diritto del lavoro, antitrust e fusioni e acquisizioni. Partner dello studio all’età di 31 anni e a 43 anni ne è diventata presidente. Dopo essere stata ammessa al Foro di Parigi, è passata allo studio legale internazionale Baker & McKenzie come associata nel 1981, specializzandosi in diritto del lavoro e antitrust, nonché in fusioni e acquisizioni.

Nel 2005, la troviamo a dirigere il Ministero del Commercio estero della Francia, e nel 2007 è nominata Ministra dell’Economia, dell’Industria e dell’Occupazione. Nel 2011, viene nominata Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI), dove ha gestito la crisi del debito sovrano europeo. Alla scadenza è stata rieletta per un secondo mandato.
Presidente della Banca Centrale Europea (BCE) dal 2019, succedendo a Mario Draghi. Da allora, ha guidato la politica monetaria dell’area dell’euro.

Le critiche al presidente della BCE

Christine Lagarde si può dire che, grazie al suo stile di leadership e per la sua capacità di ottenere consenso politico, abbia costruito una carriera invidiabile e di alto profilo. Tuttavia non sono mancate le critiche alla sua politica monetaria come Presidente della Bce. Certamente non è un’economista professionista, non ha esperienza di banca centrale e la sua carriera precedente non è strettamente legata a tematiche di politica monetaria. Inoltre, talvolta ha peccato anche nei modi (un tema non da poco quando si governa una Banca Centrale).

Alcuni osservatori della Bce vedono Lagarde più come un personaggio politico, che come un banchiere centrale vero e proprio. Quello che le manca certamente è l’abilità di Mario Draghi nel comunicare adeguatamente con il mercato finanziario. Clamorosa la sua gaffe sugli spread alla prima conferenza stampa, gaffe che ha fatto scendere le borse ed allargato gli spread con il Bund tedesco. Alcuni giornalisti da quel momento l’hanno scherzosamente soprannominata “Madame Lagaffe“!

Lo scoglio dei tassi

Il tema tassi di interesse è centrale anche per chi ha un mutuo. Alcuni critici sostengono che la politica di tassi di interesse negativi della Bce potrebbe avere effetti a lungo termine sulla stabilità finanziaria. Inoltre potrebbe scoraggiare il risparmio e l’investimento, il che potrebbe avere effetti a lungo termine anche sulla crescita economica.

Chi vuole contrarre un nuovo mutuo sulla casa è meno incoraggiato a farlo e chi ha un mutuo con tassi variabili si trova in seria difficoltà. La risposta sul tema dalla BCE di fatto è stata che l’obiettivo della Banca Centrale è un’inflazione al 2% in Eurozona. Il tutto ricordando agli Stati europei l’importanza di un nuovo patto di stabilità, per poter dare ordine e forma alla crescita sostenibile in termini climatico-ambientali e di conti pubblici. Forse un pò poco. Al tempo stesso, con i tassi fissi estremamente convenienti degli anni scorsi viene da chiedersi come mai in molti abbiano optato per tassi variabili. Si trattava di anni in cui i Bot e i BTP con scadenze non lunghissime erano arrivati a offrire tassi negativi, ed i mutui a tasso fisso erano decisamente vantaggiosi.

Le critiche del prof. Giulio Sapelli

“Sapelli critica Lagarde” lo avrete probabilmente letto sui giornali in questi anni. Vediamo perchè. Il Prof. Giulio Sapelli ex direttore di studi alla scuola degli Alti Studi in Scienze Sociali di Parigi e Ordinario di Storia Economica dell’Università degli Studi di Milano, è forse l’economista più fortemente critico sulla politica della Presidente della BCE. Sostiene che il presidente della Bce sia completamente scollegata dalla economia reale e che l’Europa sia priva di una vera politica monetaria.

L’inflazione, contro la quale Christine Lagarde (come anche la stessa Federal Reserve, però) si dimostra inflessibile, non è causata da un aumento dei salari, che anzi sono rimasti fermi e datati. Gli strumenti messi in atto dalla Bce secondo questa teoria sarebbero inefficaci, e potenzialmente letali per le imprese e le famiglie.

Nell’economia attuale, secondo l’economista salita della inflazione è causata da scarsità di offerta, un tipo di inflazione che si combatte non con i tassi, ma con incentivi alla produzione e con maggiori investimenti. E’ chiaro che su questa penuria di offerta ha influito l’economia di guerra che ha condizionato ogni economia nel mondo. Non abbassare i tassi prontamente significa che la Bce è guidata maldestramente e sta penalizzando imprese e famiglie europee. Chi ha ragione?

Sembra che la stessa Bce riconosca qualche errore, nella visione riportata dal giornale “La Verità”.La Bce, banca centrale europea.

BCE: una banca centrale da migliorare

Qui bisogna però riflettere su una deficienza strutturale della Bce. Alla Banca centrale europea manca probabilmente un tassello. Una banca centrale oltre alla lotta all’inflazione deve avere un secondo obiettivo: la piena occupazione della forza lavoro.

In altre parole deve tutelare il lavoro ed i livelli di occupazione stimolando gli investimenti. Chiaramente la disoccupazione ha varie tipologie, cause e medicine. Che non sia un compito facile coordinare inflazione e piena occupazione lo dimostra la politica della Fed, la banca centrale degli Stati Uniti, sempre molto attenta e veloce nell’adeguarsi all’economia reale.

La piena occupazione

Secondo la teoria classica, l’obiettivo della piena occupazione è raggiunto tramite la flessibilità dei prezzi dei fattori produttivi (in teoria capitale e lavoro) e l’uguaglianza tra la domanda di produzione e l’offerta, il che è possibile solo se gli investimenti almeno eguagliano i risparmi. Ma gli investimenti ora dipendono in sostanza dai tassi di interesse decisi dalla Bce in maniera molto rigida. Quindi in questo periodo molti politici invitano la presidente della Bce a far scendere i tassi rapidamente per liberare risorse per gli investimenti.
Le critiche del prof Sapelli non si fermano qui; dopo aver anche criticato la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, definendola “inadeguata” ha sostenuto che l’unica cosa che apprezza della presidente della Bce sono i tailleur Chanel.

Quanto guadagna Christine Lagarde?

Chiudiamo con una nota di colore: Quanto guadagna Miss Lagarde alla guida della BCE? Ha un compenso annuo di 427.560 euro, oltre 35.000 euro al mese. Il tutto è proporzionato con gli stipendi della BCE, che partono da oltre 3.800 euro netti. Il compenso base della Lagarde precede quello del vice-presidente, il portoghese de Guindos Jurado, che riceve circa 365.000 euro, seguito dagli altri quattro membri del board esecutivo. Fra questi troviamo Panetta, che riceve 305.400 euro, medesimo importo base incassato anche dal responsabile del Consiglio di Vigilanza, Andrea Enria.

Stipendi della BCE

Vale poi la pena ricordare come il presidente della Bce è nominato dal consiglio europeo a maggioranza qualificata. Il mandato di Christine Lagarde dura 8 anni e non è rinnovabile. Scadrà nel 2027.

Leggi anche:

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Il calendario della Federal Reserve 2024 https://www.investire-certificati.it/calendario-federal-reserve-2024/ Mon, 01 Jan 2024 09:31:00 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=31709 Il calendario della Federal Reserve 2024 è stato stabilito. Le decisioni della Banca centrale americana verosimilmente porteranno una ventata di cambiamento. La Banca Centrale Americana è, infatti, in una fase cruciale per quanto concerne le decisioni di politica monetaria: dopo oltre due anni di rialzi dei tassi, il costo del denaro nel 2024 dovrebbe scendere. […]

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Il calendario della Federal Reserve 2024 è stato stabilito. Le decisioni della Banca centrale americana verosimilmente porteranno una ventata di cambiamento. La Banca Centrale Americana è, infatti, in una fase cruciale per quanto concerne le decisioni di politica monetaria: dopo oltre due anni di rialzi dei tassi, il costo del denaro nel 2024 dovrebbe scendere. Ma ovviamente nessuno conosce tempistiche e modalità dei tagli ai tassi di interesse, che dipenderanno anche dai dati macroeconomici in arrivo dall’economia americana. Le otto date del 2024 si prospettano, pertanto, degli appuntamenti significativi per l’economia mondiale.

I tassi FED e gli indicatori economici

Nel suo ultimo concilio di Dicembre, la Federal Reserve ha stabilito di non modificare i tassi per il terzo meeting consecutivo, mantenendoli tra il 5,25% e il 5,50%. La situazione dell’economia americana è sotto la lente d’ingrandimento di molti esperti, che ritengono che la FED stia aspettando che i dati confermino il trend ribassista dell’inflazione. I recenti indicatori economici, infatti, proietterebbero un rallentamento della crescita statunitense.

La crescita dell Prodotto interno Lordo (Gross Ddomestic Product negli USA) sarebbe prevista in calo dal 2,6% del 2023 all’1,4% del 2024. Inoltre, il prezzo per le spese in consumi personali (PCEPI – Personal Consumption Expenditures Price Index), dovrebbe scendere dal 2,8% del 2023 al 2,4% del 2024. Il tasso di disoccupazione, infine, unito a un rallentamento dei nuovi impieghi si stima possa peggiorare leggermente, passando dal 3,8% del 2023 al 4,1% del prossimo anno.

L’inflazione e le prospettive sui tassi 2024

Previsioni Tassi Federal Reserve

Cosa aspettarci, pertanto, dalle riunioni previste dal calendario della Federal Reserve 2024? La corrente narrativa parla di un’inflazione in calo, ben avviata sui binari che la porterebbero all’obiettivo del 2% in tempistiche non troppo ampie. La certezza, tuttavia, non c’è ancora e l’inflazione potrebbe risalire come successo tra luglio e settembre. Per questo motivo, la Banca Centrale americana, prima di abbassare i tassi, vuole vedere dei dati che confermino le indicazioni degli ultimi mesi.

Cosa si aspettano gli investitori per il mercato delle valute e per i tassi di interesse nel 2024? Sul fronte americano ci sono pochi dubbi. Il costo del denaro scenderà ed anche in maniera sensibile. Verosimilmente fra i 75 punti base (quelli del dot plot della Fed) ai 150 circa prezzati dal mercato, secondo quanto riportato dal CME FedWatch Tool per le stime di fine 2024.

Nelle ultime settimane, infatti, i mercati hanno assunto sempre più una posizione secondo cui l’inflazione sarebbe sotto controllo e non sarebbero previsti ulteriori incrementi dei tassi. Il picco è stato raggiunto. Una ragione che sicuramente accelererebbe la decisione dei funzionari della Fed per un taglio dei tassi sarebbe lo spettro di una recessione. Questo scenario, tuttavia, al momento sembra non essere il più gettonato nelle previsioni per il 2024 degli analisti.

Il calendario Federal Reserve 2024

Con questi presupposti, il calendario della Federal Reserve 2024 è di sicuro uno dei più rilevanti del panorama economico mondiale. Le sue date sono quelle riportate di seguito, al netto di riunioni straordinarie che possono essere convocate per scenari particolarmente rilevanti, come ad esempio avvenne allo scoppio della pandemia di Covid-19.

  • 30-31 Gennaio 2024
  • 19-20 Marzo 2024
  • 30 Aprile – 1° Maggio 2024
  • 11-12 Giugno 2024
  • 30-31 Luglio 2024
  • 17-18 Settembre 2024
  • 6-7 Novembre 2024
  • 17-18 Dicembre 2024

Ulteriori informazioni sul calendario FED 2024

Ogni due meeting (pertanto in occasione di quelli di Marzo, Giugno, Settembre e Dicembre), inoltre, viene pubblicato il “Summary of Economic Projections”. Con questo documento gli analisti e riportano le loro aspettative riguardo ai tassi di interesse, alla crescita economica, all’inflazione, alla disoccupazione e ad altri principali indicatori macroeconomici per il medio-lungo termine negli USA.

Ricordiamo che ogni decisione presa dalla Banca Centrale viene pubblicata sul sito della FED alle 2 di pomeriggio ora locale, che per l’Italia significa le 8 di sera. Le minute di ogni riunione, invece, vengono pubblicate tre settimane dopo.

Il calendario della Federal Reserve, così come le date dei meeting BCE sono fondamentali per gli investitori. Le decisioni dei banchieri centrali determinano spesso elevati picchi di volatilità su euro e dollaro, ma anche sugli indici azionari di borsa e sulle obbligazioni.

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Il calendario BCE 2024 https://www.investire-certificati.it/calendario-bce-2024/ Thu, 28 Dec 2023 09:05:53 +0000 https://www.investire-certificati.it/?p=31659 Il calendario BCE 2024 è stato ufficializzato. La Banca Centrale Europea ha, infatti, pubblicato le date nelle quali, il prossimo anno, verranno effettuate le riunioni di politica monetaria e non solo. Il 2023 è stato foriero di importanti decisioni sui tassi e il 2024 si prevede non sia da meno. Penna rossa alla mano, dunque, […]

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Il calendario BCE 2024 è stato ufficializzato. La Banca Centrale Europea ha, infatti, pubblicato le date nelle quali, il prossimo anno, verranno effettuate le riunioni di politica monetaria e non solo. Il 2023 è stato foriero di importanti decisioni sui tassi e il 2024 si prevede non sia da meno. Penna rossa alla mano, dunque, per cerchiare sul calendario le date più importanti.

Tassi BCE e inflazione

Con la riunione del 14 dicembre scorso, il Consiglio Direttivo della BCE, ha stabilito, oltre al nuovo calendario dei meeting BCE per il 2024, anche di mantenere invariati i tassi di interesse. Essi rimarranno, pertanto: al 4,50% sulle operazioni di rifinanziamento principali, al 4,75% sulle operazioni di rifinanziamento marginale e al 4,00% sui depositi presso la banca centrale.

L’inflazione, secondo gli analisti delle BCE, pur in decrescita negli ultimi mesi, tornerà probabilmente a salire nel breve periodo. Gli esperti si attendono che l’inflazione si avvicini all’obiettivo del 2% nel 2025. Dopo un 2023 che si è attestato attorno al 5,4% per il 2024 ci si aspetterebbe un’inflazione al 2,7% di media per poi arrivare al 2,1% nel 2025 e quindi all’1,9% nel 2026. L’outlook di queste ultime proiezioni è in netto ribasso rispetto a quelle precedenti di settembre, segno che i passati incrementi dei tassi continuano a trasmettersi con forza all’economia. Le condizioni di finanziamento più restrittive frenano la domanda, contribuendo al calo dell’inflazione.

I tassi BCE nel 2024

previsioni tassi di interesse
Quali previsioni sui tassi di interesse

Anche nel 2024, assicura la BCE, i tassi saranno lo strumento per raggiungere nel medio termine l’obiettivo dell’inflazione al 2%. Questo significa, perciò, mantenere i tassi di interesse di riferimento su livelli sufficientemente restrittivi finché la situazione lo renda necessario.

Come cambierà, pertanto, la situazione dei tassi decisa dalla politica monetaria? Quali saranno le prospettive di inflazione del 2024? Lo scopriremo seguendo gli appuntamenti pubblicati nel calendario della Banca Centrale Europea, attualmente guidata da Christine Lagarde.

Il calendario della Banca Centrale Europea 2024

Ecco di seguito elencate le date degli appuntamenti della Banca Centrale Europea 2024, che verteranno sulla politica monetaria. Si terranno tutti nella sede di Francoforte, eccezion fatta per quello di ottobre che sarà presso la Banka Slovenije.

  • 25 gennaio 2024
  • 7 marzo 2024
  • 11 aprile 2024
  • 6 giugno 2024
  • 18 luglio 2024
  • 12 settembre 2024
  • 17 ottobre 2024
  • 12 dicembre 2024

Gli altri appuntamenti del calendario BCE 2024

Il calendario BCE prevede ogni anno anche altri appuntamenti non strettamente di politica monetaria. Queste riunioni, pur non avendo come obiettivo i tassi di interesse, sono fondamentali per altre tematiche cruciali della Banca Centrale Europea. Ad esempio, il monitoraggio del sistema bancario europeo, la gestione delle riserve valutarie e auree o ancora valutazioni statistiche.

  • 21 febbraio 2024
  • 8 maggio 2024
  • 22 maggio 2024
  • 19 giugno 2024
  • 1° luglio 2024
  • 25 settembre 2024
  • 13 novembre 2024
  • 27 novembre 2024

La Banca Centrale Europea prevede anche quattro “General Council meeting”, sempre a Francoforte, a cadenza trimestrale.

  • 21 marzo 2024
  • 20 giugno 2024
  • 26 settembre 2024
  • 28 novembre 2024.

Il calendario delle riunioni della BCE, così come le date dei meeting della Federal Reserve, sono fondamentali per gli investitori. Le decisioni dei banchieri centrali determinano spesso elevati picchi di volatilità su euro e dollaro, ma anche sugli indici azionari di borsa e sulle obbligazioni. Ecco quindi spiegata l’importanza nel calendario degli investitori delle riunioni delle banche centrali.

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